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Mimmo Lucano, la giustizia bendata non è una virtù

Un tentativo di integrazione dei migranti in un piccolo paese della Calabria, un sindaco accusato di reati gravi e una sentenza di primo grado...

L’oggetto libro e la sua digestione

Il recente scandalo del caporalato, in una grande azienda tipografica del Veneto, ci fa sbattere la faccia contro la realtà. Condizioni disumane, sfruttamento, rapporti...

Lavoro, una sentenza che fa ben sperare

(Questo articolo è stato pubblicato il 7 aprile 2021) La Corte costituzionale, sulla base di una questione sollevata a Ravenna, ha esteso la tutela...

La prescrizione al tempo del processo resiliente

“Terzogiornale” ha già segnalato buone idee e false piste nel lavoro della commissione Lattanzi istituita dalla ministra Cartabia. Adesso arrivano proposte non risolutive sulla prescrizione. Si è scelto di non ripensare completamente né la legge Cirielli né il sistema Bonafede: una manovra di epoca berlusconiana e uno strumento di altro segno reggono al cambio di stagione, con toppe e rammendi.

Curiosa trovata, l’improcedibilità. In materia penale è un istituto noto, ma di solito consiste nella mancanza di una cosa, nel sopravvenire di un’altra. Qui, per dichiararla, basta il calendario: così si introduce quasi una forma di “prescrizione del processo” in appello e in cassazione. Il sistema sembra ispirato al principio della ragionevole durata, in realtà ne è ben distante. La ragionevole durata impone di farlo, il processo, non di farne una parte e poi basta: vuole che il lavoro giudiziario sia spinto avanti, non di lato.

Quando in Italia, nel 2001, settembre venne di luglio

Finiscono gli anni Novanta, in Europa si spengono le guerre dei Balcani, la parola Jugoslavia diventa un tabù. La riunificazione tedesca è solida e...

Ordinamento giudiziario e Consiglio superiore della magistratura: novità in vista

La commissione di giuristi istituita il 26 marzo dalla ministra Cartabia ha chiuso i lavori. Ha proposto interventi sulla riforma dell’ordinamento giudiziario (niente norme...

5 Stelle e Casaleggio, un divorzio quasi consensuale

Era prevedibile che qualche controversia interna ai 5 Stelle sarebbe stata l’occasione per una resa dei conti. Ora i nuovi sviluppi portano a un...

L’operazione “ombre rosse” trascolora nel grigio

Affiora un passato irrisolto, si risentono parole d’ordine e dichiarazioni di stile. E tornano antiche contraddizioni. “Ombre rosse”, spettacolo già nel nome, azione esemplare....

I 5 Stelle e Casaleggio: fumosa vertenza, dura lezione

Bel rompicapo, la vertenza legale fra i 5 Stelle e Casaleggio. L’occasione è venuta da un’espulsione controversa, ma il contrasto è più complesso e...

Informazione sotto ricatto

Si chiama Slapp (Strategic lawsuit against public participation). È un modo per ostacolare l’informazione, più subdolo della violenza e delle intimidazioni. Un giornalista, uno scrittore, un attivista tratta un argomento che dà fastidio. Più si svelano dati, più ci sono prove e più è pericoloso. Sua eccellenza, sua emittenza, sua finanza sono suscettibili, e per mettere a tacere l’incauto gli fanno una causa per danni, anzi due, anzi una raffica, costringendolo a difendersi, il più a lungo possibile, e ad affrontare spese e grattacapi.

La Slapp ha varianti sofisticate, come la scelta di un tribunale lontano, meglio se all’estero (forum shopping), che lavora in una lingua diversa da quella della vicenda originaria, o come l’utilizzo combinato di azioni legali, campagne mediatiche e manovre pilotate sulle reti sociali, affidate ad agenzie di comunicazione. Da anni la Slapp è l’arnese ideale per la prosecuzione impunita di attività inquinanti, a danno delle comunità locali e a scapito dell’informazione: tanto che fra Slapp e questione ecologica c’è quasi un legame storico. Insieme alle intimidazioni e uccisioni di giornalisti impegnati per l’ambiente, si sono viste contro di loro, come contro organizzazioni e singoli, cause civili strumentali.