Adesso anche le Al Overview (cioè i “riassunti” generati con l’intelligenza artificiale) hanno realizzato uno specifico testo sui rapporti tra l’ex premier e leader di Italia viva, Matteo Renzi, e il fondatore di Futuro nazionale, l’europarlamentare Roberto Vannacci. Non sappiamo che cosa abbia fatto scattare l’attrazione tra i due – forse il fatto che entrambe le loro forze politiche possono essere determinanti per la vittoria dell’uno o dell’altro schieramento, anche se la creatura renziana da anni non si schioda dal 2,5%, mentre quella fondata dall’ex generale viaggia, nei sondaggi, già oltre il 7%; oppure potrebbe avere prevalso la mascolinità dei due, terreno su cui dovrebbe essere vincente l’ex generale, che alcuni teatri di guerra se li è fatti, mentre l’ometto di Rignano sull’Arno, a parte le sue corsette, si è cimentato salendo e scendendo dal palco della Leopolda, dal 2010 ai giorni nostri.
La sfida, per il momento limitata alle parole, è stata lanciata dall’assassino del governo Conte due. “Ti aspetto in Sardegna” – ha detto rivolgendosi all’ex generale. Questa “singolar tenzone” è stata lanciata in occasione della “partita del cuore”, tenuta all’Aquila, nella sua trentacinquesima edizione, lo scorso 13 luglio. L’input lo ha dato Renzi, evidentemente in cerca di consensi sportivi. È così partito il ridicolo scambio di “idee”.
L’autore del fortunato Il mondo al contrario ha proposto una gara di nuoto e una mezza maratona. Quest’ ultima competizione, dimezzata, ha però provocato la reazione del “riformista”, che lo ha ridicolizzato, ritenendolo incapace di affrontare una competizione senza tagli, e definendolo “rammollito”. Anche sulla data della gara, che potrebbe essere trasmessa “a reti unificate”, i due si sono beccati fino a trovare un accordo per il 17 ottobre in Sardegna. Questa storia, che supera ogni pur fervida immaginazione, ha degli scontati risvolti politici, che riguardano però soprattutto – o forse esclusivamente – l’ex sindaco di Firenze.
Vannacci, per affermarsi, non ha bisogno di gare sportive, nuotate e altre sbruffonate del genere. Nel giro di qualche settimana, ha guadagnato consensi inimmaginabili, che stanno prosciugando quelli della Lega e diminuendo quelli di Fratelli d’Italia, facendo sue alcune parole d’ordine di estrema destra pressoché archiviate dai suoi alleati o ex tali.
Non lo stesso si può dire per Matteo Renzi: fin dalla nascita (nel settembre 2019), il suo partitino ha viaggiato su percentuali ridicole, ma forte del numero dei parlamentari a sua disposizione – acquisiti, nelle elezioni del 2018, con il Partito democratico – riuscì a far cadere il secondo governo di Giuseppe Conte, aprendo prima la strada all’esecutivo dei “nullafacenti”, quello presieduto da Mario Draghi, e per conseguenza a quello di Giorgia Meloni, che vinse facilmente, visto che era rimasta all’opposizione del governo presieduto dall’economista. Da allora, malgrado il totale fallimento delle sue imprese politiche, ma grazie anche alla scandalosa visibilità che gli garantiscono i media, si è ricavato a forza di dichiarazioni, e appunto apparizioni, un ruolo a suo dire decisivo tra le forze di opposizione al governo Meloni, ritenendo il suo apporto indispensabile per la vittoria del “campo largo”.
L’aiutino si evidenzia ogniqualvolta, nei vari talk show, a Schlein, Conte, Fratoianni o Bonelli, arriva puntuale la domanda se ci sarà spazio per questo fallito della politica. E a poco o nulla servono le precisazioni degli interrogati, che fanno notare come, nella costituenda “quarta gamba”, regni la confusione più totale, e che comunque Renzi non sarebbe certo l’unico interlocutore. Anche perché mettersi in casa uno che al primo, molto probabile, dissenso è pronto a toglierti l’appoggio, sarebbe sintomo di una grave sindrome autolesionistica.
C’è ora solo da augurarsi che la patetica competizione con Vannacci metta Renzi in difficoltà. Per qualche settimana, non si parlerà di questa pagliacciata, ma se in ottobre essa dovesse concretizzarsi proprio mentre è in corso la definizione di un’area politica, e magari con la sconfitta del nostro, per lui sarebbe un bel guaio, mentre la sinistra potrebbe tirare un sospiro di sollievo, visto che fin qui non è ancora riuscita a togliere di mezzo il “rottamatore”. Senza dimenticare che, a Vannacci, si dovrebbe comunque dare la minore visibilità possibile, data la pericolosità dei suoi messaggi. Ma questo sembra interessare a pochi, figuriamoci poi a Renzi che si attacca a tutto pur di sopravvivere.








