Un baratro culturale
L’uccisione di un ragazzo all’interno di una scuola, per mano di un altro studente, non può essere considerata come un episodio casuale e isolato. È l’espressione di un disagio, di un malessere profondo che attraversa la società contemporanea. E oggi non soffre solo l’individuo: soffre la società stessa, disgregata nei suoi valori, nei suoi rapporti, nelle sue istituzioni. Uno spazio nato per educare, crescere e costruire relazioni si trasforma in uno scenario di violenza e morte. Una società si giudica da come tratta e protegge i suoi giovani. Oggi questo giudizio ci riguarda da vicino.
I titoli dei giornali parlano di “uno studente che ha accoltellato un compagno”. Ma dietro questa formula impersonale si cela una realtà più dura: un ragazzo di diciotto anni ha tolto la vita a un coetaneo di diciannove. Ciò che distingue questo episodio da molti altri è l’esito mortale. Una tragedia. Quello che invece sorprende meno è la presenza di un coltello tra i banchi di scuola. È accaduto all’istituto professionale Domenico Chiodo della Spezia, un luogo emblematico di una certa idea di istruzione ridotta a semplice addestramento al lavoro. In quella scuola, si entra adolescenti e si esce operai specializzati, pronti per il cantiere. Una visione dell’apprendimento che privilegia l’utilità immediata e considera superflui il pensiero critico, la riflessione, la parola. Eppure, proprio lì si è consumato un dramma che obbliga a interrogarsi. Il giovane responsabile dell’omicidio era prossimo al diploma: il suo percorso formativo, almeno formalmente, era concluso. Ciò che doveva apprendere, lo aveva appreso.
A Gaza il dispotismo di Trump
“Non vedo l’ora di lavorare con voi, a lungo termine, per raggiungere l’obiettivo di stabilire una pace mondiale duratura, prosperità e grandezza per tutti”. Si conclude così la lettera con la quale il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha invitato alcuni leader mondiali – i prescelti – a prendere parte al suo Board of peace per Gaza. Ha deciso di chiamarlo “Consiglio di pace”, anche se in realtà è formato, per la stragrande maggioranza, da immobiliaristi, affaristi miliardari, collaboratori, amici e parenti della sua amministrazione.
L’articolo 21 nella gabbia di Facebook
Il 28 gennaio 1947 la plenaria dell’Assemblea costituente votò la formulazione dell’articolo 21 della Costituzione repubblicana: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Il concetto di “stampa” oggi possiamo interpretarlo secondo l’evoluzione determinata dallo sviluppo tecnologico, ben oltre i confini sempre più asfittici della carta stampata e anche dei mass media novecenteschi, come la radio, il cinema e la televisione, quest’ultima giunta all’apice del suo successo qualche decennio dopo il varo della Carta.
Sicurezza, la bozza del nuovo testo
Due giorni fa, la riunione dei dipartimenti della Lega alla Camera è stata l’occasione per far trapelare i contenuti del nuovo pacchetto sicurezza, di cui Giorgia Meloni si era già vantata nella pseudo-conferenza stampa di inizio anno (senza contraddittorio), annunciando misure contro la vendita dei coltelli ai minorenni (bontà loro). Il ministro dell’Interno Piantedosi, dal canto suo, mercoledì 14 gennaio a Montecitorio, ha celebrato le misure elaborate per contrastare baby gang e “maranza”, per rafforzare il sistema delle espulsioni e dei rimpatri, per la stretta sui ricongiungimenti familiari e quant’altro.















