• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Articoli » Quale il destino del mostro di Taranto?

Quale il destino del mostro di Taranto?

Per l’ex Ilva settimana forse decisiva

14 Luglio 2025 Guido Ruotolo  990

Ricordava qualche giorno fa sul “Sole 24ore” l’ex segretario generale dei metalmeccanici della Cisl, Marco Bentivogli, che in Italia c’è un maledetto bisogno di produrre acciaio, visto che oggi su un fabbisogno di quindici milioni di tonnellate di laminati piani all’anno, ne importiamo circa undici milioni. Per le sorti del mostro che vomita dagli altiforni la lava incandescente dell’acciaio fuso, quella che si è aperta oggi potrebbe essere la settimana decisiva. Prima l’incontro con i sindacati, poi, domani, il tavolo interistituzionale per l’Accordo di programma. È tra questi due appuntamenti che il “prestigiatore” Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, proverà a trovare una soluzione “onorevole” per i lavoratori, la città di Taranto e, naturalmente, l’interesse nazionale.

Non è facile, perché qualsiasi soluzione ha un costo elevato e interessi non sempre conciliabili tra loro. La salvaguardia del lavoro, per esempio. O la compatibilità ambientale che esclude la prospettiva di mantenere in vita un’acciaieria a ciclo integrale. E però una soluzione va trovata, pena la chiusura definitiva dell’ex Ilva di Taranto, in esecuzione di una sentenza della giustizia europea che il tribunale di Milano deve applicare.

In campo ci sono solo due proposte che consentirebbero di non chiudere l’acciaieria tarantina. Per il governo è un “prendere o lasciare”. Una terza ipotesi non esiste, se non quella dell’eventuale eutanasia. Basta poco perché l’acciaieria esali il suo ultimo respiro, in assenza di una terapia d’urto. A oggi, infatti, solo uno dei quattro altiforni è attivo – Taranto oggi produce solo un milione e quattrocentomila tonnellate di acciaio all’anno –, un altro è in attesa dei lavori di ammodernamento (revamping), il terzo è sotto sequestro della magistratura, dopo l’incendio che l’ha danneggiato il 7 maggio scorso.

Il futuro dell’acciaio a Taranto è ipotizzabile a due condizioni: la transizione ecologica che comporta la decarbonizzazione. Cioè la chiusura del ciclo integrale, con la demolizione degli altiforni, che verranno sostituiti da tre forni elettrici in grado di produrre a regime sei milioni di tonnellate d’acciaio all’anno. Il primo problema è come verranno alimentati i forni elettrici, con quali fonti energetiche. Nella prima ipotesi, il ministro Urso prevede che, in sette anni, saranno costruiti tre forni elettrici che trasformeranno il “preridotto” (ferro ridotto a stato puro) in acciaio. Ma questi impianti, a loro volta, dovranno essere alimentati da una fonte energetica, cioè il gas. L’ipotesi uno del governo è che Taranto accetti la gasiera, una nave di trecento metri di lunghezza e cinquanta di larghezza, posizionata davanti alla diga foranea del porto di Taranto, una “stazione” che a sua volta riceve il gas liquido una volta alla settimana.

Va subito precisato che il comune di Taranto si opporrà a questa ipotesi perché diventa reale “il rischio rilevante” di una bomba ecologica pronta a esplodere. A sinistra della diga foranea, c’è l’ex Ilva; a destra gli impianti Eni; al centro il gassificatore. In tutto, a pieno regime, l’ex Ilva, secondo la prima proposta del ministro Urso, avrà garantiti dalla gasiera (rigassificatore) cinque miliardi di metri cubi di gas all’anno per soddisfare la domanda energetica dell’intero stabilimento (forni elettrici, treni nastri, laminatoi, centrali elettriche, ecc.). Anzi no, perché si devono realizzare anche tre impianti per produrre il “preridotto” (la materia prima che si trasforma in acciaio), e quindi questi impianti andranno anche loro alimentati a gas. Ogni impianto di “preridotto” consuma ottocentomila metri cubi di gas all’anno. Ed eccoci alla seconda ipotesi del governo. I tre impianti di produzione di “preridotto” vanno realizzati a Gioia Tauro, dove già c’è il via libera al rigassificatore (e la Regione Calabria è governata dal centrodestra).

In questi giorni, ci sono stati “abboccamenti”, incontri informali, comunicazioni sussurrate. Di fronte all’opposizione del comune di Taranto al rigassificatore davanti alla diga foranea del porto (la controproposta ritenuta antieconomica e da bocciare è di ancorare il rigassificatore a dodici miglia dal porto), il ministro Urso ha “scoperto” di poter dirottare su Taranto 2,5 miliardi di metri cubi di gas dai gasdotti Trans-Adriatico (Tap) e del Consorzio Val d’Angri della Snam-Eni. Dunque, il rigassificatore potrebbe non servire, se non si dovessero alimentare anche gli impianti per il “preridotto”. Ma qui sorge un altro problema. Se l’ex Ilva rimane alla cordata azera “Baku Steel”, senza gli impianti pubblici per la produzione del “preridotto”, non c’è la garanzia dei tre forni elettrici per la produzione di acciaio.

Naturalmente c’è da pagare anche un costo sociale altissimo. E i sindacati ne sono ben consapevoli. Almeno la metà degli 8.200 lavoratori “diretti” dell’ex Ilva saranno in esubero. E andranno trovati paracadute sociali molto compensativi (da prepensionamenti a incentivi all’esodo, fino a nuova occupazione). Ma anche la città di Taranto andrà “risarcita” con investimenti produttivi. Si troverà una soluzione accettabile? Finora il governo non è stato in grado di fornire prospettive occupazionali, impatti sanitari, costi economici e ambientali. La nuova Autorizzazione di impatto ambientale (Aia) fissa a dodici anni il tempo necessario per realizzare i nuovi impianti per produrre a regime sei milioni di tonnellate all’anno di acciaio. E nell’Aia non si accenna alla decarbonizzazione.

Il presidente della Puglia, Michele Emiliano, invita sindacati e amministrazioni locali a lavorare per l’Accordo di programma che prevede, entro un tempo prestabilito, la sostituzione degli altiforni con i forni elettrici. Quella di Emiliano è una sponda al ministro Urso. Taranto non può sopportare di convivere ancora con una fabbrica che produce veleni per l’ambiente e per la salute.

986
Archiviato inArticoli
TagsAccordo di programma Adolfo Urso decarbonizzazione ex ilva gasiera Guido Ruotolo rigassificatore

Articolo precedente

Dietro la non sfiducia a von der Leyen

Articolo successivo

Controriforma della giustizia, la destra tira diritto

Guido Ruotolo

Articoli correlati

Ex Ilva, l’attesa e la morte

I costi di un fantasma chiamato ex Ilva

Giorni di attesa per l’ex Ilva

Il futuro bloccato della siderurgia in Italia

Dello stesso autore

Ex Ilva, l’attesa e la morte

I costi di un fantasma chiamato ex Ilva

Giorni di attesa per l’ex Ilva

Il futuro bloccato della siderurgia in Italia

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Un baratro culturale
Stefania Tirini    19 Gennaio 2026
Imperterriti i fascisti grigi
Agostino Petrillo    15 Gennaio 2026
Rovesciare gli ayatollah?
Rino Genovese    14 Gennaio 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, l’attesa e la morte
Guido Ruotolo    23 Gennaio 2026
Primavere sì, ma non chiamatele arabe
Luciano Ardesi    20 Gennaio 2026
A Gaza il dispotismo di Trump
Eliana Riva    19 Gennaio 2026
Sicurezza, la bozza del nuovo testo
Stefania Limiti    16 Gennaio 2026
Indonesia, tra povertà e nostalgia del passato
Vittorio Bonanni    16 Gennaio 2026
Ultime opinioni
Quali argomenti per il “no” al referendum?
Giorgio Graffi    23 Gennaio 2026
Ah, vecchie care espulsioni!
Vittorio Bonanni    22 Gennaio 2026
L’articolo 21 nella gabbia di Facebook
Paolo Barbieri    19 Gennaio 2026
Considerazioni sulla rivolta iraniana
Marianna Gatta    15 Gennaio 2026
L’aria della città ha smesso di rendere liberi
Enzo Scandurra    15 Dicembre 2025
Ultime analisi
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Che cosa sono i clan a Gaza
Eliana Riva    21 Ottobre 2025
Ultime recensioni
Cronaca di ordinari piccoli crimini contro l’umanità
Agostino Petrillo    22 Gennaio 2026
La partita degli “antifa” non finisce mai
Luca Baiada    12 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA