Ordine pubblico e democrazia
L’ordine e la sicurezza pubblica sono un nervo scoperto della nostra democrazia, che mette in crisi il rapporto di fiducia tra la cittadinanza e le istituzioni, la politica. L’opinione pubblica è impaurita, chiede sicurezza. Una politica irresponsabile urla, fa proclami, propone risposte securitarie a una crisi di credibilità. Intanto, cresce l’area dell’astensionismo. A un mutamento epocale, che rimette in discussione antiche certezze, che contamina i territori con una mobilità di popolazioni costrette a cercare lavoro e futuro altrove, la risposta che l’Europa copia dagli Stati Uniti di Trump è quella delle espulsioni, della detenzione nei “Paesi sicuri”.
Temi complicati e delicati: la politica decide di abdicare, non si assume la responsabilità di gestire in prima persona la sicurezza e l’ordine pubblico. Sono ben tre i prefetti che, negli ultimi quindici anni, sono stati nominati ministri dell’Interno. Dal 2019, guidano ininterrottamente il Viminale, passando dal governo rosso-giallo di Giuseppe Conte al governo Draghi, fino all’attuale governo Meloni. La politica delega la gestione della sicurezza e dell’ordine pubblico ai tecnici – anche se mostra i muscoli nelle piazze, ingolfa i codici penali, amministrativi e civili con nuovi articoli di legge, pieni di cavilli e di scelte securitarie. Il buongiorno si vede dal mattino, e il “decreto Caivano” (vedi qui) ha riempito le carceri di minorenni. E il governo Meloni costruisce campagne stampa per attrarre l’oceano degli elettori sfiduciati e impauriti, degli astenuti. Se poi precipitano gli eventi, se le manifestazioni degenerano, si punta l’indice contro i manifestanti “facinorosi e terroristi” o, d’altro lato, contro le forze di polizia e il governo della nuova destra. E siamo agli scontri di piazza, alla guerriglia metropolitana, ai lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo. Tutti però nascondono una cruda e amara verità. La crisi della politica si avverte nella sua incapacità di evitare che si arrivi alla protesta violenta.
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
“La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte a una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”. Comincia così la lettera enciclica di papa Leone XIV, Magnifica Humanitas: sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, che si rifà al precedente storico della Rerum Novarum di papa Leone XIII, pubblicata nel maggio 1891. L’intento del documento ottocentesco era quello di intervenire sulla “questione operaia” e dare una risposta all’avanzare del socialismo. L’enciclica della fine del secolo XIX è considerata la base teorica della “dottrina sociale” della Chiesa, alla quale oggi papa Leone XIV si rifà direttamente, utilizzando anche tutta l’elaborazione teologica ed ecumenica successiva, fino a papa Francesco, che aveva ribadito la necessità di riportare al centro del discorso pubblico il lavoro e la dignità umana. Un paradosso storico perché, da una parte, la Chiesa rivaluta il lavoro proprio nel momento di declino e di assenza di un movimento globale di liberazione (non ci sarebbe quindi l’urgenza di rispondere all’avanzata del “quarto stato”), dall’altra, perché l’enciclica non sembra prendere in considerazione le profonde trasformazioni che stanno cambiando la natura stessa del lavoro umano.
La pelle del serpente: tutte le metamorfosi di AfD
Uscita dal recente congresso di Erfurt come una sorta di blocco monolitico, Alternative für Deutschland pare avere sempre più il vento in poppa. Accreditata di un 29% nelle intenzioni di voto a livello nazionale, contro il 21% della Cdu-Csu e un misero 12% della Spd, è da qualche mese, sulla carta, il primo partito tedesco, e si prepara a celebrare il suo annus mirabilis con le elezioni amministrative statali del prossimo settembre in Sassonia-Anhalt e in Pomerania-Mecklenburgo. Nei due Länder dell’Est, dovrebbe stravincere la tornata con una valanga di voti, fino a ottenere forse la maggioranza assoluta dei seggi. Per la prima volta, nella storia tedesca postbellica, un partito di estrema destra probabilmente governerà un Land, nonostante il Brandmauer, il “cordone di sicurezza” che impedisce agli altri partiti qualsiasi forma di collaborazione con Alternative. Appaiono pure solidi i due leader confermati nel congresso, Alice Weidel e Tino Chrupalla, anche se un numero maggiore di preferenze sono andate a Weidel.
In Giappone il flop del riarmo
Stando a un recente sondaggio, realizzato per conto del quotidiano “Nikkei” e di Tv Tokyo, l’indice di gradimento della premier giapponese, Sanae Takaichi, è salito a giugno addirittura al 68%, due punti oltre il livello di maggio. A nove mesi dal suo insediamento, il consenso per la premier nazionalista resta molto alto, toccando quota 94% tra gli elettori del suo Partito liberaldemocratico, e avvicinandosi al 50% anche tra quelli delle opposizioni. Scomponendo i dati sulla base delle fasce di età, si nota che il sostegno sale a un incredibile 78% tra i giovani sotto i 40 anni e al 72% tra i quarantenni e i cinquantenni; solo tra gli ultrasessantenni il consenso è di “appena” il 61%. Alla popolarità contribuiscono le misure contro il carovita al vaglio dell’esecutivo; tra queste, la riduzione per due anni dell’Iva sugli alimenti, dall’8 all’1%, e l’erogazione di contributi in denaro alle famiglie a basso e medio reddito. Agli elettori, soprattutto ai più giovani, non dispiace poi il suo intento di fare “di nuovo grande il Giappone”, dotando il Paese di forze armate moderne, in grado di intervenire all’estero e di sostenere, così, l’influenza economica del Sol Levante.















