• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Opinioni » Perché Bergoglio sarebbe andato a Dubai

Perché Bergoglio sarebbe andato a Dubai

I motivi dietro alla decisione del papa, poi resa impossibile dai problemi di salute, di partecipare alla conferenza Cop 28

1 Dicembre 2023 Riccardo Cristiano  1148

Papa Francesco non va a Dubai, alla Cop 28 e al connesso summit interreligioso, per motivi di salute. Ma per quale ragione il papa, il vescovo di Roma, avanti con gli anni e negli acciacchi, avrebbe dovuto imbarcarsi su un aereo per compiere un viaggio lungo e faticoso, per andare alla conferenza sui cambiamenti climatici? Cosa aveva da fare tra i capi di Stato e di governo alle prese con i problemi relativi ai gas serra, alle compensazioni economiche per una scelta o per l’altra, alla difesa del gas o agli incentivi alle rinnovabili?

La domanda ha la sua risposta in Laudate Deum: in questo recente documento magisteriale il papa è ricorso allo stile dell’invettiva biblica, per dire “io vi conosco, lo so come ragionate”, ma anche per aggiungere: “Siamo all’ultimo incrocio, poi questa diventerà una strada chiusa, senza modo di fare un’inversione a U: e la posta in gioco è la casa di tutti”. Per capire come la posta in gioco sia la casa di tutti, occorrerebbe considerarsi un tutt’uno. Una famiglia, quella umana. Ma non sembra che si sia ancora in questa certezza. Basterà fare il conto dei conflitti spietati, dei tentativi o dei desideri di sterminio, e delle prudenze globali nel prenderne atto (si potrebbe citare l’esempio sudanese, visto che da mesi è rimosso anche dai titoli di coda dei grandi e piccoli giornali), per desumere che l’idea di un momento difficile nel corridoio dei passi perduti di Cop 28 ci sarà; ma l’idea che questo problema riguardi la casa di tutti un po’ meno. E non perché i capi di Stato o di governo presenti non sappiano ciò che sa il papa, ma perché i forum mondiali hanno perso potere, o importanza, e molto è demandato ai rapporti bilaterali, sebbene nei bilaterali la visione comune venga a mancare, inevitabilmente. Certo, Xi e Biden hanno fatto dei passi avanti insieme in un bilaterale, e questo è importante per sperare: ma occorre insistere, esercitare una moral suasion.

Ecco, proprio questo crediamo che sia stato l’obiettivo del papa, esercitare una moral suasion. Con la sua presenza a dir poco inusuale. L’idea è molto semplice: andando di persona a Dubai il papa avrebbe voluto trasmettere all’assemblea dei delegati la consapevolezza di sé. “L’assemblea è sovrana”, si diceva in tanti contesti dell’Italia che fu. Il papa avrebbe voluto far capire all’assemblea di essere “assemblea sovrana” di sé e della storia che verrà.

Questo obiettivo, chimerico soprattutto in un ambiente coercitivo come Dubai, sarebbe forse passato principalmente attraverso quei colloqui a quattr’occhi nei quali Francesco ha sempre riposto tanta fiducia. Il rapporto diretto, personale. Colpisce quanto affermò, tempo fa, padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. Dopo un incontro con un capo di Stato, andava da Benedetto XVI che gli diceva: “Abbiamo parlato di tre cose. Sulla prima c’è accordo, sulla seconda disaccordo, sulla terza torneremo a parlare, quando ci rivedremo”. Per lui il comunicato ufficiale era già pronto. Ma con Francesco le cose – raccontava ancora Lombardi – non vanno così. Dopo avere incontrato un capo di Stato, diceva: “È un tipo interessante, abbiamo parlato di quando andava a scuola, sua madre era cattolica e lo ha mandato a scuola dai preti. Questo spiega alcuni tratti del suo carattere, è una persona aperta, mi ha detto tante cose inattese sul suo Paese. Insieme potremo fare tante cose buone”. Bellissimo, ma cosa avrebbe scritto nel comunicato la sala stampa vaticana?

Dentro questa visione, risiede la ragione di fondo per cui Francesco voleva essere presente di persona a Cop 28. Lui sa dei maneggi, già all’opera, per trasformare Cop 28 in una fiera di contratti bilaterali tra Emirati arabi, il Paese ospitante, e altri Paesi interessati a contratti energetici. La fuga di notizie, con tanto di prove al riguardo, documentata dalla Bbc non lo avrà certo sorpreso. Ma Francesco non vuole fare la rivoluzione, vuole solo convincere che il tempo sta scadendo, e occorre scegliere tutti insieme la strada per restare qui, sul mondo, di cui noi siamo parte, non un corpo separato o padrone.

Maestro di psicologia, il papa sa bene che ognuno di noi può dare il meglio o il peggio di sé: dipende dal testo che sceglierà in base al contesto. Ecco allora che il summit interreligioso – che avrebbe visto la sua partecipazione insieme all’imam di al-Azhar, Ahmad al Tayyib, e numerosi altri nomi di spicco del mondo delle fedi – serviva (e servirà, nonostante l’assenza del papa) a questo: a unire nel nome della missione comune, non a “colonizzare” nel nome della potenza cattolica. Di qui, dalla scelta comune dei leader religiosi riuniti proprio a Dubai nelle stesse ore del summit politico, l’idea di un polmone comune ai mondi che si incontrano politicamente per preservare la casa comune, tornata a essere tale per ognuno dei leader chiamati a decidere, a raggiungere compromessi, a fare passi avanti.

1.163
Archiviato inDossier Opinioni Papa
TagsBergoglio clima Cop 28 Dubai Laudate Deum leader religiosi papa Riccardo Cristiano summit interreligioso

Articolo precedente

Genova, inseguendo il “frontemare”

Articolo successivo

Una politica sonnambula esorcizza il rapporto del Censis

Riccardo Cristiano

Seguimi

Articoli correlati

Dubai, un mare di guai…

Malinconica Cop30

Unione europea, il compromesso dei Ventisette sul clima

Il nuovo papa è l’anti-Trump

Dello stesso autore

Il nuovo papa è l’anti-Trump

Becciu, processo al clericalismo

Bergoglio papa della “rivoluzione pluralista”

Papa Bergoglio e i cardinali “dubbiosi”

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Legge elettorale, la destra litiga ma va avanti
Stefania Limiti    8 Settembre 2026
La polis che manca
Stefania Tirini    7 Settembre 2026
Tajani, Crosetto e la rana bollita
Paolo Barbieri    31 Luglio 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo
Guido Ruotolo    11 Settembre 2026
Argentina, miseria senza fine
Claudio Madricardo    11 Settembre 2026
Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia
Luciano Ardesi    9 Settembre 2026
I talebani corteggiano Washington
Marco Santopadre    9 Settembre 2026
A Milano un ritorno al passato?
Vittorio Bonanni    8 Settembre 2026
Ultime opinioni
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Ultime analisi
Sul declino industriale dell’Occidente (1)
Vincenzo Comito    10 Settembre 2026
Tasse, il sistema inceppato
Paolo Andruccioli    31 Luglio 2026
Ultime recensioni
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA