• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Guerre. La prossima in Libia?

Guerre. La prossima in Libia?

Uno scenario, quello sull’altra sponda del Mediterraneo, che si va deteriorando a vista d’occhio: crisi economica e conflitti civili. Il ruolo della Wagner

18 Aprile 2023 Guido Ruotolo  1086

Guardiamo i lampi della guerra oltre l’ex cortina di ferro, e sentiamo le bombe esplodere verso Oriente. Il mondo ci appare sempre più cupo ma non ci accorgiamo che a pochi chilometri da noi, in Libia, è solo questione di tempo prima che esploda virulenta una nuova guerra. E, anche in questo caso, Europa e Stati Uniti giocheranno un ruolo importante. Tripoli, Bengasi, Sirte e Sebha non sono poi così lontane da Kiev, Mosca e Washington: le loro storie si intrecciano e hanno un denominatore comune nei mercenari della Wagner, l’esercito “parallelo” russo, che ha due basi aeree militari nella Cirenaica e nel Fezzan (oltre ad avere altre postazioni nell’Africa centrale, in Ciad, Sudan e Mali). La presenza più avanzata dei mercenari filorussi nel Mediterraneo è dunque la Libia. E per le potenze occidentali questa presenza rappresenta una minaccia. Tanto grave che, negli ultimi due anni, abbiamo assistito a un rimescolamento delle carte delle alleanze e delle presenze straniere nel Paese.

La Cirenaica del generale Haftar voleva conquistare Tripoli, e si alleò con l’Egitto, i Paesi arabi e, appunto, i mercenari della Wagner. La Tripolitania rispose stringendo un’alleanza con la Turchia. Oggi sono tutti dalla parte del governo di Tripoli del premier Abdel Hamid Dbeibah, nonostante non abbia più una sua legittimazione, violando gli accordi di Ginevra che prevedevano una durata del governo di diciotto mesi, al termine dei quali la Libia avrebbe dovuto andare a elezioni. Dbeibah, dalla sua parte, ha la gestione dell’estrazione del petrolio e del metano e la Banca centrale. Insomma, il potere economico.

I diciotto mesi sono trascorsi e le elezioni sono state rinviate. Anche la mediazione del rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite, il senegalese Abdoulaye Bathily, per il momento si è rivelata inconcludente. Naturalmente, il generale Haftar continua a servirsi dei mercenari della Wagner per difendere i propri territori. C’è un governo eletto dal parlamento (anch’esso scaduto), con sede a Bengasi e Sirte, presieduto da Fathi Bashaga, che controlla la Cirenaica, il Fezzan e una parte della Tripolitania. 

Ad oggi, non si intravede nessuno spiraglio di possibile mediazione. Le due fazioni in lotta, Tripoli contro Bengasi, avevano fatto entrare nel Paese eserciti stranieri per avere il sopravvento nella guerra civile. Oggi questi eserciti sono tutti schierati contro il governo eletto dal parlamento. Ma fino a quando potrà andare avanti l’ingovernabilità del Paese, a quasi dodici anni dalla rivoluzione che depose il colonnello Muammar Gheddafi? 

Non è solo la Libia a far paura. Nei paesi rivieraschi del Maghreb la crisi potrebbe essere devastante. In Tunisia, innanzitutto – ma poi anche in Niger, Ciad, Sudan (dove già si sta combattendo) e nello stesso Egitto potrebbero scatenarsi conflitti violenti. La crisi economica morde, e a farne le spese potrebbe essere anche la ricca Libia. Non si nasconde la preoccupazione, soprattutto a Roma, che decine di migliaia di persone possano voler attraversare il Mediterraneo. 

1.108
Archiviato inArticoli
TagsAbdel Hamid Dbeibah Cirenaica gruppo Wagner guerra Guido Ruotolo Khalifa Haftar Libia metano petrolio Tripolitania

Articolo precedente

Il silenzio italiano sui salari

Articolo successivo

Il silenzio di Elly (nonostante la conferenza stampa)

Guido Ruotolo

Articoli correlati

Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo

L’ex Ilva e il ministro della catastrofe

Guerre parallele

La morte di Habermas e la guerra in Medio Oriente

Dello stesso autore

Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo

L’ex Ilva e il ministro della catastrofe

Ex Ilva, l’attesa e la morte

Ex Ilva, dov’è la soluzione?

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Legge elettorale, la destra litiga ma va avanti
Stefania Limiti    8 Settembre 2026
La polis che manca
Stefania Tirini    7 Settembre 2026
Tajani, Crosetto e la rana bollita
Paolo Barbieri    31 Luglio 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo
Guido Ruotolo    11 Settembre 2026
Argentina, miseria senza fine
Claudio Madricardo    11 Settembre 2026
Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia
Luciano Ardesi    9 Settembre 2026
I talebani corteggiano Washington
Marco Santopadre    9 Settembre 2026
A Milano un ritorno al passato?
Vittorio Bonanni    8 Settembre 2026
Ultime opinioni
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Ultime analisi
Sul declino industriale dell’Occidente (1)
Vincenzo Comito    10 Settembre 2026
Tasse, il sistema inceppato
Paolo Andruccioli    31 Luglio 2026
Ultime recensioni
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA