Home Tags Sinistra

Tag: sinistra

“Radicali, ma al governo”. Podemos secondo Ione Belarra

Tocca a Ione Belarra, ministra dei Diritti sociali del governo spagnolo di sinistra, rilanciare le azioni politiche di Podemos (21% nelle elezioni del 2016, terzo partito di Spagna dopo decenni di bipolarismo tra popolari e socialisti). È stata eletta segretaria domenica scorsa, con l’88,6% dei voti dei 53mila partecipanti (per via telematica) all’assemblea del partito-movimento svoltasi a Alcorcón (periferia di Madrid). Compito difficile il suo, dopo le dimissioni di Pablo Iglesias, leader storico, ex vicepresidente del governo, dimessosi con l’annuncio del ritiro irrevocabile dalla vita politica dopo il fallimento della sua candidatura nelle recenti elezioni regionali di Madrid. Non ha nemmeno partecipato all’assemblea congressuale “per non influenzarla”.

Al di là dell’episodio elettorale deflagrante, è il tema “governo” a creare affanni nel partito-movimento nato nel 2014 dal movimiento de los indignados che contestava assetti, metodi e contenuti della politica spagnola (un po’ come i 5 Stelle italiani, ma con radici identitarie nella storia peculiare della sinistra iberica e non in un indistinto populismo). Tra Covid e crisi economica conseguente, la destra si sta intanto riorganizzando intorno a un resuscitato Partido popular (Pp) e a Vox, formazione addirittura nostalgica del regime dittatoriale di Francisco Franco. Questa stessa destra trova intollerabile che a governare la Spagna sia una coalizione tra socialisti (Psoe)-Podemos: da qui i toni della polemica politica quotidiana, che assomigliano a un muro contro muro di rara ruvidezza e senza analogie in Europa.

Uno schiaffo a Macron

Non sappiamo, né ci interessa granché saperlo, chi sia precisamente il ragazzo che ieri ha dato un ceffone a Macron nel corso di una visita ufficiale, urlando: "Abbasso la Macronie" (espressione con cui in Francia si definisce il giro di interessi economici, opportunismi politici e carrierismi vari, ruotanti intorno a quello che è detto "il presidente dei ricchi"). Sarebbe, a quanto pare, un giovane monarchico (cosa strana, ma nel paese noto soprattutto per la sua destra bonapartista e gollista c'è da sempre una corrente monarchico-legittimista, rappresentata nel Novecento dall'Action française, un movimento che si schierò con Vichy). E potrebbe anche trattarsi di un militante del composito movimento dei "gilet gialli" che, nei mesi precedenti alla pandemia, mise in serie difficoltà la presidenza francese con una serie di manifestazioni a raffica. Certo è che il gesto ha mostrato, una volta di più, quale sia il clima politico in cui la Francia vive da tempo. Per trovare qualcosa di analogo – non solo in Francia, ma in Italia e altrove – bisognerebbe risalire al 1968: al congresso di Napoli del Psiup (un partito che riuniva una sinistra socialista insofferente all'accordo di governo con la Democrazia cristiana), quando un telecronista del telegiornale fu colpito con una torta in faccia proprio nel momento in cui appariva in video.

Avanti Cile!

Eravamo ragazzi e aspettavamo il generale Carlos Prats, mentre le immagini televisive mostravano le rovine fumanti del palazzo della Moneda e l’ombra funebre dei...

Classe lavoratrice, la faccia nascosta dell’immigrazione

Un dibattito basato su luoghi comuni e disinformazione. Si può sintetizzare così una discussione politica che data da quel 7 marzo del 1991, giorno...

Anche la sinistra di Madrid non funziona?

Pessimo segnale per la sinistra europea il risultato delle elezioni nella Regione di Madrid, dove si è votato martedì. Esce sconfitto il “modello spagnolo”, cioè il governo che, dal 13 gennaio 2020, vede insieme socialisti del Psoe e Podemos. È un esecutivo che unisce insieme sinistra di governo e sinistra radicale accanto ad alcune liste regionali (Podemos nacque dal movimento de los indignados che si sviluppò a iniziare dal 2011). Si tratta di una unità di governo non facile, maturata dopo due elezioni politiche senza né vinti né vincitori nel 2015 e 2016. Non fu semplice, infatti, convincere Psoe e Podemos che dovevano provare a governare insieme come voleva gran parte dell’opinione pubblica iberica. Non c’erano alternative, se non tornare alle urne. Ma i socialisti erano considerati troppo “moderati” da Podemos, mentre questi ultimi erano ritenuti “poco affidabili” da chi ha avuto in varie legislature responsabilità governative (Felipe González, Luis Rodríguez Zapatero). Fu la necessità a fare virtù. Il governo di sinistra era però pure il tentativo di sperimentare un’alternativa al moderatismo blairiano, clintoniano o renziano. A provare a spostare a sinistra il baricentro di una forza che si candida al governo ci aveva già provato Jeremy Corbyn in Gran Bretagna con esiti disastrosi, anche per via della Brexit. Ora, dopo il voto di Madrid, sotto i riflettori finisce la Spagna del premer socialista Pedro Sánchez che sembrava aver imboccato la strada giusta.

La sconfitta della sinistra a Madrid è cocente. I Popolari capeggiati da Isabel Diaz Ayuso, 42 anni, presidente uscente della Regione di Madrid, ora lanciata come leader nazionale, hanno stravinto anche se per governare avranno bisogno dell’astensione di Vox (9%), formazione di estrema destra che non cela nostalgie per i decenni della dittatura di Francisco Franco, definitivamente sdoganata e con velleità di puntare al governo della Spagna.

Destra e sinistra, il riduttivo bipolarismo delle libertà

Sono pericolose le idee cardine dell’illuminismo? Per me no, non lo sono, al contrario sono belle: ma so anche, come tutti, che l’evoluzionismo – certo più plausibile del creazionismo – ha condotto molti alla ricerca dell’anello mancante tra l’uomo e la scimmia, agli studi di fisiognomica e a parecchio altro che ha alimentato il razzismo. Anche il decantare i canoni estetici classici diede una mano. Il pensiero razzista, tuttavia, ebbe al tempo stesso la radice opposta, quella che originò dal pensiero romantico e dal mondo credente, attraverso miti e simboli. Ora che le acque si sono calmate, o che il tempo è trascorso, siamo consapevoli di tutto questo e possiamo non solo dirlo ma anche allontanarci da queste derive, dalle derive del pensiero rigido.

La polarizzazione – l’abbiamo conosciuta dopo la seconda guerra mondiale – ha visto la destra riorganizzarsi mediante un irrazionalismo abbarbicato attorno al tradizionale “Dio, patria, famiglia”: era lo slogan di un blocco di potere clerico-fascista basato su una visione piramidale e patriarcale della società. Dall’altra parte è emersa una “contestazione” che ha fatto dei diritti civili il vessillo con cui scardinare quel blocco. Questa visione rivendicava i diritti dell’uomo, quell’altra parlava dei diritti di Dio. Poi? Poi è arrivato un nuovo potere, il consumismo. Lo ha colto meglio di tutti Pier Paolo Pasolini in Lettere luterane: “Ora, uno dei luoghi comuni più tipici degli intellettuali di sinistra è la volontà di sconsacrare e (inventiamo la parola) de-sentimentalizzare la vita. Ciò si spiega, nei vecchi intellettuali progressisti, col fatto che sono stati educati in una società clerico-fascista che predicava false sacralità e falsi sentimenti. E la reazione era quindi giusta. Ma oggi il nuovo potere non impone più quella falsa sacralità e quei falsi sentimenti. Anzi è lui stesso il primo, ripeto, a voler liberarsene, con tutte le loro istituzioni (mettiamo l’Esercito e la Chiesa). Dunque la polemica contro la sacralità e contro i sentimenti, da parte degli intellettuali progressisti, che continuano a macinare il vecchio illuminismo quasi che fosse meccanicamente passato alle scienze umane, è inutile. Oppure è utile al potere. Per queste ragioni sappi che negli insegnamenti che ti impartirò, non c’è il minimo dubbio, io ti sospingerò a tutte le sconsacrazioni possibili, alla mancanza di ogni rispetto per ogni sentimento istituito. Tuttavia il fondo del mio insegnamento consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in brutti e stupidi automi adoratori di feticci”.

Pandemia, il match Stato-Regioni

Tra le tante cose che abbiamo scoperto con la pandemia c’è quella che il regionalismo esasperato ha prodotto danni nel rapporto tra Stato e realtà territoriali. Illuminante è apparso lo spettacolo della Conferenza delle Regioni schierata – senza distinzioni tra centrodestra e centrosinistra – contro il governo sulle recenti modalità di riapertura delle attività economiche. E ancora prima ha fatto scandalo l’arbitrio con cui le Regioni hanno deciso, ognuna per conto suo, le modalità delle vaccinazioni. Alcune privilegiando “categorie” sociali e altre solo classi d’età.

Dov’è l’origine di tutto questo? La riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 si è rivelata una leggerezza del governo di centrosinistra, guidato in quel periodo da Giuliano Amato. Quella riforma, affrettata e varata sul finire di una legislatura, ha regolato in modo non convincente il rapporto tra Stato centrale e autonomie locali. Le nuove norme hanno generato un sistema ambiguo di competenze creando frammentazione tra sistemi legislativi regionali, dando inoltre la stura a iniziative assai discutibili (come per esempio la creazione di “ambasciate regionali”). In sintesi: le Regioni hanno ricevuto nel 2001 molta autonomia, ma con il tempo si sono creati conflitti di competenza e sprechi di risorse. Tipico è il caso della sanità evidenziato proprio dalla pandemia nella sua crudezza: ogni realtà regionale ha pensato a sé dandosi proprie regole. Altro caso esemplare è quello delle Province, su cui l’elettore non si esprime più con un libero voto. Tuttavia non sono state abolite. Sono state sostituite da organi intercomunali (“città metropolitane”) con poteri sull’edilizia scolastica e finanche sull’asfalto delle strade statali.

Ma la pandemia che colore politico ha?

L’epidemiologia è una scienza sobria, quasi triste, che non ama scherzare con i fatti e con i numeri. Si potrebbe per questo pensare che...

Governare la società del dopo Covid (2)

PARTE III RICOMPOSIZIONE SOCIALE Riscoprire una società partecipata - La costruzione di una società giusta, collettivamente responsabile, in cui a tutti sia assicurata piena fruizione dei servizi...

Governare la società del dopo Covid (1)

Le coordinate politiche del documento  - Il filo rosso delle discussioni tenute in incontri (chiusi) dal nostro Network ha riguardato l’orizzonte possibile per la sinistra...