Ancora Francia e Italia a confronto
Nel 2010, incredibilmente, ci fu un picco demografico in Francia, con una media di 2,1 figli o figlie per ciascuna donna. Ora gli ex bebè presentano il conto. Sono infatti ragazzi dai quattordici-quindici anni ai diciotto i protagonisti della rivolta che sta scuotendo il Paese. Vogliono quegli insegnanti i cui posti, invece, sono stati tagliati negli anni della presidenza Macron; vogliono scuole non più fatiscenti, climatizzate, con classi non affollate da trenta-trentacinque alunni; vogliono, insomma, più soldi per la scuola pubblica. Il governo, al contrario, è alle prese con una manovra finanziaria restrittiva, per cercare di far quadrare dei conti che non quadrano affatto (neanche l’obiettivo di un deficit al 5% sarà raggiunto quest’anno), e soprattutto è alla ricerca di una maggioranza parlamentare che l’approvi (da quando Macron decise di andare a elezioni anticipate, nel 2024, tutti i governi succedutisi, centristi o di centrodestra, sono di minoranza).
Per essere stato un militante proprio di un movimento studentesco liceale, tra il 1969 e il 1971, so bene quanto conti poter essere massa critica: eravamo numerosi, i figli del boom economico postbellico, il che ebbe la sua importanza nell’opposizione a una scuola che, al tempo, era detta “di classe”, fatta cioè per accogliere soltanto i figli dei ricchi. È forse questo il primo dato da sottolineare: oggi i giovani e giovanissimi in Italia sono pochi, e, se non ci fosse una seconda e terza generazione di immigrati, sarebbero ancora meno. Ma poi non c’è solo questo, naturalmente. Appena scoppiata la rivolta in Francia, il 21 settembre scorso, il candidato (per la quarta volta!) alla presidenza della Repubblica, Jean-Luc Mélenchon, ha preso le parti degli studenti, nonostante gli scontri con la polizia; anzi, ha invitato i militanti del suo partito a interporsi in difesa dei ragazzi e delle ragazze. È stato attaccato dalle forze governative come un incendiario, e, successivamente – quando ha fatto una mezza marcia indietro ammonendo i giovani a non ricorrere alla violenza – è stato tacciato di essere un pompiere-incendiario. Ovviamente, Mélenchon sa che i giovani tendenzialmente si astengono, e sta cercando di spingerli, per quanto possibile, a votare per lui, mentre deve pur presentarsi come qualcuno che non intende sfasciare tutto, se vuole essere accettato da quella parte dell’elettorato che lo detesta, ma che comunque, se arrivasse al ballottaggio, dovrebbe scegliere lui contro Marine Le Pen.
Magistratura militare, uno strano concorso
Ne manca una su otto. È il saldo fallimentare della magistratura ordinaria, dove il vuoto delle “cattedre giurisdizionali” supera il 13%. Una mancanza che la legge 114 del 2024 prometteva di colmare – spingendo l’asticella teorica oltre le undicimila unità –, e che oggi produce effetti devastanti sulle vite dei cittadini, ingessando i processi civili e paralizzando quelli penali. Come spesso accade, gli annunci del governo Meloni si sgretolano alla prova dei fatti: pure illusioni, al pari dell’inflazione addomesticata, dei posti di lavoro a pioggia o dell’azzeramento delle liste di attesa negli ospedali.
Sudafrica: la libertà non ha cancellato le disuguaglianze
Il Sudafrica ha abolito l’apartheid nel 1994, ma già nel 1990 Nelson Mandela era stato scarcerato. In tanti ricordano quelle immagini: Mandela che esce dal carcere e attraversa la folla tenendo per mano Winnie, la donna che durante i suoi anni di prigionia era diventata a sua volta un simbolo della lotta. Lui sarebbe diventato il volto della riconciliazione, della Rainbow Nation (la “nazione arcobaleno”), della possibilità di trasformare un Paese lacerato dalla segregazione in una democrazia. Winnie è rimasta una figura più combattiva, più controversa, meno facilmente trasformabile in un’icona rassicurante.
In Nepal diluvia sul bagnato
Il maltempo ha messo in ginocchio il Nepal, causando un’emergenza ambientale, economica e sociale che non accenna a rientrare. Alla fine di settembre, almeno quindici lavoratori nepalesi sono morti a causa di una valanga che ha seppellito un campo base di montagna, che stavano realizzando a beneficio di un gruppo di escursionisti stranieri. Pochi giorni prima, le piogge torrenziali avevano già provocato inondazioni e frane che avevano ucciso decine di persone, in Nepal oltre che in India. Le alluvioni hanno interessato decine di distretti del Paese, che non si è ancora risollevato dalle catastrofi naturali dei mesi scorsi. Le più gravi si sono verificate ad agosto, quando le inondazioni hanno sferzato le aree di Rasuwa e Nuwakot, causando la morte di 1500 persone e migliaia di dispersi.















