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Tag: sinistra

Michele Emiliano sullo sfondo dei populismi

Chissà quale altra sorpresa ci proporrà nel prossimo futuro. L’ultima è ancora lì, difficile da digerire: “Salvini ha fatto un grande sforzo per delineare...

Le presidenziali francesi si avvicinano, ma la sinistra e i verdi...

In Francia, attualmente, i candidati alla presidenza della Repubblica, tra i vari esponenti della sinistra e i verdi, sono almeno tredici, tra quelli che...

Milano verso le elezioni comunali

Una vittoria annunciata di Sala, magari addirittura al primo turno? Sala ha ampia notorietà, la macchina amministrativa milanese è rodata e generalmente efficiente. E...

L’Afghanistan e la trasformazione delle guerre asimmetriche

Con malcelato compiacimento, intere schiere di componenti di ogni versione di una sinistra malconcia e marginale contemplano la rovinosa ritirata americana dall’Afghanistan, scaricando le frustrazioni accumulate fin dal fatidico 1989. La scena, del resto, si presta ai più amari e spietati sarcasmi, quando si vede la superpotenza ripiegare addirittura ventiquattr’ore ore prima dell’ultimatum fissato con perfida determinazione dai talebani.

La domanda, ovviamente, è cosa comporti realmente questo smacco strategico per l’equilibrio del mondo e chi potrà mai avvantaggiarsene; infine, per i superstiti della discussione, la sinistra potrà mai utilizzare una ripresa della dinamica politica per riproporsi come soggetto e non solo come tifoso?

Se Gramsci lo legge Giorgia Meloni

(Questo articolo è stato pubblicato il 1 aprile 2021) Mentre “noi” (qualunque schiera di individui tale pronome designi) ci infervoriamo nel discutere di meri...

Quando rinasce la voglia di un nuovo partito

(Questo articolo è stato pubblicato il 10 marzo 2021) Ogni tot anni ci si accorge che il partito in cui si sta non va...

Napoli, verso un governo cittadino giallo-rosso?

L’eredità politica degli ultimi cinque anni, come pure la pandemia dei due appena trascorsi, ci pone davanti a delle atipiche e confuse elezioni amministrative,...

Cosa dicono i risultati delle regionali francesi al primo turno

Non bisogna sbagliarsi, non si deve credere a chi parla di un ritorno dei vecchi partiti dell’alternanza, gollisti (Les Républicains) e socialisti. Oppure di...

Un rito inutile le primarie all’italiana?

C’era una volta l’entusiasmo per le primarie. Erano i tempi dell’Ulivo e dell’Unione (inizio anni Duemila), quando il centrosinistra puntava al governo. Mentre le primarie per scegliere i candidati sono riscoperte in Francia e Spagna, sembrano in declino in Italia. Non appassionano più, se non le correnti in lotta tra loro. A destra non hanno mai avuto applicazione o fascino. Nel Pd sembrano invece ormai in declino costante. Sono lontani i tempi di quando furono decisive per scegliere Romano Prodi leader dell’Ulivo con oltre quattro milioni di partecipanti (2004), per dare via libera a Matteo Renzi nella corsa alla segreteria del Pd in competizione con Pier Luigi Bersani, o ancora per candidare (e poi eleggere) Ignazio Marino a sindaco di Roma in alternativa a Paolo Gentiloni e David Sassoli (in quest’ultimo caso, votarono nella capitale in centomila). Nel 2007, quando fu eletto Walter Veltroni leader del Pd, parteciparono alle primarie tre milioni e mezzo di persone.

Un ciclo si va ora esaurendo, come spesso accade alla politica. E poi sono primarie all’italiana, dove a votare non sono solo gli iscritti al partito (come negli Stati Uniti, il che avrebbe un senso) ma sono pure i semplici elettori (lo prevede lo statuto piddino voluto dalla segreteria di Veltroni in una foga di copiatura del modello statunitense, dal nome del Pd alle sue modalità politiche).

“Radicali, ma al governo”. Podemos secondo Ione Belarra

Tocca a Ione Belarra, ministra dei Diritti sociali del governo spagnolo di sinistra, rilanciare le azioni politiche di Podemos (21% nelle elezioni del 2016, terzo partito di Spagna dopo decenni di bipolarismo tra popolari e socialisti). È stata eletta segretaria domenica scorsa, con l’88,6% dei voti dei 53mila partecipanti (per via telematica) all’assemblea del partito-movimento svoltasi a Alcorcón (periferia di Madrid). Compito difficile il suo, dopo le dimissioni di Pablo Iglesias, leader storico, ex vicepresidente del governo, dimessosi con l’annuncio del ritiro irrevocabile dalla vita politica dopo il fallimento della sua candidatura nelle recenti elezioni regionali di Madrid. Non ha nemmeno partecipato all’assemblea congressuale “per non influenzarla”.

Al di là dell’episodio elettorale deflagrante, è il tema “governo” a creare affanni nel partito-movimento nato nel 2014 dal movimiento de los indignados che contestava assetti, metodi e contenuti della politica spagnola (un po’ come i 5 Stelle italiani, ma con radici identitarie nella storia peculiare della sinistra iberica e non in un indistinto populismo). Tra Covid e crisi economica conseguente, la destra si sta intanto riorganizzando intorno a un resuscitato Partido popular (Pp) e a Vox, formazione addirittura nostalgica del regime dittatoriale di Francisco Franco. Questa stessa destra trova intollerabile che a governare la Spagna sia una coalizione tra socialisti (Psoe)-Podemos: da qui i toni della polemica politica quotidiana, che assomigliano a un muro contro muro di rara ruvidezza e senza analogie in Europa.