• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Zzz-ripubb » Editoriali » La Cassazione francese chiude l’operazione “Ombre rosse”

La Cassazione francese chiude l’operazione “Ombre rosse”

25 Agosto 2023 Luca Baiada  1986

(Questo articolo è stato pubblicato il 30 marzo 2023)

L’operazione esemplare su un gruppo di italiani, condannati per fatti degli anni Settanta, per l’autorità giudiziaria francese appare definitivamente chiusa. Riguardava solo alcune delle persone ancora ricercate, in Italia, e residenti da molti anni in Francia, coi nomi sul citofono. Quasi tutti erano stati di colpo arrestati, nel 2021, ma rimessi in libertà poco dopo. La decisione finale arriva adesso, dopo un primo provvedimento contrario all’estradizione, motivato dalla Corte d’appello di Parigi nel 2022 (commentato qui), seguito da un ricorso che, a questo punto, viene rigettato. La legge francese non prevede una nuova impugnazione.

L’estradizione, chiesta già in un lontano passato, stavolta era stata invocata sulla base non di nuovi fatti ma di nuova base legale: la Convenzione di Dublino del 1996 sull’estradizione nell’Unione europea, che integra e affina regole del 1957 e del 1977. La Francia è parte della Convenzione, ma ha fatto una riserva: niente estradizione se la persona condannata, in questo caso in Italia, non ha avuto un processo con tutte le garanzie fondamentali e con pienezza dei diritti della difesa. E proprio sulla difesa, la decisione della Corte d’appello francese ha escluso che potesse bastare la nomina di un avvocato d’ufficio.

Ancora sul diritto internazionale. Un protocollo di modifica della Convenzione del 1996 riguarda le condanne emesse in assenza, tipiche degli imputati ormai all’estero: ribadisce la necessità di assicurare comunque un minimo di difesa e permette l’estradizione se lo Stato che la chiede acconsente a svolgere un nuovo processo. Può sembrare un cavillo, ma è rilevante e non c’è davvero da stupirsi: se si permette la riapertura di questioni di estradizione perché ci sono nuove norme, sopravvenute dopo vecchie richieste di estradizione respinte, si deve anche tenere conto delle garanzie in più che le norme nuove hanno introdotto. Il diritto non può essere retroattivo a senso unico, e meno che mai in materia penale.

Ha avuto un peso, nei rilievi davanti alla Cassazione e nella decisione, la questione della proporzionalità della lesione che l’estradizione avrebbe recato al diritto al rispetto della vita privata e familiare. Questo principio non è una novità, per la giurisprudenza francese, e l’apprezzamento della proporzionalità spetta all’autorità giudiziaria locale: appunto alla Corte d’appello. In concreto, è stato determinante, tenendo conto della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che le persone vivessero in Francia da venti, trenta o quarant’anni, e che avessero una famiglia e un lavoro (o a questo punto, si direbbe, una pensione).

Per chiedere l’estradizione, lo Stato italiano si è anche affidato a un noto studio legale francese, ma la procedura ha le sue regole e preclusioni. Come in Italia, la Cassazione non decide ogni aspetto, limita il suo esame a questioni di rito e motivazione; per questo, è stato messo in forse persino fino a che punto lo Stato italiano potesse interloquire. Il pubblico ministero, poi, si è pronunciato contro l’estradizione, ricordando anche un punto scottante della decisione in Corte d’appello: comunque, se l’Italia avesse deciso di riprocessare tutti, adesso, per rimediare all’assenza degli imputati nei dibattimenti di allora, considerando il tempo trascorso avrebbe violato l’obbligo di ragionevole durata del processo. Un argomento decisamente senza smentita. È evidente l’esigenza che l’applicazione di novità giuridiche sia presa in considerazione, sì, ma valutando tutti gli aspetti, e non scorporando quelli che fanno comodo. Il diritto non è una scatola degli attrezzi, dove si sceglie la chiave a misura.

Chi pensa che i giudici francesi siano stati iniqui con l’Italia, deve non solo tenere conto delle esigenze legali di sostanza e procedura, ma considerare che, nel passaggio dalla Corte d’appello alla Cassazione, con la fase della relazione del giudice e delle richieste del pubblico ministero, in realtà le critiche all’Italia si sono smussate o sono finite tra parentesi; e questo perché non più rilevanti, non perché considerate infondate. All’inizio, la Corte d’appello ha dato un conto severo delle spiegazioni incerte fornite dall’Italia su varie questioni legali; la decisione ha notato che fare, nel 2020, una richiesta di estradizione basata sulla Convenzione di Dublino, del 1996, significa più di vent’anni di ritardo, cioè scarsa diligenza italiana. La Corte d’appello non l’ha detto, ma vedendo tutto questo dall’Italia, si può notare che la tempistica delle richieste di Roma non è dipesa dalle novità giuridiche invocate, ma da scelte politiche contingenti. Eppure, le iniziative a orologeria si conciliano male con le funzioni della giustizia penale, specialmente quando riguardano fatti politicamente connotati e lontani nel tempo.

Dopo, le autorità francesi della fase di impugnazione hanno evitato polemiche e hanno visto tutto sub specie iuris; così, olimpicamente, hanno detto che il ricorso contro la decisione andava rigettato. Ma attenzione: la motivazione della Corte d’appello non è superata, sta lì, anche nelle parti che la Cassazione non ha ripercorso, perché si è mantenuta strettamente nei suoi limiti funzionali. La Corte non esamina, si dice in Italia, “il merito”, e il pubblico ministero francese ha ricordato la necessità di evitare “un apprezzamento fattuale estraneo al controllo della Cassazione”.

Nell’insieme si è visto un percorso inverso, rispetto a quello del Brasile, quando in una prima fase Cesare Battisti non fu estradato con motivazioni che, nel corso della procedura, cambiarono, si inasprirono ed estesero dure critiche dall’Italia di ieri a quella di oggi. Nell’operazione “Ombre rosse”, salendo di grado la procedura, la Francia si è abbottonata la toga sino al collo. Alla fine, i magistrati si sono limitati ad argomenti legali e motivazionali, senza superare le critiche all’Italia, piuttosto mettendole oltre i margini del discorso. Ma il risultato è lo stesso: niente estradizione.

La vicenda sembra risolversi parlando solo di diritto; è proprio così? Di là dalle Alpi la “dottrina Mitterrand” sfuma in fredde carte, di qua si continua con gli stati d’animo. Eppure, sotto traccia, la questione della proporzionalità, così presente negli atti delle autorità giudiziarie francesi, è in fondo un modo sottile per dare voce a tempi e contesti.

1.996
Archiviato inEditoriali
TagsBrigate Rosse Cassazione francese estradizione ex brigatisti Francia Luca Baiada no alla estradizione operazione Ombre rosse proporzionalità terrorismo

Articolo precedente

“Il nuovo Codice appalti è sbagliato e pericoloso”. Parla Alessandro Genovesi

Articolo successivo

La lettera perfetta

Luca Baiada

Articoli correlati

L’Italia a colori, viaggiando in camicia rossa

La tratta degli schiavi crimine contro l’umanità

Segnali incoraggianti, ma…

Ha vinto la Costituzione, ora deve vincere anche la giustizia sociale

Dello stesso autore

L’Italia a colori, viaggiando in camicia rossa

Ha vinto la Costituzione, ora deve vincere anche la giustizia sociale

Il referendum e la “famiglia nel bosco”: una farsa la propaganda per il “sì”

Referendum, le maglie si stringono

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
L’imbroglio del “salario giusto”
Paolo Andruccioli    4 Maggio 2026
Niente da fare, non si ferma la frana del governo
Rino Genovese    29 Aprile 2026
Guerra israelo-statunitense all’Iran: l’incubo dell’arma nucleare
Giorgio Graffi    27 Aprile 2026
Ultimi articoli
Il governo ancora all’assalto degli spazi autogestiti
Marianna Gatta    7 Maggio 2026
In Romania c’è vita a sinistra  
Vittorio Bonanni    7 Maggio 2026
Guerra interna al Grande Oriente d’Italia (4)
Guido Ruotolo    4 Maggio 2026
Mali, la giunta militare in gravissime difficoltà
Luciano Ardesi    4 Maggio 2026
Guerra interna al Grande Oriente d’Italia (3)
Guido Ruotolo    30 Aprile 2026
Ultime opinioni
Tra 25 aprile e primo maggio
Rino Genovese    5 Maggio 2026
Una critica della geopolitica
Claudio Bazzocchi    30 Aprile 2026
Fenomeno Silvia Salis?
Vittorio Bonanni    28 Aprile 2026
Meloni, una frana che non si ferma
Rino Genovese    17 Aprile 2026
Una critica delle primarie
Claudio Bazzocchi    10 Aprile 2026
Ultime analisi
Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?
Paolo Andruccioli e Paolo Barbieri    7 Aprile 2026
La lezione di Hormuz
Paolo Andruccioli    17 Marzo 2026
Ultime recensioni
Indagini sulla violenza
Katia Ippaso    6 Maggio 2026
L’Italia a colori, viaggiando in camicia rossa
Luca Baiada    5 Maggio 2026
Ultime interviste
Economia pubblica o barbarie
Paolo Andruccioli    20 Aprile 2026
“No alla guerra, sì a una difesa comune europea”
Paolo Andruccioli    11 Marzo 2026
Ultimi ritratti
Gerda Taro: la donna che cambiò il modo di raccontare la guerra
Laura Guglielmi    13 Aprile 2026
Nellie Bly: i pazzi visti da vicino
Laura Guglielmi    3 Aprile 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA