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Il Pd e gli altri

È pressoché una non notizia quella del prossimo rientro del gruppo denominato Articolo uno nella casa madre del Partito democratico. Il distacco da un Pd “renzizzato” era infatti avvenuto, perfino tardivamente, nel 2017; ma da quando Renzi si è fatto il suo partitino, non c’è più alcuna ragione, per gli ex dissidenti, di collocarsi in un contenitore diverso dal Pd. E apparirebbe anche piuttosto pretenzioso mirare a una generale rifondazione programmatica di un partito molto più grosso da parte di una formazione attualmente accreditata al 2%. Dunque, un puro e semplice ritorno all’ovile è nelle cose. E a volerlo presentare come il progetto di una “sinistra grande”, Roberto Speranza, rieletto pochi giorni fa alla guida del gruppo, dovrebbe preliminarmente fare un esame di coscienza intorno ai limiti di un’esperienza.

Che cosa non ha funzionato nell’alleanza politico-elettorale che, sotto il nome di Liberi e uguali, nel 2018, raccolse poco più del 3% dei voti? Forse il fatto di essere soltanto un accordo tra apparati, tutti ex qualcosa. Oltre ad Articolo uno, c’erano Sinistra italiana (mai nome fu più inadeguato alla cosa) – cioè una derivazione di Sel (Sinistra, ecologia e libertà), orfana di Vendola, che ha fatto un’altra scelta di vita – e Possibile, a sua volta un frammento staccatosi dal Pd. È probabilmente questa logica dell’assemblaggio che ha dimostrato di essere perdente. (In verità, non da ora, ma fin dagli anni Settanta del Novecento, quando a lungo si cercò di comporre in un mosaico alcune delle piccole forze sparse a sinistra del Pci, senza mai riuscire a concludere granché).

Il chiacchiericcio sulle armi e il vincolo della deterrenza

Guerra in atto e pandemia niente affatto conclusa rendono le polemiche italiane sull’aumento delle spese militari un chiacchiericcio. Ci sarà l’ennesimo voto di fiducia chiesto da Draghi, o altra soluzione parlamentare, a fare testo e a dare il via libera all’aumento del budget militare auspicando una politica di difesa su scala europea. Intanto, Giuseppe Conte vede legittimata la sua leadership su ciò che rimane dei 5 Stelle, con il 94% nel referendum interno e con il suo alzare la voce cercando di recuperare la radicalità delle origini. Come risponderà il ministro Lugi Di Maio, che su guerra e armi marcia come un soldatino, è un dettaglio che interessa solo chi è ancora grillino.

Il problema non è perciò la precarietà degli equilibri di governo – destinati a restare tali fino alle elezioni politiche del 2023 –, quanto piuttosto l’atteggiamento politico nei confronti della guerra Russia-Ucraina. Forse l’Italia tornerà in gioco se si dovesse scegliere la linea della soluzione di Paesi garanti della neutralità e della sicurezza dell’Ucraina (il negoziato in corso in Turchia); non c’è dubbio, però, che finora il governo Draghi (come il Pd) non abbia brillato per iniziativa in campo europeo. Il presidente Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Olaf Scholz hanno avuto maggiore protagonismo e visibilità, provando a convincere Putin alla trattativa e parlando con le parti in conflitto (grazie al ruolo avuto da Macron nell’ultimo mese, quasi sicuramente sarà lui l’inquilino riconfermato all’Eliseo nelle prossime elezioni di aprile in Francia).

Pd, dalla Campania una lettera contro De Luca

Caro Letta, qui in Campania abbiamo un problema. Da tempo non stiamo più in Italia ma in una sorta di repubblica autarchica dove vige...

L’ombra del Colle e i dolori di Enrico Letta

Dopo l’entusiasmo per l’esito delle recenti elezioni amministrative (la conquista di Roma, Milano, Napoli, Torino, eccetera), Enrico Letta ha più problemi che strada in discesa davanti a sé. Il Pd è fermo infatti dietro la scia del governo Draghi, che finisce per essere la sua sola identità. Non mostra, inoltre, iniziative particolari per l’elezione del nuovo inquilino del Quirinale, non morde il freno per cambiare la legge elettorale, vorrebbe che l’esecutivo procedesse fino al termine della legislatura e semmai pure oltre il 2023.

Letta deve poi tenere a bada gruppi parlamentari che furono scelti da Matteo Renzi nella sua composizione, e convincere il Pd che il rapporto con i 5 Stelle è più proficuo di quello con Italia viva o Azione di Carlo Calenda, che tra l’altro si detestano tra loro, pur invocando un’alleanza con i “riformisti” e non con i “populisti”. Ultimo caso da sbrogliare: le elezioni del prossimo 16 gennaio nel collegio Roma 1, che sono quelle suppletive per il posto da deputato lasciato libero da Roberto Gualtieri, eletto sindaco di Roma (in questa zona della capitale si voterà per la terza volta dal 2018, inizio legislatura, a causa dell’elezione e poi delle dimissioni di Paolo Gentiloni, diventato commissario europeo, sostituito in seguito da Gualtieri, a sua volta decaduto dopo l’elezione a sindaco).

Legge elettorale, Letta delude e sceglie lo statu quo

Complice la tradizionale presentazione del libro natalizio di Bruno Vespa, c’è stato un annuncio deludente e a sorpresa di Enrico Letta, segretario del Pd: “La legge elettorale non cambierà perché il parlamento non è in grado di trovare un’intesa su una nuova legge”.

È una dichiarazione di resa (forse nel tentativo di aprire una trattativa con il centrodestra su chi sarà il prossimo inquilino del Quirinale dal gennaio 2022). Con Letta, a presentare il volume di Vespa, c’era Giorgia Meloni che ha subito detto di essere d’accordo con il suo interlocutore.

Scaletta per il centrosinistra. Un forum con Cuperlo

Martedì 9 novembre la redazione di “terzogiornale” incontra Gianni Cuperlo, autorevole esponente del Pd e leader dell’area di Sinistradem in un forum che i lettori potranno poi seguire mediante la registrazione in video. È una occasione per fare il punto sulla situazione politica, sulle prospettive della sinistra e del centrosinistra sulla base di una ideale scaletta di ragionamento.

Primo quesito. I recenti risultati delle elezioni amministrative confermano che il centrosinistra è in ripresa di consensi e può riaprire la partita o il record di astensioni rischia di farci prendere un abbaglio? La conquista di Milano, Napoli, Bologna, Roma, Torino e altre città non può essere sottovalutata, ma la destra resta forte e agguerrita fuori dai grandi centri urbani. L’area del non voto può fare la vera differenza. Come invertire la tendenza? E come affrontare l’emergenza democratica che segnala un astensionismo senza precedenti?

Tra Meloni e governisti, il dilemma della Lega

C’è un passaggio dell’intervista al “Corriere della sera” nella quale il governatore del Veneto, Luca Zaia, anima governista della Lega, chiarisce: “Siamo due gemelli siamesi, la Lega di governo e quella di lotta”. Generoso Zaia, che sa mentire bene di fronte all’evidenza. Ricordare che la Lega è sempre stata un movimento di lotta e di governo forse potrà rassicurare i padri fondatori del Carroccio, ma in realtà, oggi, nessuno più, dentro e fuori della Lega, crede alla fiaba che fu inventata nel secolo scorso da un pungente vignettista, Giorgio Forattini, quando rappresentò il segretario del Pci, Enrico Berlinguer, come un pantofolaio seduto in poltrona, indicandolo così come leader di un partito di lotta e di governo. Quindi un conservatore.

La Lega di Matteo Salvini sta perdendo smalto, si sta lentamente trasformando nella balena bianca che fu la Democrazia cristiana. Un partito centrista, come dimostrano i risultati elettorali in Veneto, dove la Lega continua a essere il primo partito con medie di voti altissime. A destra – quel che non vede Zaia, anzi rimuove – è che si è aperta una “cannibalizzazione” nella lotta politica. Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni ha superato la Lega in molte città, mentre nelle roccaforti leghiste si è avvicinata pericolosamente ai risultati del Carroccio. E il suo elettorato si è astenuto laddove (come a Torino) non ha apprezzato il candidato da votare.

Scossa di centrosinistra, le urne riaprono la partita

Forse mai previsioni e sondaggi sono stati così azzeccati come in queste ultime elezioni amministrative. C’è una sorta di resurrezione delle potenzialità di una...

Letta, l’imprescindibile rigore contro i reati di odio

Per rendere più digeribile il disegno di legge Zan alla Lega, Italia Viva ha proposto di modificare nel testo “identità di genere” con la tutela “contro ogni forma di discriminazione fondata sul sesso, genere e orientamento sessuale nonché contro ogni forma di discriminazione fondata sulla disabilità”. È forse la stessa cosa? In questa definizione rientrano anche le sfumature di genere, la transessualità di fatto o anelata, la propria personale e profonda appartenenza a un genere che non sia quello anagrafico? Perché è proprio sul riconoscimento di queste differenze che batte il disegno di legge in questione, istituendo anche la giornata dedicata, individuata nel 17 maggio, che dovrebbe essere occasione di riconoscimento e confronto nelle realtà scolastiche, e che invece nella proposta di Italia Viva vengono depennate. Ma chi vuole far finta che queste realtà, tra le più vessate nelle molestie a sfondo sessuale, non esistano, o che debbano essere relegate a una forma di patologia, non ha alcun interesse a che vengano incluse nella legge che le deve tutelare. Parliamo delle destre e della Chiesa cattolica.

Spunta la loggia Ungheria: nuovi arresti nella vicenda dell’Ilva

E adesso che dirà il segretario del Pd Enrico Letta sull’Ilva di Taranto? In altri tempi, non poi tanto lontani, bastava una sentenza del Consiglio di Stato, o una assoluzione in tribunale, per chiudere la partita. Insomma per continuare come se nulla fosse, sia pure appellandosi alla vigilanza ambientale. Ma proprio in queste ore due vicende apparentemente scollegate tra loro potrebbero imprimere un colpo d’accelerazione al destino della più grande acciaieria d’Europa.

La procura di Potenza, infatti, ha appena ottenuto arresti in carcere, ai domiciliari e misure interdittive per una associazione criminale finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, ai tentativi di aggiustare inchieste e processi. Due i personaggi chiave: l’ex procuratore di Trani e Taranto, Carlo Maria Capristo, oggi pensionato e solo per questo non finito in carcere, e l’avvocato Piero Amara, faccendiere già agli onori della ribalta per aver raccontato dell’esistenza della loggia Ungheria, una confraternita paramassonica, di cui abbiamo parlato su “terzogiornale” in questo articolo.