Home Tags Guerra

Tag: guerra

La favola bella di Di Maio

Se non fosse che l’epoca poco si presta a fare dello spirito, verrebbe quasi da liquidare con una battuta la proposta per la pace in Ucraina avanzata dal governo italiano per bocca del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, riducendola ai termini di una favoletta da raccontare la sera ai bambini, quello che a Napoli potrebbe chiamarsi “trattenemiento de peccerille”. I quattro punti per la pace, che Di Maio ha sottoposto un paio di giorni fa, a New York, al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, meritano invece un’analisi attenta, dato che, viste le minacce sempre più gravi che incombono sull’Europa, vale la pena di riflettere su ogni proposta che viene avanzata, possa essa sembrare più o meno praticabile o sensata. Il documento – i cui contenuti sono stati anticipati ieri da “Repubblica”, e che è stato elaborato dalla Farnesina in collaborazione con Palazzo Chigi – è stato per ora illustrato in dettaglio unicamente ai diplomatici dei ministeri degli Esteri del G7 e del Quint (Usa, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia).

Riassumiamo quanto è emerso finora del testo, di cui non è stato ancora possibile prendere visione integralmente. Si prevede un percorso in quattro tappe, sotto la supervisione di un Gruppo internazionale di facilitazione, composto da Paesi membri della Unione europea, cui si affiancherebbero anche Paesi non europei ma membri dell’Onu. Il primo passo è il cessate il fuoco, poi verrebbe discussa la possibile neutralità dell’Ucraina, cui seguirebbe l’analisi delle questioni territoriali – Crimea e Donbass in primis –, e infine si darebbe vita a un nuovo patto di sicurezza europea e internazionale. A ogni singolo passaggio, andrebbe verificata l’osservanza degli impegni assunti delle diverse parti, chiave per poter passare al livello successivo delle trattative.

L’Unione europea e la difficile revisione dei trattati

Il processo di unificazione europea è notoriamente un esperimento ancora in corso, e al tempo stesso un ambito in cui si sta testando la...

Un Conte di lotta e di governo, a caccia di elettori

Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? Il titolo di questo classico della commedia all'italiana, firmato da Ettore Scola nel 1968, riaffiora alla memoria assistendo alle mosse, apparentemente un po’ casuali e scomposte, di Giuseppe Conte nel tentativo di restituire una visibilità mediatica e un profilo politico riconoscibile al Movimento 5 Stelle. Per il quale l’amico da ritrovare è l’elettorato. Schiantato ­­­– ma non cancellato – nei sondaggi, che lo accreditano di un comunque rispettabile, e stabile, 13% medio di intenzioni di voto, il Movimento è alla ricerca di un riposizionamento che giustifichi i consensi residui e, se possibile, fermi il massiccio riflusso dei voti del 2018 in direzione dell’astensionismo.

Di fatto, il Movimento 5 Stelle si trova oggi nella sempre ambigua collocazione “di lotta e di governo”, che altri hanno sperimentato in passato, non sempre con successo. Si espone al rischio di essere percepito come velleitario o, peggio, doppio: quando alza il tono della polemica e azzarda qualche azione di disturbo in parlamento e nel governo, ma nella sostanza rimanendo schiacciato sulle scelte politiche concrete di Mario Draghi. La capacità di Conte e dei suoi di deviare la barra del timone, saldamente in pugno al dominus di palazzo Chigi, appare molto modesta.

Cause delle guerre e geopolitica a fumetti

Le cause delle guerre sono complesse, talvolta inafferrabili: ogni sguardo su di esse rischia di essere angusto e parziale, quando non del tutto fuorviante, se non è ispirato a una molteplicità di punti di vista. Si va da un generico discorso sull’innata aggressività umana a quello intorno alla necessità, cui le guerre risponderebbero allo stesso modo delle epidemie, di porre un freno alla sovrappopolazione umana sulla terra. Più perspicuo appare l’argomento economico (tirato in ballo anche da papa Bergoglio), che riconduce le guerre all’interesse dei fabbricanti e dei trafficanti d’armi, i quali farebbero dei diversi teatri bellici l’occasione per mettere alla prova i loro mortiferi congegni. E il vecchio materialismo storico indurrebbe a sostenere che l’aggressione dell’Ucraina, da parte della Russia, si può interpretare con il desiderio di quest’ultima, o dei suoi circoli economico-finanziari, di mettere le mani sulle risorse minerarie del Donbass. Oppure, nel senso di una “distruzione creatrice” alla Schumpeter, si potrebbe affermare che la vera posta in gioco di un conflitto sia quella di stabilire a chi andrà in seguito, con la pace, il grande affare della ricostruzione.

Poi c’è la geopolitica. Molto in voga, in questo momento, essa vede le guerre incardinate nella politica di potenza di Stati e nazioni, o anche di etnie, in lotta tra loro per la difesa dello “spazio vitale”: il che prende spesso la forma di una contesa intorno alla definizione o ridefinizione dei reciproci confini. Questo modo di pensare – che ha una matrice nettamente conservatrice – affonda le radici in una concezione realistica della politica, che fa delle relazioni interstatali, fissate di volta in volta nei rapporti di forza, un principio granitico – e quindi delle guerre il modo per giungere a equilibri almeno temporaneamente pacifici. È ciò che si può presumere ritengano Putin e la sua cerchia, secondo cui la Russia “stava meglio” quando l’Ucraina non esisteva affatto, e il suo compito storico attuale sarebbe o di cancellarla dalla carta geografica come entità indipendente, o di ridurne di molto il territorio.

Una lettera sulla guerra

Cari amici, vi ringrazio dell’invito a scrivere nuovamente sulla guerra in Ucraina. Sul piano strettamente politico, non ho nulla di più da dire rispetto...

Pressione pacifista sull’Unione europea?

La guerra potrà ristagnare a lungo, presa in un batti e ribatti in cui nessuno dei contendenti sembra intenzionato ad arrivare a una trattativa...

L’America latina condanna la guerra ed elude le sanzioni

C’è il rischio di nuove asimmetrie e qualche altro malinteso negli effetti sempre più tellurici della guerra in Ucraina sul complesso dei rapporti internazionali,...

Un 9 maggio di mobilitazione. Per restituire una casa alla vittoria...

A bocce ferme, possiamo dire che era forse proprio questo l’anno per riportare in piazza i lavoratori il primo maggio? In una stagione quale quella che viviamo – segnata dalla tragedia della guerra, dopo due anni di pandemia che hanno visto la sanità pubblica bersaglio delle formazioni populistiche di destra – era il momento di portare in piazza i lavoratori. Siamo in un tornante in cui il lavoro non può non parlare. E se non è stato il primo, non sarebbe bene che i sindacati e le organizzazioni sociali, soprattutto quelle che hanno promosso la marcia pacifista Perugia-Assisi, si mobilitassero per il 9 maggio?

Quella è la giornata in cui è minacciata una nuova escalation da parte di Putin. Il despota russo avrebbe voluto affacciarsi dalla tribuna del mausoleo di Lenin – da lui definito un criminale – per celebrare la vittoria nella sua “operazione militare speciale”. Cercherà probabilmente di coprire il fallimento militare dichiarando una guerra vera, completa, ancora più spietata e sanguinaria di quella vista finora.

Russia-Ucraina, un conflitto informatizzato

Commentando lo storico discorso con cui il premier britannico Churchill proclamò la guerra a oltranza contro Hitler, il conte di Halifax, leader della fazione...

Il diavolo sulla pelle degli ucraini

Ieri, 2 maggio, ho seguito buona parte del programma di Michele Santoro sulla guerra in Ucraina e ho capito che il problema che ci...