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Elezioni, il centrosinistra è favorito per inerzia

Quasi dodici milioni di elettori andranno al voto domenica 3 e lunedì 4 ottobre per l’elezione dei sindaci e il rinnovo dei Consigli comunali in 1.157 località. Tra queste, sei capoluoghi che polarizzano l’attenzione: Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna, Trieste. Si tratta di un test politico indubbiamente rilevante. In Calabria si vota pure per il Consiglio regionale.

Il centrosinistra – dicono i sondaggi – può uscire vittorioso da queste elezioni amministrative. Più che per particolari meriti propri, a causa di circostanze contingenti che lo favoriscono. Si potrebbe dire che, per inerzia, le cose della politica vanno meglio per il centrosinistra a livello locale che a livello politico generale, dove la destra unita (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia) resta saldamente in testa ai sondaggi. Come si spiega questa previsione pressoché unanime tra sondaggisti e commentatori?

Dopo la ritirata da Kabul, si tratta su Caracas

La fuga da Kabul è l’esempio più lampante della crisi egemonica e militare dell’Impero statunitense. Ma ci sono altre aree del mondo in cui lo stesso Impero non viene a capo di problemi di lunga durata. È il caso del Venezuela, dove neppure l’amministrazione Trump è riuscita a buttare giù dalla torre il presidente Nicolás Maduro con ciò che resta del chavismo. Le ultime notizie raccontano dell’avvio di una trattativa sul futuro di Caracas: a Città del Messico, con la mediazione per merito diplomatico del presidente messicano Andrés Manuel López Obrador e di Marcelo Ebrard, ministro degli Esteri, oltre che della Norvegia. Si sta negoziando, dalla metà di agosto, fra governo e opposizione venezuelani. Dietro le quinte c’è il ruolo svolto dal Vaticano, in particolare dallo stesso Bergoglio molto sensibile alle questioni latinoamericane.

Un primo risultato del negoziato è l’accordo per la partecipazione di gran parte dell’opposizione alle elezioni amministrative del 21 novembre. Cosa ha reso possibile questo inaspettato obiettivo? Maduro e il suo governo sono tornati a dialogare con l’opposizione di Piattaforma unitaria di Henrique Capriles (più dialoguero e popolare di altri oppositori), Leopoldo López e il presidente pro forma Juan Guaidó, nominato presidente alternativo nel 2019 su indicazione statunitense (l’Unione europea ha smesso da oltre un anno di riconoscerlo come presidente legittimo, errore – bisogna ammetterlo – che l’Italia non ha commesso per merito dei 5 Stelle).

Il giusto coltello di Montanari affondato nella storia

“Leggo che avrei ‘negato’ le foibe: ovviamente è falso. Contesto invece la loro decontestualizzazione, amplificazione, falsa e strumentale parificazione alla Shoah. La narrazione neofascista impostasi nella costruzione della giornata del ricordo”. È l’autodifesa di Tomaso Montanari, storico dell’arte, rettore dell’Università per stranieri di Siena, finito nell’occhio del ciclone delle polemiche per aver definito “falsificazione storica” la giornata del ricordo con cui si celebra dal 2004, ogni 10 febbraio, il rinvenimento di fosse comuni lungo il confine tra Italia ed ex Jugoslavia.

Montanari “negazionista” è una truffa agostana che è servita alla destra per chiederne la rimozione dall’incarico di rettore. L’interessato ha poi gettato benzina sul fuoco annunciando di aver rassegnato le dimissioni dal Consiglio superiore dei Beni culturali, del quale faceva parte in qualità di presidente del comitato tecnico-scientifico per le belle arti. Spiegazione: “Mi sono dimesso per denunciare l’arroganza del ministro Dario Franceschini nella nomina del soprintendente dell’Archivio centrale dello Stato, apologeta di Rauti”.

La Confindustria apre le danze di autunno

Ci pensa Confindustria ad accendere lo scontro sociale in questo ultimo scorcio di agosto. Il tema è la pandemia, ma non solo. Quali problemi si prevedono per gli indici di contagio in autunno, se non si raggiungerà l’80% dei vaccinati, soglia indicata come minima per ottenere la cosiddetta immunità di gregge? Il vaccino diverrà obbligatorio con leggi nazionali ed europee, se non si raggiungerà quell’obiettivo?

Carlo Bonomi, presidente dell’associazione degli industriali, ha scelto il meeting di Rimini di Comunione e liberazione per lanciare l’affondo: “L’obbligo vaccinale nei luoghi di lavoro e nella scuola è doveroso, il green pass obbligatorio. Ma è troppo facile rimandare la palla alla politica. C’è una differenza di posizione tra i partiti che difficilmente potrà farci arrivare a una legge”. Il solitamente ruvido Bonomi non accetta i vincoli del “semestre bianco” che precede l’elezione del nuovo inquilino del Quirinale e imporrebbe la tregua politica, in attesa delle elezioni amministrative di autunno. Può farlo anche perché il governo presieduto da Mario Draghi è molto sensibile alle richieste di Confindustria.

Livorno. Considerazioni su un centenario

(Questo articolo è stato pubblicato il 25 gennaio 2021) A Livorno nel 1921 non era possibile evitare la nascita del Partito comunista d’Italia (Pcd’I), embrione...

Cuba, quiete apparente dopo la tempesta

Lunedi 26 luglio poche manifestazioni a Cuba. L’anniversario dell’avvio della rivoluzione nel lontano 1953 è stato ricordato soprattutto a Santiago – dove si diede l’assalto alla caserma Moncada – e in tv. Non c’è stato il tradizionale raduno in una città per premiarne la particolare laboriosità negli ultimi dodici mesi. A sconsigliare particolari festeggiamenti sono i dati di diffusione del Covid, attestati su una curva non in discesa, nonostante l’avvio della campagna di vaccinazione con dosi di siero made in Cuba.

A due settimane dalle proteste dello scorso 12 luglio, la situazione è tornata sotto controllo; sottotraccia resta lo scontento che attende risposte positive. Gli specialisti sanitari cubani sostengono che sulla diffusione del virus si pagano proprio quegli “assembramenti” di quindici giorni fa, com’è avvenuto da noi – facendo un irriverente parallelo – per i festeggiamenti delle vittorie nei recenti campionati europei di calcio. La priorità, anche per recuperare consenso, resta in questi giorni la campagna contro la pandemia, che procede a rilento per mancanza di materie prime utili alla fabbricazione di vaccini (3.117 nuovi contagi, lunedì 26 luglio, e 22 morti).

Un green pass di lotta (al virus) e di governo

“Non si tratta di un arbitrio, è una delle condizioni delle riaperture”. Così Mario Draghi ha spiegato la centralità dell’uso del green pass nella conferenza stampa di giovedì pomeriggio, sottolineando che l’Italia è in buona ripresa rispetto ad altre economie europee. I dati danno ragione al premier: quaranta milioni di italiani hanno già scaricato il proprio certificato con una o due dosi e si apprestano a usarlo. Non c’è alcun attacco alla privacy: chi si vaccina ha più diritti, chi non lo fa meno. Con buona pace dei no vax e dei loro furori su complotti planetari. Le ripercussioni dei vaccini sul ribasso di contagi e malati sono indubbie.

Prime indiscrezioni sul futuro del Movimento 5 Stelle

L’attenzione politica è in questi giorni tutta rivolta al destino del disegno di legge al Senato che ha come primo firmatario il deputato piddino Alessandro Zan. I grilllini, che sono abili comunicatori, attendono perciò il momento giusto per raccontare com’è finito il braccio di ferro tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte, oltre che per rendere conto intorno a quali contenuti è stata trovata la mediazione. Indiscrezioni e segnali danno però già conto di ciò che è avvenuto.

Il gruppo di sette saggi che doveva istruire la discussione ha raggiunto il risultato di salvaguardare l’unità, merito soprattutto del lavoro di mediazione di Roberto Fico, presidente della Camera, e Luigi di Maio, ministro degli Esteri. Ne ha dato notizia Vito Crimi, capo reggente provvisorio del Movimento, nell’assemblea dei gruppi parlamentari: “Ora ci sono tutte le condizioni per partire e rilanciare i 5 Stelle: piena agibilità politica del presidente del Movimento, netta distinzione tra ruoli di garanzia e ruoli di azione politica. È il momento di lasciarci alle spalle le ombre di queste settimane difficili”. Il tema pregiudiziale era infatti trovare le modalità di coabitazione tra Grillo e Conte. Il primo resterà garante “ideale”, il secondo sarà eletto presidente e avrà pieni poteri sulla linea politica del movimento.

Emergenza Cuba: proteste, Covid e crisi

L’11 luglio è stata una domenica di forti tensioni in varie località di Cuba (le agenzie di stampa parlano di venticinque città dove si sono tenute manifestazioni di piazza con decine di arresti). Epicentro di proteste e scontri con la polizia è stata la località di San Antonio de los Baños, cittadina distante cinquanta chilometri da L’Avana, famosa perché sede della scuola di cinema fondata da Gabriel García Márquez e Fernando Birri.

A unificare la protesta è l’emergenza alimentare e sanitaria, oltre alla richiesta di democrazia. Il paragone di molti commentatori è andato al 1994, quando si ebbe “la crisi dei balseros”, con migliaia di persone che abbandonarono l’isola con mezzi di fortuna. In quel caso, si era nel periodo especial, fatto di privazioni e razionamenti all’osso, che sarebbe durato ancora un decennio, come effetto del crollo del Muro di Berlino e del “socialismo reale”. In quella fase, tuttavia, l’isola si aprì al turismo internazionale e si avviarono le prime riforme economiche verso un’economia mista e non più tutta statale (los cuentas propistas, i lavoratori privati nei settori artigianali).

5 Stelle, la tregua dei saggi ha poche alternative

È un bel paradosso. Il destino dei 5 Stelle è nelle mani dell’ala governista del movimento. Cioè soprattutto di Luigi di Maio (ministro degli Esteri), di Roberto Fico (presidente della Camera) e di Stefano Patuanelli (ministro delle Politiche agricole). Sono coloro che sono stati nominati “saggi” insieme al “reggente” Vito Crimi e a Ettore Licheri, Davide Crippa e Tiziana Beghin. Il loro compito è trovare la mediazione per scongiurare la scissione, data fino a qualche giorno fa per sicura. Devono perciò dare forma a statuto, carta dei valori, codice etico per sancire un rinnovato equilibrio politico. Un lavoro delicato, perché i successi dei grillini sono legati all’informalità e all’assenza di norme interne.

Il paradosso è che il movimento che aveva promesso fuoco e fiamme contro le istituzioni e il politichese, di fronte alla propria crisi, ragiona soprattutto su come creare meno problemi possibili al governo di Mario Draghi. La deflagrazione dei 5 Stelle, infatti, oltre a sancire probabilmente la fine della propria esperienza, farebbe scricchiolare l’attuale maggioranza anomala di governo in pieno “semestre bianco”, quello che precede l’elezione del presidente della Repubblica e rende impossibili elezioni anticipate.