• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Il chiacchiericcio sulle armi e il vincolo della deterrenza

Il chiacchiericcio sulle armi e il vincolo della deterrenza

29 Marzo 2022 Aldo Garzia  1780

Guerra in atto e pandemia niente affatto conclusa rendono le polemiche italiane sull’aumento delle spese militari un chiacchiericcio. Ci sarà l’ennesimo voto di fiducia chiesto da Draghi, o altra soluzione parlamentare, a fare testo e a dare il via libera all’aumento del budget militare auspicando una politica di difesa su scala europea. Intanto, Giuseppe Conte vede legittimata la sua leadership su ciò che rimane dei 5 Stelle, con il 94% nel referendum interno e con il suo alzare la voce cercando di recuperare la radicalità delle origini. Come risponderà il ministro Lugi Di Maio, che su guerra e armi marcia come un soldatino, è un dettaglio che interessa solo chi è ancora grillino.

Il problema non è perciò la precarietà degli equilibri di governo – destinati a restare tali fino alle elezioni politiche del 2023 –, quanto piuttosto l’atteggiamento politico nei confronti della guerra Russia-Ucraina. Forse l’Italia tornerà in gioco se si dovesse scegliere la linea della soluzione di Paesi garanti della neutralità e della sicurezza dell’Ucraina (il negoziato in corso in Turchia); non c’è dubbio, però, che finora il governo Draghi (come il Pd) non abbia brillato per iniziativa in campo europeo. Il presidente Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Olaf Scholz hanno avuto maggiore protagonismo e visibilità, provando a convincere Putin alla trattativa e parlando con le parti in conflitto (grazie al ruolo avuto da Macron nell’ultimo mese, quasi sicuramente sarà lui l’inquilino riconfermato all’Eliseo nelle prossime elezioni di aprile in Francia).

Il governo italiano non ha avanzato invece iniziative autonome, o in collaborazione con altri Paesi, e non si è esposto neppure dopo la gaffe di Joe Biden a Varsavia, quando il presidente a stelle e strisce ha detto che Putin non deve più governare a Mosca, facendo balenare l’ipotesi di un cambio della guardia al Cremlino come obiettivo immediato (Macron e Scholz, a differenza di Draghi e Di Maio o del piddino Letta, hanno invece manifestato almeno il loro imbarazzo).

Nel non protagonismo del governo italiano, e dell’Unione europea in quanto tale, hanno spiccato per fantasia politica le proposte del guastatore Matteo Renzi: prima l’idea che possibile mediatrice del conflitto potesse essere Angela Merkel a nome dell’Europa, poi, più di recente, quella di “una soluzione alla Trentino Alto Adige che garantisca autonomia e libertà, l’Europa prenda una iniziativa diplomatica, non lasciamo la responsabilità del dialogo solo a Turchia o Cina”. Questo sforzo di fantasia o iniziativa poteva essere appannaggio del Pd o delle forze socialiste europee. Invece, da quel versante, hanno colpito inerzia e analisi non particolarmente originali di quanto sta accadendo.   

Il vincolo fattuale, ma non detto, di quello che accade in Ucraina è che la voglia di risposta all’invasione di Putin non può essere l’interventismo di guerra caro alla maggioranza dei commentatori. Potrebbe esserci solo nel caso limite che fossero attaccati Paesi appartenenti alla Nato (per esempio, Polonia e Repubbliche baltiche), o nel caso di incidenti nei pressi delle centrali nucleari in territorio ucraino. Di Putin si può pensare tutto il male possibile (“criminale”, “macellaio”, “novello Hitler”), tuttavia se si persegue il cessate il fuoco e la pace bisognerà pure negoziare con lui – a meno che a Mosca non accada qualcosa per ora non prevedibile. In caso contrario, è lecito pensare ad altri scenari (guerra prolungata, guerriglia in Ucraina, golpe a Mosca).

Certo, è deprimente assistere da un mese inerti e sbigottiti a invasione, bombardamenti, uccisioni, milioni di profughi, senza potere fare nulla. È la contraddizione del nostro tempo nel teatro geopolitico europeo, dove la deterrenza nucleare funziona ancora, a differenza di quanto è accaduto in Libia, Afghanistan, Iraq. Al cessate il fuoco e al negoziato non esistono alternative, a meno di non pensare al peggio. Le notizie che arrivano dai negoziati in Turchia fanno ben sperare.      

1.798
Archiviato inEditoriale
TagsAldo Garzia armi Emmanuel Macron Enrico Letta governo draghi guerra Joe Biden Luigi Di Maio matteo renzi Olaf Scholz Russia Ucraina Unione europea

Articolo precedente

La sinistra latinoamericana e la guerra in Ucraina

Articolo successivo

Il fondamentalismo binario dell’Occidente

Aldo Garzia

Seguimi

Articoli correlati

Il vertice Nato, i capricci di Trump, la Turchia

L’Albania rischia di allontanarsi dall’Unione europea

Le nozze con i fichi secchi, ovvero la guerra senza i soldi

Ue, la finzione giuridica dei nuovi Ogm deregolamentati

Dello stesso autore

Troppi immigrati? Perché il Nord Europa si difende

Il Risiko del premier e del candidato alla presidenza della Repubblica

America latina, l’ora di una nuova sinistra meticcia

Quirinale, Renzi cerca di convincere il centrodestra

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Fronte ucraino, il rischio è quello di un allargamento della guerra
Giorgio Graffi    13 Luglio 2026
Ordine pubblico e democrazia
Guido Ruotolo    9 Luglio 2026
Meloni frustrata nella sua ricerca di un capo
Rino Genovese    7 Luglio 2026
Ultimi articoli
Una settimana nella vita di Nigel Farage
Agostino Petrillo    16 Luglio 2026
Myanmar, centomila morti e uno Stato fallito
Marco Santopadre    15 Luglio 2026
Il vertice Nato, i capricci di Trump, la Turchia
Eliana Riva    14 Luglio 2026
Remigrazione nel Paese che fu dell’apartheid
Luciano Ardesi    13 Luglio 2026
In Giappone il flop del riarmo
Marco Santopadre    8 Luglio 2026
Ultime opinioni
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Una casa per il circolo Gianni Bosio?
Paolo Andruccioli    3 Luglio 2026
Chiesa, i lefebvriani all’attacco
Rino Genovese    2 Luglio 2026
Elly Schlein e l’establishment
Rino Genovese    26 Giugno 2026
Dell’Utri 2, un’archiviazione che non archivia nulla
Stefania Limiti    11 Giugno 2026
Ultime analisi
La pelle del serpente: tutte le metamorfosi di AfD
Agostino Petrillo    10 Luglio 2026
Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale
Massimo Florio*    8 Giugno 2026
Ultime recensioni
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Genocidio del Ruanda, una “Lettera all’assente”
Katia Ippaso    29 Giugno 2026
Ultime interviste
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ex Ilva, a che punto siamo
Guido Ruotolo    18 Maggio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA