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Il Risiko del premier e del candidato alla presidenza della Repubblica

11 Gennaio 2022 Aldo Garzia  1630

Mario Draghi ha deciso di rischiare. Rischia sulla riapertura delle scuole, sulla sua candidatura al Quirinale, sulla permanenza alla presidenza del Consiglio (su questo punto rischierebbe di meno, se volesse rimanerci). I suoi nemici invisibili sono i contagi della variante Omicron. Quelli visibili si annidano a destra, perché Salvini e Meloni (oltre all’autocandidato Berlusconi) vorrebbero eleggere un loro pupillo.

Come al solito sicuro di sé, pragmatico, freddo nell’esposizione delle repliche nella conferenza stampa che lunedì pomeriggio serviva a spiegare gli ultimi provvedimenti in materia di Covid-19, con l’unica autocritica del tardivo incontro con i giornalisti (conferenza “atto riparatore” ha detto). Con stile assai discutibile, trattandosi pur sempre di una conferenza stampa, è poi venuta da Draghi la ferma richiesta di non rispondere ai quesiti sul suo possibile futuro al Quirinale, insieme con il diniego di non chiarire se nel prossimo futuro permarrà o meno nel ruolo di premier. Non si è infatti sciolto il rebus su chi sarà il prossimo inquilino del Colle. Anche se, allo stato attuale, l’ipotesi più accreditata resta quella che vede Draghi avere l’identikit giusto per occupare il ruolo, perché tra l’altro Mattarella non ha intenzione di offrire un replay nonostante le insistenze del Pd di questi giorni (pur sempre il suo partito) che lo mettono a disagio non poco.

Ma c’è un “ma” grosso come una casa che grava sul dilemma quirinalizio e sulla sicurezza ostentata da Draghi in conferenza stampa. Se i contagi dovessero procedere a centinaia di migliaia al giorno, con centinaia di morti, potrebbero esplodere tutti gli scenari disegnati a tavolino da partiti e singoli protagonisti. Già si parla di decine di contagiati tra gli oltre mille grandi elettori del capo dello Stato, che potrebbero aumentare da qui al 24 gennaio (giorno del primo scrutinio, in quella settimana si prevede addirittura il picco del virus).

L’elezione potrebbe quindi essere rinviata per cause di forza maggiore (tecnicamente ci sarebbe bisogno di un provvedimento ad hoc, i quorum necessari nelle varie votazioni sono previsti comunque sugli aventi diritto e non sui presenti, il che rende possibile il rinvio). Lo spostamento della data di elezione potrebbe quindi prorogare de facto il mandato di Mattarella e portare Draghi al Quirinale nei tempi giusti per andare a elezioni anticipate senza traumi. L’aumento esponenziale dei contagi potrebbe però essere pure la congiuntura per chiedere a gran voce a Draghi di non lasciare il suo ruolo di premier (è l’unico che può tenere insieme una maggioranza così eterogenea) e di accelerare i tempi dell’elezione del nuovo inquilino al Quirinale che non sia l’attuale presidente del Consiglio. Senza Draghi a Palazzo Chigi – ha già avvertito però Silvio Berlusconi con tempismo – Forza Italia si sfilerebbe immediatamente dal governo. Tutto ciò (è banale la citazione del paroliere Mogol ma viene bene) lo scopriremo solo vivendo. Del resto dal qui al 24 gennaio manca poco.

Tornando alla conferenza stampa, Draghi non ha lasciato spazio a dubbi sul suo operato. Non sulla scuola: “Ci sono anche motivazioni di ordine pratico: ai ragazzi si chiede di stare a casa, poi fanno sport tutto il pomeriggio e vanno in pizzeria? Ma se chiudiamo tutto torniamo all’anno scorso e non ci sono i motivi per farlo”. Non sul fermo attacco ai “no vax”: “Gran parte dei problemi che abbiamo oggi dipende dal fatto che ci sono dei non vaccinati. La circolazione del virus mette di nuovo sotto pressione i nostri ospedali, soprattutto per l’effetto sulla popolazione non vaccinata”. Non sulla discussa soglia dei cinquantenni per l’obbligo vaccinale: “Lo abbiamo fatto sulla base dei dati che ci dicono che chi ha più di cinquant’anni corre maggiori rischi, le terapie intensive sono occupate per i due terzi dai non vaccinati”. Sulla polemica rispetto a una mancanza di strategia: “Il governo sta affrontando la sfida della pandemia e la diffusione di varianti molto contagiose, con un approccio un po’ diverso rispetto al passato: si cerca anche di minimizzare gli effetti economici, sociali. L’economia ha segnato una crescita di oltre il 6%”. 

Il premier non ha tuttavia escluso l’incrinatura della maggioranza che lo sostiene (il recente “no” di Lega e 5 Stelle all’obbligo vaccinale): “Quando si introducono provvedimenti di questa portata, con l’obbligo anche sui luoghi di lavoro, occorre puntare all’unanimità. Avere l’unanimità della vasta coalizione è un obiettivo che, se possibile, si deve raggiungere”. C’è un po’ di spazio pure per l’ironia: “Dicono che Draghi non decide più? Le diversità di vedute sono naturali. L’importante è che ci sia voglia di lavorare insieme e di arrivare a soluzioni condivise. Finché c’è quella, il governo va avanti bene”. Per ora è andata così, eppure i rischi stanno aumentando.

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TagsAldo Garzia elezioni capo dello Stato Mario Draghi quirinale

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