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La crisi e il grigio fatalismo di Visco

Secondo le stime “degli esperti dell’Eurosistema”, la crescita del Pil nel 2023, nel complesso dell’area, “è stata rivista al ribasso di quasi mezzo punto,...

Gli inciampi del governo Meloni ai suoi cento giorni  

Quanto durerà il governo Meloni? “Vogliamo garantire stabilità e rimanere al governo per cinque anni”: parole e musica di Antonio Tajani, ministro degli Esteri, da molti anni la figura istituzionale di maggior rilievo dell’entourage di Silvio Berlusconi. Non solo non sarà facile politicamente tenere fede a tali promesse, per Giorgia Meloni e i suoi alleati di complemento, ma sarà impossibile tecnicamente, se si va avanti, come tutti i big della maggioranza di destra-centro dicono di voler fare, con gli ambiziosi programmi di revisione degli equilibri costituzionali. Revisione che dovrebbe passare attraverso l’intervento sull’autonomia regionale differenziata con una semplice legge ordinaria (dato che la sciagurata iniziativa ha le sue radici nella riscrittura del Titolo V della Carta che risale al 2001 e porta le impronte digitali del cosiddetto centrosinistra) e attraverso un progetto di riforma della Costituzione per introdurre il presidenzialismo, il semipresidenzialismo o il “premierato forte”. Gli alleati continuano da mesi a punzecchiarsi sulla tempistica delle due riforme, parallela o disassata a seconda che si parli con meloniani, salviniani o berlusconiani; ma una cosa è certa: se passasse una revisione della forma dello Stato e/o della forma di governo, il Quirinale come lo conosciamo ora sarebbe esautorato, il rapporto fra le Camere e gli esecutivi risulterebbe totalmente stravolto. Quindi il giorno dopo si dovrebbero convocare nuove elezioni. Cinque anni? Anche meno, decisamente meno.

Per ora l’apparato comunicativo della maggioranza, soprattutto di Fratelli d’Italia, punta tutto sui “cento giorni”, traguardo simbolico attraversato senza particolari scossoni, vantando presunti successi per l’andamento del mitico spread sui titoli pubblici e indici di Borsa col segno più, visti come segnali di gradimento dei mitici “mercati” nei confronti della coalizione governativa. Del resto, il consenso dei “mercati”, da qualche decennio a questa parte, è assai più ricercato da gran parte dei leader politici, rispetto a quello degli elettori. Non sono certo loro i primi a prenderlo come punto di riferimento decisivo per l’azione politica. Carlo Calenda, scoppiettante leader di una opposizione non troppo ostile, ricorda non a caso nel contro-bilancio dei cento giorni compilato sul “Foglio” con una serie di pareri di politici e opinionisti vari, che Meloni “ha seguito pedissequamente”, nella legge di Bilancio, “i provvedimenti che Mario Draghi aveva pianificato”. Al momento, prendendo per buoni i sondaggi più recenti, non solo gli operatori finanziari ma anche gli elettori concedono un certo grado di fiducia alla presidente del Consiglio (il suo credito personale oscilla grosso modo fra il 36 e il 46%, nelle diverse rilevazioni demoscopiche) e al partito vincitore delle elezioni, che dal 26%, raccolto nelle urne lo scorso settembre, è stimato oltre il 28: non sfonda, ma è comunque saldamente in testa alle preferenze degli italiani, fratelli o sorelle che siano.

Politica e repressione: la destra dà la caccia al bandito

Bandito. “Persona messa al bando dalla legge, brigante, e in particolare chi commette rapimenti, assalti a mano armata e altri delitti, da solo o,...

La Bce e il sovranismo spuntato di Crosetto

Si riaffaccia timidamente il “sovranismo”, nonostante il bagno di realismo “europeo” del governo di destra-centro sulla legge di bilancio (e le bacchettate impartite da Bruxelles su fisco e contanti). Presunta identità politica dai labili confini più che altro propagandistici (sia per chi lo rivendica sia per chi lo demonizza) il sovranismo de noantri è stato momentaneamente riportato in vita da un paio di interviste di Guido Crosetto, ministro della Difesa e ascoltato consigliere di Giorgia Meloni.

Crosetto ha preso di mira le decisioni della Banca centrale europea, a dicembre per quanto riguarda il discusso rialzo dei tassi d’interesse, più di recente per la riduzione, annunciata da tempo, degli acquisti di titoli pubblici sul mercato secondario, strumento che ha consentito di assorbire la crescita del debito pubblico seguita alla crisi pandemica. Alcune decisioni “amplificano la crisi”, ha osservato il ministro, riecheggiando critiche pur presenti nel dibattito internazionale. Poi ha affondato il colpo: l’Europa – ha spiegato – “deve porsi il tema di come coniugare le rilevanti decisioni politiche, assunte in modo indipendente dalla Bce e dall’Eba (l’autorità di sorveglianza europea, ndr), con quelle che prendono la Commissione europea e i governi nazionali. Abbiamo lasciato a organismi indipendenti e che rispondono solo a se stessi la possibilità di incidere sulla vita dei cittadini e sull’economia, in modo superiore alla Commissione europea e soprattutto ai governi nazionali. È legittimo chiedersi quanto sia giusto?”. Quasi una minaccia di riforma dei trattati europei. Vaste programme – diceva De Gaulle; soprattutto per un esecutivo che non ce la fa, per ora, né a tassare gli extraprofitti delle compagnie energetiche né a frenare l’impatto dei costi dei carburanti sui cittadini e sul sistema delle imprese, si affida a roboanti annunci di controlli anti-speculazione affidati alla Guardia di finanza, e inizia a soffrire per le tensioni interne alla maggioranza sul punto.

Manovra, la barca Meloni traballa in mare calmo

E no, non era così semplice governare. Nemmeno dichiarandosi “pronti” come da manifesto elettorale di Giorgia Meloni, anche ingraziandosi i numi tutelari dell’ordoliberismo europeista...

La crisi nella legge di Bilancio

Ridimensionare a semplice “visione delle banche” le critiche della Banca d’Italia alla legge di Bilancio (avevamo già parlato di alcuni aspetti della manovra qui)...

Ischia, Conte non c’entra

Siamo abituati un po’ a tutto, nel dibattito politico italiano, ma colpisce che prima ancora che fossero estratti tutti i corpi dal fango della...

Legge di Bilancio: che cos’è una manovra di destra

Un generoso regalo, una mancia e uno scippo diluito nel tempo: volendo tagliare a fette un argomento molto complesso come la legge di Bilancio...

Il superbonus nel mirino del governo

Adesso ci sono anche i “negazionisti del moltiplicatore”. A guadagnarsi la bizzarra etichetta sono i nemici del superbonus edilizio 110%, misura chiave della stagione...

La questione della “agenda setting” del governo Meloni

Alzi la mano chi aveva pronunciato la parola “rave” più di tre volte negli ultimi dieci anni… si scherza, ma non troppo. Eppure il...