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Il papa accoglie Kerry e zittisce la Chiesa americana

L’udienza privata concessa da papa Francesco a John Kerry, inviato speciale dell’amministrazione Biden per il clima, è molto interessante in sé: non tanto perché...

La fine del fondamentalismo islamico osteggiata dai neo-manichei

Discendente del più importante ayatollah della storia contemporanea dello sciismo, l’accademico al-Khoei, nei giorni scorsi, ha reso noto in un’intervista al sito alarabyah.net che...

Bergoglio: incipit sul sinodo

Da sei anni Francesco chiede con fermezza e chiarezza un sinodo della Chiesa italiana. Sinodo è parola centrale nel pontificato di Francesco, il papa...

Bergoglio parla al mondo economico-finanziario

La lunga stagione dei teocon è proprio finita. Per quanto non abbiano mai conquistato la dottrina sociale della Chiesa, hanno pesato moltissimo sulla sua...

Hans Küng, il teologo che rifiutava il pensiero rigido

Lo hanno definito un eretico. In effetti è difficile pensare dove sarebbe il pensiero, l’umanità, senza eretici. Ma allora Hans Küng è stato anche un restauratore, visto che è stato tra i primi artefici del Concilio Vaticano II, che ha riportato nell’oggi il Verbum Domini al posto del Dictatus Papae. Eppure anche nel famoso Dictatus Papae, cioè nelle ventiquattro affermazioni di principio redatte da Gregorio VII, la parola “infallibile” non c’è.  Vi è affermato il potere assoluto del pontefice romano, la sua supremazia sulle gerarchie della Chiesa, il diritto di deporre gli imperatori, il suo solitario diritto che tutti i prìncipi gli bacino i piedi, e tanto altro. Ma la parola “infallibile” non c’è. La questione merita di essere citata prima di tante altre, a mio avviso più importanti, perché ha segnato la vita e la notorietà di Hans Küng, che per aver contestato quella infallibilità, frutto recente, si vide tolto il diritto all’insegnamento di teologia cattolica da Giovanni Paolo II.

Per fortuna, nostra e di Hans Küng, non insegnava in Italia, dove l’insegnamento della teologia è possibile solo nelle università pontificie. Insegnava in Germania, nella pubblica università di Tubinga, e con la creazione di un nuovo istituto insegnò teologia ecumenica. E divenne famoso come “il ribelle”. Eppure un grande gesuita, padre Gian Paolo Salvini, direttore di “La Civiltà Cattolica”, ha chiarito in cinque punti come stanno le cose: 1) Quello che stabilì il Concilio Vaticano I è superato;  2) il Vaticano I ha conferito al romano pontefice “un riverbero quasi divino…, come se il papa fosse un’entità quasi trascendente”; 3) di conseguenza nella Chiesa serpeggia un “infallibilismo”, “tipico in qualche modo della mentalità cortigiana”, fino a giungere a una vera e propria “papolatria”; 4) la “pura dottrina dell’infallibilità”, invece, impone che il papa è infallibile solo se pronuncia ufficialmente un dogma. Per tutto il resto c’è il punto 5. Eccolo: pur con il rispetto dei “figli verso il padre”, anche nella Chiesa c’è libertà di critica.

Auguri pasquali

Questa Pasqua 2021, come quella dell’anno scorso, ci vede ancora in piena pandemia. Mai avremmo immaginato di dover vivere una catastrofe del genere e così prolungata. Tuttavia, com’è stato detto e ripetuto da molti, forte è l’auspicio, la speranza, di potere uscire dalla spaventosa esperienza non identici ma in un certo senso migliori. Continueremo a produrre e consumare nello stesso modo di prima? O si farà strada l’idea che cambiare è possibile e necessario?

Gli spunti teorici e anche politici per mirare a una trasformazione profonda della nostra forma di vita ci sono già, e sono molteplici. Alcuni di questi si possono trovare negli articoli di questa piccola impresa editoriale che dura da due mesi. Li abbiamo riassunti con le parole socialismo ed ecologia, con le quali indichiamo la ripresa di un discorso critico intorno al capitalismo e la costruzione di un’alternativa, al tempo stesso “dall’alto” e “dal basso”, imperniata cioè su un “pubblico” non meramente statale, come quello che abbiamo conosciuto nel passato novecentesco, ma intrecciato con la difesa e la gestione – anche nel senso dell’autogestione – dei “beni comuni”, di contro all’opera di colonizzazione da parte del “privato” e del mercato. La battaglia per un intervento pubblico nell’economia – che, a causa dei danni provocati dall’epidemia, è già in atto – passa oggi per una riqualificazione del progetto europeo. Il primo augurio, dunque, è che l’Europa non torni mai più a essere quella che abbiamo conosciuto negli scorsi anni. Una sua integrazione in senso federalistico appare ormai una necessità, se si vogliono impostare politiche redistributive degne del nome, incentrate cioè su una fiscalità comune di tutta la zona della moneta unica.

Noi e il testimone Francesco

Alcuni amici hanno chiesto perché ci occupiamo frequentemente di Francesco. A questa domanda credo che la risposta migliore sia una domanda: come sta la sinistra? Bene? Male? Così così? Io credo che difficilmente un sondaggio del genere vedrebbe la vittoria della prima risposta. La famosa domanda “destra e sinistra esistono ancora?” non richiede risposte intimiste, ma pubbliche. Allora per rispondere pubblicamente occorre indicare dove esista questa differenza. Faccio degli esempi: i porti chiusi da Salvini sono stati realmente riaperti o si è creato un gorgo burocratico per aprire a parole senza aprire nei fatti? Cosa si è chiesto di fare per la vaccinazione di chi si trova irregolarmente in Italia? La Colombia ne ha regolarizzati un milione e 700mila per risolvere il problema: non è un Paese né ricco né socialista, è soltanto un Paese che non nasconde la testa sotto la sabbia. Un altro esempio: davanti alla sentenza del tribunale di Coblenza (Germania) che ha condannato un funzionario del regime siriano per concorso in crimini contro l’umanità e al giudizio in atto in Francia per l’uso da parte dello stesso regime siriano dei gas sulla sua stessa popolazione che iniziativa ha preso, non dico la sinistra italiana, ma almeno il Partito Socialista Europeo? 

Un giorno Francesco stava andando in una parrocchia della periferia romana. Il parroco lo attendeva, ma lui non arrivava. Lo cercò, ma nessuno sapeva dire come mai tardasse. Poi arrivò, con circa mezz’ora di ritardo. Cosa era successo? Era successo che, cammin facendo, Francesco aveva visto dal finestrino della sua utilitaria un campo nomadi e si era fermato: sceso dalla macchina era andato a trovarli, a parlare con loro. Dice qualcosa?

Bergoglio un anno fa: siamo tutti nella stessa barca

Questo 27 marzo 2021 potrebbe essere il giorno della divulgazione della lettera “nemici tutti”, che ben esprimerebbe la cultura nichilista, suprematista, liberista e populista di chi nasconde milioni di dosi di vaccini, blocca tutta la produzione AstraZeneca, visto il locale picco dei contagi, e altro. Manca ancora il capitolo sulla scoperta di partite di vaccini contraffatti, ma si potrebbe sempre fare a tempo nonostante il 27 sia ormai alle porte, la data perfetta.

Infatti il 27 marzo 2020, un anno fa, sotto la pioggia, il vescovo di Roma, Francesco, pubblicò la sua prima video enciclica. Quella sera lui non scese dalla basilica in piazza San Pietro per comunicare ai fedeli la sua verità. No. Quella sera il vescovo di Roma, neanche protetto da un ombrello, fiancheggiò tutta la piazza per poi risalire verso la basilica, come avrebbe fatto un qualsiasi pellegrino, o turista, o curioso. Il senso di quel lungo camminare di un uomo assillato dall’artrosi, con indosso solo la sua veste bianca, senza alcun paramento, senza alcun coadiutore, stava nel darci la certezza che radunava tutti, senza scartare alcuno. Come a dire con i gesti, che poi avrebbe ripetuto con le parole, che, al contrario di quanto si afferma in “nemici tutti”, siamo tutti sulla stessa barca. È stato difficile allora capire appieno cosa volesse dire questo “siamo tutti sulla stessa barca”, ora con la vicenda dei vaccini è più chiaro.

La rivoluzione disarmata di Francesco

“Solo se riusciamo a guardarci tra noi, con le nostre differenze, come membri della stessa famiglia umana, possiamo avviare un effettivo processo di ricostruzione...

L’Osservatore Romano e Bergoglio scelgono Biden

Per molti anni in tutto il mondo L’Osservatore Romano più che letto veniva passato ai raggi X, alla ricerca del verbo o dell’aggettivo che...