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Funerali di Shireen: sempre più urgente “due popoli, due Stati”

Non conosce la parola fine la sanguinosa violazione dei diritti umani, da parte di Israele, contro il popolo palestinese. Le immagini della uccisione di Shireen Abu Akleh – la giornalista di Al Jazeera colpita a morte dai militari israeliani mercoledì 11 maggio a Jenin, mentre seguiva un’incursione dell’esercito – e quelle della successiva profanazione dei funerali della reporter, che ha addirittura messo a rischio la stabilità della bara, hanno fatto il giro del mondo e suscitato un’indignazione generale, come pure una scontata, quanto ipocrita, condanna da parte della “comunità internazionale”. Una cerimonia cattolica, per dare un ultimo saluto a una donna coraggiosa, violentata dalle cariche della polizia israeliana.

Questo crimine si inserisce in un contesto più ampio, che genera grande preoccupazione, anche e soprattutto perché non sembra interessare nessuno dei “grandi della terra”. L’uccisione di Shireen Abu Akleh – denuncia con forza Saleh Higazi, vicedirettore di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nordè un sanguinoso monito del sistema mortale con cui Israele circonda i palestinesi, che vengono impunemente uccisi ovunque. Quanti altri di loro – accusa Higazi – dovranno essere uccisi prima che la comunità internazionale chiami Israele a rispondere di questi continui crimini contro l’umanità?”

Tutte le difficoltà tra Tel Aviv e Mosca

Un rapporto tormentato quello tra il premier israeliano Naftali Bennett e il presidente russo Vladimir Putin. Dopo il viaggio del leader conservatore ebraico lo...

Quegli ebrei russofoni che popolano Israele

Non sorprende il recentissimo viaggio in Russia del premier israeliano Naftali Bennett, supportato dal ministro dell’Edilizia Zeev Elkin, di origine ucraina, che ha fatto...

Il sordo e incessante conflitto in Medio Oriente

15 febbraio 2022: Nihad al Barghouthi, giovane palestinese di 26 anni, viene ucciso da soldati israeliani nel villaggio di Nabi Saleh, a Ramallah. 14...

Finale di partita per Abu Mazen?

Da un lato l’eterno conflitto con Israele e la cancellazione di ogni speranza legata agli accordi di pace del 1993. Dall’altro, lo scontro con...

Mettere a punto nuovi vaccini: una svolta politica prima che sanitaria

Si annuncia non una nuova ondata, ma una pandemia diversa per quantità e qualità, che impone una nuova generazione di vaccini, e soprattutto una strategia pressante territorialmente ed efficace tecnologicamente. Siamo al nuovo tornante di un cammino che si allunga a ogni piè sospinto. L’estate, moltiplicando i contatti interpersonali e ampliando le occasioni di promiscuità ovunque, ha mostrato con sufficiente chiarezza quale sia la natura del fenomeno che abbiamo dinanzi.

Il Covid-19 non è un virus che segue le cadenze e il destino di tutti quelli che lo hanno preceduto, per il semplice fatto che agisce in un contesto e con un ospite – l’essere umano – che all’alba del secondo decennio del secondo millennio non assomiglia minimamente a quelli che lo hanno preceduto. Sono anzitutto radicalmente mutate le caratteristiche socio-ambientali, dato che la comunità umana attuale è caratterizzata da comportamenti, mobilità, ambizioni e desideri assolutamente diversi anche da quanto contrassegnava il pianeta nel corso della spagnola, solo un secolo fa. Poi dobbiamo constatare che l’ecosistema è del tutto diverso, con un quadro di presidi naturali sguarniti e di vulnerabilità, come i contatti con animali selvatici, che ci rendono più vulnerabili.

La rottura tra l’Algeria e il Marocco: pace sempre più difficile...

Questione sahrawi, rapporti con Israele, le tensioni in Cabilia. Sono solo tre ragioni tra le altre, ma sicuramente le più importanti, che da tempo...

Pegasus, l’ombra di una P2 globale

Da Rahul Gandhi, in India, ai figli di Paul Rusesabagina, l’attivista ruandese protagonista del film Hotel Ruanda, al presidente messicano López Obrador, fino agli oppositori del premier ungherese Orbán: una vera internazionale dello spionaggio che, a ben vedere, probabilmente ha il suo motore in un buco nero in cui criminalità organizzata, servizi segreti internazionali e gruppi di interesse para-massonici hanno creato da anni una sorta di P2 globale. Lo scandalo Pegasus, il malaware che ha infettato negli ultimi anni migliaia di telefonini eccellenti in tutto il mondo, si annuncia come qualcosa di inedito – o forse di molto antico. Siamo dinanzi a una tecnologia messa a punto da una società israeliana che difficilmente può essere considerata una start up tecnologica, la Nso, strettamente legata agli apparati del governo di Tel Aviv.

Da Israele lo spyware è passato in varie mani, tra governi e centri di potere, attraverso reti di collusione della mafia internazionale. Tipico il caso del Messico, dove i confini fra politica e criminalità appaiono talmente labili da essere indefinibili. Come infatti hanno raccontato il “New York Times” e il “Washington Post” – due fra i quotidiani di un network investigativo guidato da associazioni legate a Amnesty International e al gruppo Forbidden Stories –, le prime avvisaglie di queste infiltrazioni si rintracciano sui telefonini di reporter che indagavano sulla scomparsa di quarantatré ragazzi in una delle regioni messicane appaltate al narcotraffico. Da lì, il software israeliano ha cominciato a camminare nel mondo, passando di mano in mano, fra gruppi criminali, congreghe finanziarie, centri di spionaggio e, soprattutto, vertici di regimi, come appunto quelli del Messico, dell’Ungheria, dell’India e del Ruanda.

Italia e Spagna, tentativo di pace in Medio Oriente

A trent’anni esatti dalla conferenza di pace di Madrid, volete che non si tenti di riproporre quelle stesse (fallite) ricette? Lì al tavolo sedevano Stati Uniti e Urss, erano loro a farla da padrone, ma il mondo del “socialismo reale” era in via di disfacimento, il vento era cambiato, gli equilibri della guerra fredda erano morti. Il risultato fu una conferenza di pace ridicola, anticamera degli accordi di Oslo che contenevano in sé il fallimento di ogni possibilità di pace. Arafat seguiva da Tunisi le riunioni mediante la cornetta di un telefono alzato da un suo collaboratore ammesso a Madrid. 

Era il 30 ottobre del 1991. Ora Italia e Spagna provano a percorrere di nuovo le stanche orme della pace. È un tentativo di resuscitare l’Unione europea nel quadro del Mediterraneo, dove fino a ora abbiamo assistito alle scorribande del Pentagono che vince in Iraq, perde in Siria, vorrebbe riscrivere i confini in Libia, dove vince e poi perde; e poi all’arrivo dei turchi e dei russi, e così via, con sempre dietro l’angolo il nemico numero uno, l’Iran: qualche giorno fa gli Stati Uniti hanno ucciso almeno quattro persone lungo il confine iracheno, colpendo postazioni iraniane, inviando un messaggio molto chiaro, “vi colpiremo ovunque siate”.

Le radici della violenza del conflitto israeliano-palestinese

Difficile dire per quale motivo Letta abbia voluto schierarsi in modo unilaterale a favore del governo di Netanyahu: a voler essere ottimisti si potrebbe...