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Germania, un appello: “Le armi devono tacere”

L’appello sottoscritto da quaranta deputati ed europarlamentari della Spd è dello scorso 26 agosto. La cosa era nell’aria da tempo. I malumori di una...

Germania, Olaf Scholz in difficoltà

Settimana nera per Olaf Scholz, quella che si è conclusa domenica scorsa. Prima tegola sul capo del cancelliere le conseguenze dell’interminabile vicenda della turbina...

Una rivoluzione nei trasporti pubblici?

Nell’arroventata estate europea, tra incendi, temperature record e fuochi bellici, lo spettro di una gigantesca crisi energetica smuove idee e progetti, avanzati da tempo...

La crisi energetica in Germania tra economia e politica

La pietra dello scandalo sarebbe una gigantesca turbina Siemens, a lungo rimasta in Canada per una complessa riparazione, ma necessaria, secondo i russi, per...

Germania: scoppia la polemica sui motori a combustione

Una polemica arroventata ha nelle ultime settimane scosso la coalizione “semaforo” al governo della Germania. Tutto è nato dal leader liberale, Christian Lindner, anche...

Il triste compleanno della Linke

Da tempo in crisi sotto il profilo elettorale, con un vero e proprio crollo dei suffragi, il partito della sinistra radicale tedesca, che ha...

Incontri sulla via di Königsberg: la guerra secondo i filosofi

Strano pensare che la sonnacchiosa, provinciale cittadina della Prussia orientale, in cui secondo la leggenda Immanuel Kant scandiva il ritmo delle giornate con le...

Angela Merkel non fa autocritica

“Non ho rimpianti”, afferma Merkel in una delle prime dichiarazioni che ha rilasciato dopo mesi di silenzio sulla guerra russo-ucraina. Curioso il destino di questa figura politica, incensata in maniera incondizionata, dalle parti più diverse, nel momento in cui ha lasciato il potere, celebrata dalla “Zeit” come “la donna che ha cambiato il mondo”, per essere poi – a distanza di pochissimo tempo, quando pensava di potersi finalmente godere un buen retiro – tirata in ballo con accuse pesantissime, e messa sul banco degli imputati, non appena è scoppiata la guerra. Non hanno usato mezzi termini né Zelensky né i media conservatori tedeschi, e neppure il presidente polacco Moraviecki: alla gestione Merkel è stato sostanzialmente rimproverato di avere deciso a Bucarest, nel 2008, che la Nato rinunciasse ad allargarsi a Est fino a includere l’Ucraina.

Per i detrattori del suo operato, si sarebbe trattato di un clamoroso abbaglio, le cui conseguenze sarebbero oggi evidenti. Merkel aveva peraltro già risposto tramite la sua segretaria, nel momento in cui sono emerse le prime critiche, sostenendo che continuava a ritenere che le scelte fatte nel 2008 fossero giuste, rifiutando ulteriori commenti. Altro errore che viene imputato al governo Merkel è quello di avere impedito – dopo il 2014 e l’annessione della Crimea – di vendere armi all’Ucraina. Viene poi tirato in ballo lo stesso progetto del gasdotto Nord Stream 2, che l’ha vista favorevole, e più in generale le viene rinfacciato di essere stata “troppo buona con Putin”, di avere, anche involontariamente, aiutato i russi a crescere economicamente. Insomma un completo fallimento di linea politica.

Scholz, “Hesitation Blues”

La colonna sonora che potrebbe degnamente accompagnare gli ultimi travagliatissimi mesi del governo di Olaf Scholz, è forse quella di un celebre e strascicato blues. Eppure il cancelliere Scholz non è uomo da poco: è noto per rispettare gli impegni, come ricorda tutto il suo percorso di amministratore e di politico, che gli è valso il soprannome di “Scholzomat”, curiosa fusione tra il suo nome e bancomat, a ribadirne l’affidabilità.

Da mesi, però, sulla guerra ucraina Scholz nicchia: cerca disperatamente di prendere tempo, di evitare un coinvolgimento troppo massiccio della Germania nella fornitura di armi pesanti, anche quando è messo sotto pressione dalla Unione europea e dall’alleato americano. Sulle stesse sanzioni è stato oltremodo guardingo, ha difeso fino a che ha potuto il gasdotto Nord Stream II, che collega direttamente Russia e Germania, e si è opposto all’embargo completo del gas russo. Difficile ridurre questo balletto a una componente caratteriale, come fa spesso la stampa conservatrice tedesca, che non ha risparmiato gli insulti e le accuse di irresolutezza – e come ha fatto anche l’economista americano Paul Krugman in un editoriale velenoso pubblicato sul “New York Times”, nello scorso aprile, in cui dava a Scholz dell’allarmista e insinuava che ci fosse una mancanza di coraggio dietro la riluttanza del cancelliere ad accettare i sacrifici che i tedeschi dovrebbero affrontare come conseguenza dell’applicazione delle sanzioni. L’ambasciatore ucraino in Germania, Andrii Melnyk, già noto per alcune sue uscite piuttosto brusche, ha dichiarato senza mezzi termini che Scholz è un “uomo senza spessore”, inadeguato al suo compito di guida di un grande Paese, che sta “facendo melina” sulle armi con procedure di rallentamento burocratico, e che si muoverebbe quindi come una sorta di “quinta colonna” dei russi.

Un salario minimo legale ed europeo

A un passo dalla rottura. La frattura politica all’interno della Confederazione dei sindacati europei si sta ricomponendo, in questi giorni, proprio mentre le istituzioni...