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Germania, batosta elettorale per la coalizione “semaforo”

In Baviera e in Assia si confermano i conservatori cristiano-democratici, mentre cresce la forza dell’estrema destra. Netto calo dei socialdemocratici, dei verdi e quasi sparizione dei liberali

10 Ottobre 2023 Agostino Petrillo  857

Nelle elezioni regionali di domenica 8 ottobre in Baviera e in Assia, la coalizione di governo ha preso una sonora batosta. Non è stata una grande sorpresa: in linea di massima l’orientamento dell’elettorato in ambedue i Länder era già noto, anche se le dimensioni della sconfitta sono notevoli, ed è certo che i risultati avranno una ricaduta importante sulla politica nazionale. Le aritmetiche del potere confermano il predominio dei cristiano-democratici della Cdu–Csu, mentre la coalizione “semaforo” (come dai colori di socialdemocratici, verdi e liberali) manifesta preoccupanti segni di usura. Guadagnano terreno i partiti conservatori, e si assiste a una inquietante crescita dell’estrema destra, con la AfD che in Assia diviene il secondo partito con il 18% dei suffragi, davanti ai verdi e alla Spd, attestati sul 15%. In Baviera crescono anche i populisti dei “Liberi elettori” (Freie Wähler), che ottengono quasi il 16%; ma AfD incalza con il 15%, mentre la Spd scende allo 8%, e i verdi contengono le perdite raggiungendo quasi il 15%. I guai peggiori tra i partiti della coalizione, però, li ha subiti il Partito liberale, che in Baviera precipita al 3% rischiando di diventare irrilevante e di non entrare nel parlamento regionale, mentre si salva con il 5% in Assia.

Un quadro dunque di ulteriore spostamento a destra di regioni solo in parte controllate da forze conservatrici. Non c’è dubbio che i partiti della coalizione non avessero certo le migliori condizioni di partenza in entrambi i Länder. Sondaggi recenti danno solo un tedesco su cinque soddisfatto dell’operato del governo federale. Guerra e restrizioni economiche hanno seminato disorientamento e scontento tra l’elettorato. Nel quartier generale della Spd si prepara una resa dei conti, in cui una delle questioni centrali sarà probabilmente perché non ci sia stato un “bonus cancelliere” da cui trarre qualche vantaggio nella scadenza elettorale. Anzi, con meno dell’8%, i socialdemocratici bavaresi si stanno lentamente avvicinando alla zona della morte politica. Ma la débâclein Assia rischia di fare molto più male. In quello che fu un tempo un Land controllato dalla Spd, il partito è andato ulteriormente sotto il proprio record negativo del 2018, e torna dalla campagna elettorale con una ministra abbastanza malconcia.

Nancy Faeser, infatti, si è spesa personalmente per cercare di recuperare rispetto ai sondaggi e assicurare nuovamente il governo alla Spd in Assia dopo un quarto di secolo di opposizione. Il tentativo è fallito in pieno. Così la Spd non solo ha perso due elezioni, ma rischia anche di perdere una ministra forte. Se, e per quanto tempo, Faeser sarà in grado di mantenere la sua posizione all’Interno, o per quanto tempo il cancelliere sarà in grado di trattenerla, è una delle domande più interessanti che si porranno nelle prossime settimane.

Intanto, nel Partito socialdemocratico cresce il nervosismo. Lo stile di governo cauto e moderato del cancelliere Scholz, l’approccio attendista, la scelta sistematica di lasciare che le dispute giallo-verdi facciano il loro corso cercando una posizione di tertius gaudens, incontrano sempre più critiche, anche all’interno dei ranghi del partito. In molti vorrebbero un profilo più chiaro della Spd nella coalizione. I risultati, dunque, parlano da sé; e non c’è nessuna garanzia che ci sarà un secondo mandato di governo a Olaf Scholz. Anzi, la coalizione costruita da Scholz si sta sempre più indebolendo. Se non si riesce a individuare una direzione comune, e sempre più cittadini si interrogano su cosa rappresenti per loro il governo federale, in che direzione stia procedendo, sarebbe compito del cancelliere smuovere le acque conferendo nuova vita all’alleanza al potere. Finora, però, Scholz non sembra avere idee innovative, anche perché limitato nella sua azione da un contesto internazionale decisamente sfavorevole.

In linea con la tendenza nazionale, i verdi continuano il loro scivolamento verso il basso. Hanno perso in modo significativo sia in Baviera sia in Assia, e va ricordato che in entrambi i Länder avevano ottenuto risultati record nelle precedenti elezioni regionali. Come la Spd, i verdi scontano un sempre più diffuso malcontento nei confronti della coalizione “semaforo”. Ma questo da solo non spiega il risultato: gli elettori si stanno allontanando dal partito anche dal punto di vista dei contenuti. Nell’ambito della politica migratoria, la posizione aperta dei verdi sta perdendo consensi. Cresce inoltre nel Paese la preoccupazione per il rallentamento dello sviluppo economico, e quindi diminuisce la disponibilità ad accettare le (costose) misure di protezione del clima. Anche politici pragmatici e capaci, come il candidato di punta dell’Assia, Al-Wazir, non riescono ad avere successo in queste condizioni. Non è solo all’interno della coalizione che i verdi si trovano di fronte a un dilemma, ma anche sul piano delle grandi scelte politiche: se insistono sui loro principi, rischiano di uscirne penalizzati come “partito dei divieti”, che impedisce la ripresa economica con le sue preoccupazioni. Se scendono a troppi compromessi, tradiscono i loro ideali e si alienano così la loro base elettorale già inquieta, perché spesso escono perdenti nelle lotte intestine con la Spd e con i liberali.

Proprio i liberali costituiscono comunque ormai l’anello più debole della coalizione. L’elenco delle loro sconfitte elettorali si allunga sempre più. Solo nella Saar sono riusciti a guadagnare terreno, ma ciò non è stato sufficiente per entrare nel parlamento regionale. Anche se riuscissero a entrare in parlamento in Assia – per un pelo –, il fatto rimane: da quando i liberali sono andati al governo, la situazione è precipitata. In altri partiti, il dibattito sul personale politico e sulla leadership sarebbe già stato aperto da tempo. Ma il leader liberale, Christian Lindner, almeno ufficialmente, non è in discussione. Invece di rinnovare i dirigenti, i liberali cercano spazio a spese dei partner della coalizione “semaforo”. Dopo ogni sconfitta elettorale, inaspriscono i toni – e spesso si collocano su posizioni oltranziste. Il fatto che il segretario generale del partito, Bijan Djir-Sarai, abbia recentemente bollato i verdi come un fattore di “rischio per la sicurezza del Paese”, per quanto riguarda la loro politica migratoria, non lascia ben sperare che l’autoproclamata “coalizione del progresso” trovi rapidamente una linea comune orientata alla soluzione su questo tema tanto urgente quanto carico di componenti emozionali.

Al di là delle difficoltà della coalizione di governo, rimane da chiedersi come mai tanto in Baviera quanto in Assia, l’estrema destra sia tra i grandi vincitori delle elezioni. Il fatto che sia riuscita a ottenere un successo significativo è dovuto anche alle mediocrissime prestazioni del governo. L’AfD riesce a legare a sé gli insoddisfatti e a trasformare il loro malcontento in voti. La scelta di assumere una posizione opposta a quella degli altri partiti – su temi come la protezione del clima o gli aiuti all’Ucraina – continua a dare i suoi frutti. Ma interpretare il buon risultato in entrambi i Länder unicamente come un voto di protesta sarebbe riduttivo. Sempre più persone votano per l’estrema destra per convinzione. L’AfD sta traendo vantaggio dalla situazione: un numero crescente di tedeschi è preoccupato per la politica in materia di asilo e di rifugiati, e cresce nel Paese il sostegno a una politica migratoria più restrittiva. Allo stesso tempo, l’AfD è stata “sdoganata” nell’opinione pubblica: sempre meno elettori hanno problemi a votarla. L’AfD non viene seguita unicamente per la politica migratoria: in molti ripongono le loro speranze nel partito anche quando si tratta di questioni di sicurezza interna, economia e giustizia sociale.

Il quadro che emerge, da questa scadenza elettorale, è dunque piuttosto preoccupante: la coalizione al governo appare fragile, segnata dai conflitti interni ai partiti e tra i partiti stessi; e la deriva a destra continua, anche se la volubilità dell’elettorato in Germania, come in Italia, è grande, ed è difficile fare previsioni a lunga scadenza. Nel frattempo, si profilano altri test, che daranno la misura della tenuta della coalizione: oltre alle elezioni europee di giugno, il prossimo anno si terranno tre elezioni nei Länder della Germania orientale. Non sarà facile formare governi in Turingia, Sassonia e Brandeburgo, come non lo è ora in Baviera e Assia. Se l’AfD continuerà la sua ascesa, e otterrà risultati simili a quelli odierni, come suggeriscono i sondaggi, saranno necessarie soluzioni nuove, e il blocco delle alleanze nei confronti del partito di estrema destra, che finora ha tenuto, potrebbe vacillare.

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