• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Conte “progressista”, come cambiano i 5 Stelle

Conte “progressista”, come cambiano i 5 Stelle

Il presidente ha vinto su tutta la linea all’assemblea costituente. Poco probabile una scissione degli “ortodossi”. Rimane la competizione più o meno cordiale con il Pd

26 Novembre 2024 Paolo Barbieri  1410

Il Movimento 5 Stelle è una forza “progressista”, qualunque cosa ciò voglia dire. La parola è vaga; chiaro, invece, è l’esito del voto degli iscritti al termine di un processo costituente voluto da Giuseppe Conte per rispondere alla batosta elettorale delle europee (prima volta sotto il 10% su base nazionale). Il 36,7% ha votato per definirsi “progressisti indipendenti”, il 22,09% per definirsi genericamente progressisti, per l’11,53% i 5 Stelle dovrebbero essere una forza di sinistra, il 26,24% avrebbe preferito “nessun posizionamento politico”, gli astenuti sono stati meno del 4%.

La celebrata defenestrazione del fondatore Beppe Grillo, che ha perso il ruolo statutario di garante per scelta di quasi due terzi dei votanti, è per ora sospesa, avendo lo stesso Grillo optato per un cavillo dello statuto (vecchio) che gli consente di far ripetere la votazione. Ma il quorum è stato raggiunto la prima volta; Conte avrà cura di garantire un’ampia partecipazione anche al voto-bis; e del resto è fallito in prima istanza l’appello all’astensione lanciato da qualcuno dei grillini più fedeli al vecchio capo carismatico. Un esito diverso appare alquanto improbabile.

Nelle diverse opzioni offerte dal complicato referendum su questioni programmatiche e statutarie, si è grosso modo manifestata una maggioranza che oscilla fra il 60 e l’80% decisa a lasciarsi alle spalle i legami col passato: archiviato per sempre il divieto di alleanze (già superato infinite volte nei fatti), archiviato il limite dei due mandati elettivi nelle istituzioni, superati anche i vincoli dell’era Grillo-Casaleggio su tesseramento, sedi, gruppi locali, Conte ha vinto su tutta la linea. Ora ha gli strumenti per fare quello che lui e la larga maggioranza del gruppo dirigente ritengono indispensabile: normalizzare il Movimento, che somiglierà sempre più a un partito come gli altri. E, di conseguenza, nasce malato, dato che sono alcuni decenni che si discute della crisi dei partiti. D’altronde, nessuno ha davvero creduto, né fra i parlamentari né fra gli iscritti, che un tempo si definivano “attivisti”, ma col passare degli anni sono diminuiti di numero e anche diventati meno attivi, alla favola del ritorno alle origini caldeggiato da Grillo fin da quando si è riacceso, l’estate scorsa, il suo scontro con Conte. Una scissione degli “ortodossi”, capeggiati da Grillo, è poco probabile, mancando al fondatore l’energia con la quale quindici anni fa ha lanciato il Movimento (un anno e mezzo dopo la piazza del “vaffa-day”) e la credibilità di leader della ribellione anti-sistema degli orfani della politica, dopo che negli anni ha avallato tre governi diversi, e perfino spacciato Mario Draghi come “grillino” e Roberto Cingolani come “ambientalista”.

Quale Movimento 5 Stelle viene fuori dal percorso che si è concluso con il voto online e con l’evento celebrativo Nova, al palazzo dei Congressi (“una incoronazione di Conte”, secondo una voce non troppo benevola interna al gruppo dirigente allargato, “una costosa pagliacciata”, secondo il punto di vista dei grillini doc)? Conte ha voluto dare un’impronta alquanto eclettica alla kermesse romana: economisti di sinistra e pensatori di destra, femministe, ambientalisti, grandi firme del giornalismo, un solo vero interlocutore politico: quella Sahra Wagenknecht, fuoriuscita dalla Linke tedesca e leader del partito BSW (ne parla qui il nostro Agostino Petrillo), che in fondo è il modello di maggiore successo delle “mani libere” quanto a discorso politico e gestione delle alleanze, anche se, in collegamento con Nova, ha fatto un discorso tutto sommato prudente.

Per chi serba memoria di questi tre lustri di turbolenta vita della creatura che fu di Grillo e del suo sodale, Gianroberto Casaleggio, una lettura paradossale potrebbe essere questa: dall’assemblea viene fuori un Movimento spregiudicato e iper-tattico, come lo avrebbe voluto Luigi Di Maio, capo della scissione draghiana; dai voti degli iscritti un Movimento duramente critico con la Nato e che condanna Israele, come potrebbe piacere a un’altra ex stella dell’era Grillo, Alessandro Di Battista (ora che fa il reporter e l’opinionista ha assunto un posizionamento pacifista e terzomondista); e perfino, nella sua rappresentazione esterna, completamente centrato sul suo leader, che infatti i suoi critici interni più severi considerano un accentratore. Proprio come ai tempi del primo Grillo, anche se oggi l’organizzazione è dotata di una struttura interna più articolata e “normale”, in senso democratico. Una tendenza centripeta che potrebbe rafforzarsi dopo il successo di Conte nella consultazione degli iscritti. Non a caso sono state quasi inesistenti, in queste giornate convulse di scontro, le voci di grossi nomi dell’area contiana che si siano preoccupate di segnalare la necessità di evitare che chi ha sostenuto le posizioni di Grillo si consideri automaticamente fuori.

Per tornare alla premessa identitaria dell’appartenenza al “campo progressista”, la cui approvazione nel voto Conte aveva posto come condizione per rimanere alla guida del Movimento, uno sguardo ai contenuti programmatici del referendum fra gli iscritti 5 Stelle è utile come una sorta di controprova del sentimento dei votanti. Qualche esempio: la proposta di riportare a casa il servizio sanitario nazionale, annullandone la regionalizzazione e riformando il Titolo V della Costituzione (proposta che più antileghista non si potrebbe, ma è lecito dubitare che sarebbe accolta con entusiasmo anche da tutti i potenziali alleati di centrosinistra) ha ricevuto il 93% dei sì; la richiesta di una legge sul fine vita l’89%; la legalizzazione della cannabis l’84%; le case di comunità per il reinserimento dei detenuti che non possono andare ai domiciliari nella parte finale della pena l’81%. Più dubbio il segno politico dell’idea di un esercito europeo, molto in voga di questi tempi, ma agghiacciante se immaginata nel quadro dell’attuale costruzione istituzionale dell’Unione: comica se si immagina la ricerca dell’unanimità dei Paesi membri, mentre ipotetici missili cadono sul continente; inquietante se si riflette sull’ipotesi di affidare l’uso dello strumento militare a istituzioni così articolate, lontane dalla sovranità popolare e da un reale rapporto democratico con gli elettori.

In definitiva, l’unica domanda che ha attraversato il ceto politico nazionale – e l’informazione italiana, che non di rado se ne sente parte integrante – è la seguente: saranno più facili le alleanze con il Pd, con l’Alleanza verdi-sinistra e gli altri eventuali soci del centrosinistra più o meno “largo”? Il rischio è che l’azionista di riferimento della potenziale coalizione alternativa al destra-centro attualmente al governo, ovvero il Pd, pensi che i risultati elettorali deludenti nelle recenti tornate regionali condannino il Movimento ad accodarsi al carro senza fare troppe storie. Tuttavia, il primo sondaggio nazionale, dopo le recenti regionali, ridava i 5 Stelle in doppia cifra.

La vittoria dell’opzione “progressisti indipendenti”, nel voto degli iscritti, mostra un certo grado di insofferenza per questo possibile esito dei rapporti con i partner. E la voce di un certo peso dell’ex sindaca di Torino, Chiara Appendino, che ha fatto appello a definire una “identità forte”, prima delle alleanze, non può essere liquidata come nostalgia dei vecchi tempi. Del resto, lo stesso Conte ha concluso il suo discorso precisando che la politica non ruota solo attorno alle alleanze, e che comunque queste sono “un mezzo” e non “il fine” dell’azione politica di cambiamento. Facile prevedere che i rapporti con il Nazareno rimarranno di più o meno cordiale (a seconda dei momenti) competizione. Prudente evitare di fantasticare: la bozza del patto per il dopo-Meloni non è già in tasca ai contraenti; ci vorrà tempo, molti scontri e tanta intelligenza politica – di tutti gli attori in campo – perché se ne venga a capo.

1.469
Archiviato inArticoli
Tags5 stelle assemblea costituente Beppe Grillo Giuseppe Conte Paolo Barbieri Sahra Wagenknecht

Articolo precedente

Una sinistra delle regole contro i falsi sovranisti

Articolo successivo

Perché Israele non può essere messo sotto accusa?

Paolo Barbieri

Articoli correlati

Su Milano l’ombra del modello Doha

Patrimoniale, perché parlarne?

Caccia: a destra la passione e i miliardi

Conte apre al centro, per fare cosa?

Dello stesso autore

Su Milano l’ombra del modello Doha

Caccia: a destra la passione e i miliardi

Conte apre al centro, per fare cosa?

Legge elettorale o legge di distrazione di massa?

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Ritorna il nucleare, con il trucco
Paolo Andruccioli    10 Giugno 2026
Su Milano l’ombra del modello Doha
Paolo Barbieri    9 Giugno 2026
Patrimoniale, perché parlarne?
Rino Genovese    8 Giugno 2026
Ultimi articoli
Analfabetismo emotivo di Stato
Marianna Gatta    12 Giugno 2026
Perù, contesa elettorale all’ultimo voto
Claudio Madricardo    10 Giugno 2026
Legge elettorale: il testo base c’è
Stefania Limiti    9 Giugno 2026
In Armenia vince di nuovo l’Europa
Vittorio Bonanni    9 Giugno 2026
Vivere da sfruttati, morire di caporalato
Guido Ruotolo    8 Giugno 2026
Ultime opinioni
Dell’Utri 2, un’archiviazione che non archivia nulla
Stefania Limiti    11 Giugno 2026
Diverso parere sull’archiviazione fiorentina
Guido Ruotolo    11 Giugno 2026
Ecco a voi Israele, baluardo della democrazia in Medio Oriente
Giorgio Graffi    25 Maggio 2026
Scure del governo sulla filosofia: fuori Marx e Spinoza
Stefania Tirini    19 Maggio 2026
Ancora sulla massoneria e le sue lotte interne
Guido Ruotolo    12 Maggio 2026
Ultime analisi
Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale
Massimo Florio*    8 Giugno 2026
Venezia, analisi di una sconfitta
Claudio Madricardo    28 Maggio 2026
Ultime recensioni
Un film contro tutte le guerre
Marianna Gatta    13 Maggio 2026
Indagini sulla violenza
Katia Ippaso    6 Maggio 2026
Ultime interviste
Ex Ilva, a che punto siamo
Guido Ruotolo    18 Maggio 2026
Un libro ricostruisce il genocidio dei comunisti indonesiani
Marco Santopadre    15 Maggio 2026
Ultimi ritratti
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Anna Politkovskaja e la costellazione del coraggio
Laura Guglielmi    11 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA