Intesa-Mps: chiamatelo pure mercato
L’operazione con cui Intesa Sanpaolo ha lanciato un’offerta su Monte dei Paschi di Siena viene raccontata, dai suoi protagonisti, come una grande operazione di mercato. Tecnicamente lo è. Ma se scendiamo dalla giostra degli allegri cantori del capitale, possiamo riconoscere le più brutali fattezze di una pericolosa concentrazione di potere.
La formula è rassicurante: vince chi paga di più. Sembra il mercante in fiera. Solo che in ballo c’è un pezzo dell’infrastruttura finanziaria del Paese. E i giocatori sono gli stessi che già presidiano risparmio, credito, assicurazioni, fondazioni, reti commerciali, relazioni politiche, patrimoni familiari e partecipazioni strategiche. L’operazione ha dimensioni tali da ridisegnare l’intero sistema finanziario italiano. Secondo le ricostruzioni disponibili, si muoveranno oltre 35 miliardi di euro. Intesa punta a rilevare Mps, che ha già incorporato Mediobanca, e quindi anche la partecipazione di Mediobanca in Generali. Una parte rilevante della rete Mps, circa 635 filiali, verrebbe poi ceduta a Unipol, che la integrerebbe con Bper. Nascerebbe così un nuovo grande polo bancario, destinato a diventare la seconda banca del Paese. Intesa, invece, manterrebbe Mediobanca, il suo marchio, una parte della rete Mps e soprattutto il posizionamento strategico nel wealth management, nella consulenza ai grandi patrimoni, nel credito al consumo, nell’investment banking e nell’azionariato di Generali.
Analfabetismo emotivo di Stato
Ogni giorno otto del mese, l’osservatorio di Non una di meno pubblica un bollettino con i numeri della violenza di genere in Italia. A giugno, il conteggio si attesta sulla cifra di 27 femminicidi (54 quelli solo tentati), due suicidi indotti, un suicidio di una ragazza trans e tre casi ancora in fase di accertamento. Nel frattempo, il 4 giugno, è stato approvato in Senato, con 78 voti favorevoli e 38 contrari, il disegno di legge Valditara. Il testo, già approvato alla Camera, regolamenta l’insegnamento dei temi legati all’educazione sessuoaffettiva, imponendo il consenso informato delle famiglie nelle scuole secondarie di primo e secondo grado (o degli studenti stessi se maggiorenni), e vietando questi programmi nelle scuole primarie e dell’infanzia.
Dell’Utri 2, un’archiviazione che non archivia nulla
L’archiviazione disposta dal gip di Firenze per Marcello Dell’Utri, indagato insieme al fu Silvio Berlusconi come possibile mandante delle stragi mafiose sul continente, non spazza via i consistenti indizi raccolti in anni di indagini, pur rimaste sempre al di qua della verifica di un tribunale. Iscritto nel registro delle notizie di reato il 22 dicembre 2023, scadute le indagini un anno dopo, prorogate fino al dicembre 2025, di lì a poco è stata poi emessa l’ordinanza di archiviazione di cui ci stiamo occupando, datata 15 gennaio 2026 e resa nota solo qualche giorno fa (vedi qui).
Diverso parere sull’archiviazione fiorentina
All’indomani della sesta archiviazione dell’inchiesta fiorentina che vedeva Silvio Berlusconi e Marcello dell’Utri indagati per “strage”, il commento dell’antimafia militante è stato unanime: “Hanno archiviato perché così potranno riaprirla”. Lasciando intendere che ciò avverrà molto presto. Addirittura, ci sarebbero clamorose novità in vista perché il provvedimento di archiviazione del gip contiene diversi omissis. Insomma, il gip, ovvero la procura di Firenze, avrebbe deciso di giocare a carte coperte. Dunque, la suggestione della imminente riapertura del fascicolo ha preso il sopravvento sulla notizia stessa dell’archiviazione (per alcuni momentanea) di Silvio Berlusconi – anzi no, perché nel frattempo il Cavaliere è deceduto – e di Marcello Dell’Utri.















