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La sinistra del futuro e il comunismo come orizzonte

Si è svolto a Rimini, il 27 e 28 novembre scorsi, un incontro seminariale per ricordare Lucio Magri, tra i fondatori del gruppo del...

In Svezia prima donna premier: eletta, bocciata, ma ci riprova

In Svezia il voto alle donne è in vigore dal 1862, primo Paese al mondo a legalizzarlo iniziando dalle elezioni comunali (in Italia entrò in vigore solo nel 1946, in occasione del referendum repubblica/monarchia). Mai però una donna era stata eletta premier fino a mercoledì scorso, quando la scelta di primo ministro è caduta sulla leader socialdemocratica, Magdalena Andersson. L’incarico è durato tuttavia otto ore. Si è trattato di un record. I verdi hanno infatti ritirato l’appoggio al governo non condividendo la legge di bilancio annuale, criticata da destra dal Partito di centro, e da sinistra dagli ecologisti, oltre che dal Partito della sinistra (Stoccolma è governata negli ultimi anni da esecutivi di unità nazionale). Sono lontani i tempi – quelli di Olof Palme e Willy Brandt – in cui in Scandinavia e in Germania governavano saldi monocolori socialdemocratici. La crisi economica e politica post-1989 ha morso anche qui.

A proposito di Berlino, proprio ieri, è andata meglio per gli equilibri di governo. È stato infatti dato il via libera al governo “semaforo” tra socialdemocratici, verdi e liberali, dopo l’accordo sul dicastero delle Finanze che va a questi ultimi. Cancelliere verrà eletto, perciò, il socialdemocratico Olaf Scholz. Il caso tedesco conferma, come in Svezia, la fine dei governi monocolori, o moderati o socialdemocratici (l’unità nazionale tra Spd e Cdu ha contrassegnato le ultime legislature in Germania). 

Legge elettorale, Letta delude e sceglie lo statu quo

Complice la tradizionale presentazione del libro natalizio di Bruno Vespa, c’è stato un annuncio deludente e a sorpresa di Enrico Letta, segretario del Pd: “La legge elettorale non cambierà perché il parlamento non è in grado di trovare un’intesa su una nuova legge”.

È una dichiarazione di resa (forse nel tentativo di aprire una trattativa con il centrodestra su chi sarà il prossimo inquilino del Quirinale dal gennaio 2022). Con Letta, a presentare il volume di Vespa, c’era Giorgia Meloni che ha subito detto di essere d’accordo con il suo interlocutore.

Scaletta per il centrosinistra. Un forum con Cuperlo

Martedì 9 novembre la redazione di “terzogiornale” incontra Gianni Cuperlo, autorevole esponente del Pd e leader dell’area di Sinistradem in un forum che i lettori potranno poi seguire mediante la registrazione in video. È una occasione per fare il punto sulla situazione politica, sulle prospettive della sinistra e del centrosinistra sulla base di una ideale scaletta di ragionamento.

Primo quesito. I recenti risultati delle elezioni amministrative confermano che il centrosinistra è in ripresa di consensi e può riaprire la partita o il record di astensioni rischia di farci prendere un abbaglio? La conquista di Milano, Napoli, Bologna, Roma, Torino e altre città non può essere sottovalutata, ma la destra resta forte e agguerrita fuori dai grandi centri urbani. L’area del non voto può fare la vera differenza. Come invertire la tendenza? E come affrontare l’emergenza democratica che segnala un astensionismo senza precedenti?

Congresso del Psoe: Sánchez resta a sinistra

È stato il congresso del consolidamento della leadership di Pedro Sánchez e della ritrovata unità tra le diverse componenti del Partito socialista spagnolo (Psoe),...

Centrosinistra premiato, astensione e coalizione sono un problema

I ballottaggi confermano ciò che si era intuito nel primo turno delle elezioni amministrative: il centrosinistra è in ripresa di consensi. Dopo Milano, Napoli, Bologna, conquista Roma, Torino e altre città. Inquietante è il numero degli astenuti che supera la metà degli aventi diritto (nella capitale si è recato alle urne solo il 40%). È squinternata perciò la partecipazione democratica, e c’è un problema della democrazia tout court: non si è mai votato così poco nella storia repubblicana. I risultati nelle percentuali oltrepassano, tuttavia, le più rosee previsioni per il centrosinistra. Giusto, da tale punto di vista, tirare il classico sospiro di sollievo.

Il quadro politico in cui si svolgevano queste consultazioni non era facile. La polemica sul green pass è stata, ed è tuttora, feroce. La destra ci aggiungeva una criticità sul governo Draghi, mentre il centrosinistra (Pd in testa) si identificava totalmente con l’esecutivo. La destra – oltre a sbagliare candidati – ha usato toni nella campagna elettorale non adeguati a città che escono da due anni di sofferenze per via della pandemia, e che auspicano ora la tenuta della ripresa economica in atto.

Cosa dicono le piazze di Roma e Milano

Sabato si aspettavano poche centinaia di persone a Roma e Milano per la settimanale manifestazione “no vax”. Invece ce n’erano alcune migliaia chiamate alla...

Yolanda Díaz, una ministra da invidiare

L’ha “scoperta” anche il prestigioso quotidiano “Le Monde”, che una settimana fa le ha dedicato un ritratto a firma di Sandrine Morel, corrispondente da Madrid, segnalandola come personaggio “in ascesa” e “carismatica”, molto apprezzata tra gli industriali, oltre che dai sindacati, per la sua capacità di tenere aperto il dialogo sociale. Si tratta di Yolanda Díaz (galiziana, classe 1971), comunista, avvocata e ministra del Lavoro dal gennaio 2020 nel governo formato dalla coalizione tra Partito socialista (Psoe) e Podemos, dal marzo 2021 anche coordinatrice di quest’ultima formazione politica e vicepresidente del governo presieduto da Pedro Sánchez, dopo le dimissioni dai due incarichi di Pablo Iglesias.

Alla sua caparbietà e abilità si devono tre conquiste: il salario minimo fissato a 950 euro; la deroga al licenziamento per problemi medici che ha limitato i danni del Covid; la legge che ora regola il cosiddetto lavoro telematico (Ley del teletrabajo). A Díaz va pure il merito dell’accordo di avanguardia per introdurre nel codice del lavoro una “presunzione di lavoro salariato” per i fattorini che consegnano pasti a domicilio attraverso piattaforme come Deliveroo o UberEats. La ministra del Lavoro ha più volte precisato che “questi lavoratori ora sono dipendenti e potranno beneficiare di tutte le tutele derivanti dal loro status”.

Scossa di centrosinistra, le urne riaprono la partita

Forse mai previsioni e sondaggi sono stati così azzeccati come in queste ultime elezioni amministrative. C’è una sorta di resurrezione delle potenzialità di una...

“Green pass” tra libertà, bene comune e democrazia

Caro Aldo, ho apprezzato molto la correttezza del tuo editoriale del 22 settembre su “L’improbabile referendum sul green pass”. Correttezza e direi anche imparzialità pur...