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Mettere a punto nuovi vaccini: una svolta politica prima che sanitaria

Si annuncia non una nuova ondata, ma una pandemia diversa per quantità e qualità, che impone una nuova generazione di vaccini, e soprattutto una strategia pressante territorialmente ed efficace tecnologicamente. Siamo al nuovo tornante di un cammino che si allunga a ogni piè sospinto. L’estate, moltiplicando i contatti interpersonali e ampliando le occasioni di promiscuità ovunque, ha mostrato con sufficiente chiarezza quale sia la natura del fenomeno che abbiamo dinanzi.

Il Covid-19 non è un virus che segue le cadenze e il destino di tutti quelli che lo hanno preceduto, per il semplice fatto che agisce in un contesto e con un ospite – l’essere umano – che all’alba del secondo decennio del secondo millennio non assomiglia minimamente a quelli che lo hanno preceduto. Sono anzitutto radicalmente mutate le caratteristiche socio-ambientali, dato che la comunità umana attuale è caratterizzata da comportamenti, mobilità, ambizioni e desideri assolutamente diversi anche da quanto contrassegnava il pianeta nel corso della spagnola, solo un secolo fa. Poi dobbiamo constatare che l’ecosistema è del tutto diverso, con un quadro di presidi naturali sguarniti e di vulnerabilità, come i contatti con animali selvatici, che ci rendono più vulnerabili.

La ministra Lamorgese e le manifestazioni “no vax”

Era il 26 luglio e la “vedetta” Luciana Lamorgese, ministra dell’Interno, si limitò a osservare: “Guardiamo con attenzione alle manifestazioni ‘no vax’, che, ricordo,...

Strategia vaccinale, un dibattito nella Cgil che interessa tutta la sinistra

“Dobbiamo essere noi a chiedere al governo di procedere a un intervento legislativo chiaro che sancisca l’obbligo vaccinale per tutti e tutte”: così Alessandro...

No vax, una imbecillità con radici non da poco

Se c’è qualcosa con cui misurare ciò che ancora può essere detto “progresso”, questo è l’Indice di sviluppo umano (Isu), e, al suo interno,...

Cuba, quiete apparente dopo la tempesta

Lunedi 26 luglio poche manifestazioni a Cuba. L’anniversario dell’avvio della rivoluzione nel lontano 1953 è stato ricordato soprattutto a Santiago – dove si diede l’assalto alla caserma Moncada – e in tv. Non c’è stato il tradizionale raduno in una città per premiarne la particolare laboriosità negli ultimi dodici mesi. A sconsigliare particolari festeggiamenti sono i dati di diffusione del Covid, attestati su una curva non in discesa, nonostante l’avvio della campagna di vaccinazione con dosi di siero made in Cuba.

A due settimane dalle proteste dello scorso 12 luglio, la situazione è tornata sotto controllo; sottotraccia resta lo scontento che attende risposte positive. Gli specialisti sanitari cubani sostengono che sulla diffusione del virus si pagano proprio quegli “assembramenti” di quindici giorni fa, com’è avvenuto da noi – facendo un irriverente parallelo – per i festeggiamenti delle vittorie nei recenti campionati europei di calcio. La priorità, anche per recuperare consenso, resta in questi giorni la campagna contro la pandemia, che procede a rilento per mancanza di materie prime utili alla fabbricazione di vaccini (3.117 nuovi contagi, lunedì 26 luglio, e 22 morti).

La lotta di classe esiste (e l’hanno vinta loro)

Leggendo sia il primo Rapporto dell’Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche), presentato alla Camera il 16 luglio scorso, sia quello dell’Inail, riferito...

Governo, contro il Covid senza bussola

Scriveva Pietro Nenni, il grande leader del socialismo italiano del secolo scorso, che la politica sarebbe la cosa più semplice del mondo se non...

Emergenza Cuba: proteste, Covid e crisi

L’11 luglio è stata una domenica di forti tensioni in varie località di Cuba (le agenzie di stampa parlano di venticinque città dove si sono tenute manifestazioni di piazza con decine di arresti). Epicentro di proteste e scontri con la polizia è stata la località di San Antonio de los Baños, cittadina distante cinquanta chilometri da L’Avana, famosa perché sede della scuola di cinema fondata da Gabriel García Márquez e Fernando Birri.

A unificare la protesta è l’emergenza alimentare e sanitaria, oltre alla richiesta di democrazia. Il paragone di molti commentatori è andato al 1994, quando si ebbe “la crisi dei balseros”, con migliaia di persone che abbandonarono l’isola con mezzi di fortuna. In quel caso, si era nel periodo especial, fatto di privazioni e razionamenti all’osso, che sarebbe durato ancora un decennio, come effetto del crollo del Muro di Berlino e del “socialismo reale”. In quella fase, tuttavia, l’isola si aprì al turismo internazionale e si avviarono le prime riforme economiche verso un’economia mista e non più tutta statale (los cuentas propistas, i lavoratori privati nei settori artigianali).

Haiti, politica e delitto

Si chiama così, Politik und Verbrechen, un libro di saggi di Enzensberger pubblicato nel 1964, che però prendeva in esame la dittatura di Trujillo nella Repubblica dominicana lasciando da parte l’altro despota collocato sulla stessa isola delle Grandi Antille, quel Duvalier di Haiti, alias “papà Doc”, che – a differenza di Trujillo, abbattuto in un attentato – morì tranquillo nel suo letto nel 1971. Volendo fare un’altra citazione, fu Graham Greene, invece, ad ambientare nella Haiti di “papà Doc” e dei suoi uomini di mano, i famigerati tonton macoutes, il romanzo I commedianti. Questo per dire che la letteratura si è interrogata intorno al buco nero costituito dal nesso tra politica e gangsterismo, come intorno a una specie di fondo tenebroso del potere, più di quanto non abbiano saputo fare la filosofia e la sociologia: delineando, in questo modo, una geografia politica della violenza antillana dalle forti risonanze metaforiche.

Dove erano gli uomini della sicurezza quando, nella notte di mercoledì 7 luglio, una trentina di uomini armati hanno attaccato la residenza del presidente haitiano, facendo fuori lui e ferendo gravemente sua moglie? Come mai nessuno dei sorveglianti è risultato ferito? Jovenel Moïse era un tipico politico di stampo berlusconiano (diremmo noi), un industriale delle banane diventato presidente.

La miccia accesa dei licenziamenti

La sfida dei sindacati è lanciata e l’obiettivo è quello di disinnescare la “bomba sociale” dei licenziamenti di massa, dopo un anno di pandemia...