Le conversazioni di Michele Mezza

Ci salverà Casini?

Enrico Letta ha giustificato la scelta della ennesima presentazione alle elezioni di Pier Ferdinando Casini, nel collegio blindato di Bologna, con l’argomento che l’ex presidente della Camera avrebbe le qualità per difendere la Costituzione dai probabili (veramente lui ha detto “possibili”) tentativi di un suo sconvolgimento da parte delle destre nel prossimo parlamento. Peccato che sia la persona meno indicata allo scopo. Casini, infatti, prese parte alla riforma costituzionale voluta da Berlusconi e dai suoi tirapiedi, dando indicazione per il “sì”, con l’Unione di centro, al referendum del 2006, in cui prevalse invece il “no”. Evidentemente scontento – dopo mille giravolte, diventato un supporter di Renzi – lo troviamo nel 2016 schierato a favore della pasticciata, ancor più della precedente, riforma voluta dal genietto politico di Rignano sull’Arno. Entrambe prevedevano un “premierato forte”, cioè l’elezione diretta del capo del governo.

Sarebbe questa la linea di compromesso decisa da Letta, nel caso dovesse andare avanti la proposta meloniana sul presidenzialismo? Ripiegare sulla elezione diretta del premier per non doversi beccare quella del presidente della Repubblica? Il segretario del Partito democratico dovrebbe essere chiaro in proposito, e dovrebbe assumere degli impegni prima delle elezioni. Il Pd è per il “premierato forte” come male minore? O una soluzione del genere a Letta piacerebbe proprio, magari con l’introduzione di una legge elettorale a doppio turno? E questa, eventualmente, come dovrebbe essere? Sarebbe un doppio turno riguardante solo l’elezione del premier, o un doppio turno nei collegi, ossia anche per l’elezione dei parlamentari?

Presidenzialismo, non solo nei sogni golpisti

Nei sogni di tutte le bande fascistoidi che hanno architettato senza successo colpi di Stato in Italia, alla fine c’è sempre stato il presidenzialismo. Il putsch fallito del condottiero Junio Valerio Borghese, nel 1970, venne stoppato all’ultimo minuto, lasciando in strada disorientati guerrieri, perché gli americani fecero sapere che a loro non piaceva quel viavai di colonnelli o generali. Aspiravano, più semplicemente, a una Repubblica presidenziale con a capo, semmai, il fido Giulio Andreotti. Seguirono alcuni anni di manovre tendenti al golpe assai velleitarie: la più velleitaria che si ricordi è quella nella quale mise la faccia il fanatico...

La crisi climatica fuori dall’agenda politica

L’aggravarsi della crisi climatica planetaria (scioglimento dei ghiacciai, innalzamento delle temperature degli oceani, incendi di superfici delle dimensioni complessive di interi Stati, disuguaglianze, guerre, povertà, siccità, ecc.) non sembra essere la preoccupazione principale degli attuali governi nel mondo. Eppure è ormai oggettivamente osservabile anche da coloro che, fino a qualche anno fa, ne negavano l’esistenza a opera dell’uomo, o la consideravano alla stregua di un accidente al pari di tanti altri. Neppure l’Unione europea appare sensibile al tragico futuro che ci aspetta: nella sua “tassonomia verde” (approvata di recente), essa ha infatti incluso l’uso del gas e del nucleare...

Alla “buvette”. L’ultima intervista

10 agosto 2022. La buvette di Montecitorio è quasi deserta, aria di smobilitazione estiva. Il vecchio barman che ti raccontava gustosi aneddoti e primizie spigolate tra un caffè e un Martini, non c’è più da tempo, rimpiazzato da un giovanotto azzimato di una ditta di catering. Qui, dove tante volte, lungo oltre trent’anni, ci siamo incontrati, ritrovo G.V., parlamentare di lungo corso, che a questo giro ha annunciato di non candidarsi, dopo avere abbandonato il partito di cui è stato attivo militante sul fronte della giustizia e del lavoro. Perché, gli chiedo, questa rinuncia? C’è che io non sono cambiato,...

Ultimi editoriali

Ultimi articoli

Ultime opinioni

Ultime analisi

Le conversazioni di Michele Mezza

Per Aldo Garzia

Gli articoli