• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Editoriale » Destra-centro, maggioranza rissosa ma non troppo

Destra-centro, maggioranza rissosa ma non troppo

26 Maggio 2025 Paolo Barbieri  993

No, non sta per cadere: Giorgia Meloni magari non avrà davvero realizzato la sua ambizione di rivestire il ruolo di “pontiera” fra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e i leader europei, né sul tema dei dazi né su quello della postura “occidentale” nei confronti della Russia e del negoziato sull’Ucraina. Ma chi, tre anni fa, aveva immaginato, ancora sotto l’incantesimo della cosiddetta agenda Draghi, un rapido naufragio del governo di destra-centro, che potesse fare strada al ritorno di una qualche forma di governo tecnico, ha dovuto archiviare le sue illusioni. Non è accaduto, ed è arduo immaginare che possa accadere prima delle prossime elezioni politiche. 

Meloni appare saldamente in sella, la sua poltrona a palazzo Chigi non è destabilizzata neppure dalle ricorrenti tensioni con gli alleati. È lecito, certo, interrogarsi sulla reale coesione dell’attuale maggioranza parlamentare, alla luce degli scontri piuttosto vivaci fra i partiti principali, sfociati in un voto contrario della delegazione della Lega in Consiglio dei ministri sulla decisione di ricorrere al giudizio della Corte costituzionale contro la legge del Trentino, che autorizzerebbe il presidente leghista, Maurizio Fugatti, a correre per un terzo mandato (e aprirebbe la strada a Massimiliano Fedriga, altro leghista, presidente di un altro ente a statuto speciale, il Friuli-Venezia Giulia, che coltiva le stesse ambizioni). Ma, come abbiamo ricordato spesso su “terzogiornale” (per esempio qui), le forze chiave dell’alleanza della quale Silvio Berlusconi fu il federatore – Forza Italia, la Lega e i Fratelli d’Italia, eredi della tradizione del Movimento sociale e di Alleanza nazionale – stanno insieme da oltre trent’anni, e le rotture vere fra loro possono essere limitate a due. La prima, quella fra Umberto Bossi e lo stesso Berlusconi, nel 1994, che causò l’uscita della Lega dalla maggioranza e l’arrivo del governo Dini (cui fece seguito una legislatura di centrosinistra); la seconda, con la sfida di Gianfranco Fini al leader azzurro, il “che fai, mi cacci?” che non portò grandi benefici alla carriera politica del fondatore di Alleanza nazionale.

Secondo un commentatore di grande esperienza come Marcello Sorgi, il trentennio che abbiamo alle spalle insegna che “non bisogna mai drammatizzare troppo le fratture che si aprono nella coalizione”, perché in un’alleanza che ha il suo collante nella “spartizione” del potere è fisiologico che qualcuno si sganci “per rinegoziare il prezzo della propria partecipazione”. A quanto pare, tocca nuovamente a Matteo Salvini testare la tempra dei suoi partner governativi. Certo, le bordate scambiate in Friuli fra il ministro di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani, e la Lega, quelle ancora più pesanti con Fugatti in Trentino, dopo che quest’ultimo si è “vendicato” della decisione del governo di fare ricorso contro la sua legge, togliendo deleghe e vicepresidenza alla rappresentante di Fratelli d’Italia, Francesca Gerosa, qualche strascico lo lasceranno. “Chi rompe paga”, è l’avvertimento lanciato dal ministro meloniano. Intanto i leghisti, soprattutto quelli del Nord-est per i quali questa è una battaglia di bandiera, incassano il via libera del Consiglio dei ministri al disegno di legge del creativo Roberto Calderoli sui Livelli essenziali delle prestazioni (Lep), che dovrebbe risuscitare l’autonomia regionale azzoppata dai giudici della Consulta. Magari scommettendo (come già si ipotizzava qui) su una minore ostilità della Corte costituzionale in caso di nuova pronuncia, visto che la composizione del collegio è mutata in senso più favorevole alle destre.

Il no al terzo mandato è una “sottrazione di democrazia”, secondo Salvini. E anche se dagli alleati arrivano vaghi impegni all’apertura di un confronto sul tema, in vista di un improbabile intervento legislativo, è lo stesso vicepremier ad ammettere che “non lo vuole nessuno tranne noi”. Ma senza la possibilità di ricandidare i suoi presidenti “forti”, nei territori tradizionalmente a trazione leghista, il segretario della Lega rischia, nel medio periodo, di trovarsi a zonzo nel partito figure ingombranti come Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga e soprattutto – a breve – il popolarissimo presidente del Veneto, Luca Zaia.

Non è un segreto che Meloni e i suoi si aspettino un corposo riequilibrio nelle cariche istituzionali regionali anche nei fortini leghisti del Nord. Anche se – quando Meloni ha imposto il suo candidato Paolo Truzzu in Sardegna (liquidando il leghista-sardista Solinas, presidente uscente) – ha preso una batosta memorabile, Fratelli d’Italia non manca di argomenti per far valere la sua intenzione di promuovere un ricambio a proprio favore. L’ultima supermedia dei sondaggi sulle intenzioni di voto a livello nazionale, disponibile sul sito di YouTrend, recita: Fratelli d’Italia 30%, Lega 8,6%. Lo scontro interno alla maggioranza di destra-centro non è destinato a placarsi nel breve periodo, Salvini probabilmente continuerà ad “alzare il prezzo” dell’alleanza. Senza però tirare troppo la corda.

1.010
Archiviato inEditoriale
Tagsdestra-centro Paolo Barbieri terzo mandato

Articolo precedente

Che fine ha fatto il Great Reset?

Articolo successivo

A Genova un vento nuovo? Piuttosto la fine di un ciclo

Paolo Barbieri

Articoli correlati

Per Meloni ora l’incognita Vannacci

I super-ricchi distruggono la democrazia

L’articolo 21 nella gabbia di Facebook

Equità fiscale e testardaggine

Dello stesso autore

Per Meloni ora l’incognita Vannacci

I super-ricchi distruggono la democrazia

L’articolo 21 nella gabbia di Facebook

Equità fiscale e testardaggine

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Stupidità e autoritarismo
Rino Genovese    9 Febbraio 2026
Per Meloni ora l’incognita Vannacci
Paolo Barbieri    5 Febbraio 2026
Il senso politico della controriforma costituzionale
Giuseppe Santalucia*    3 Febbraio 2026
Ultimi articoli
Libia, il giallo dell’assassinio dell’ultimo dei Gheddafi
Guido Ruotolo    10 Febbraio 2026
Referendum, la destra conferma le date del 22 e 23 marzo
Stefania Limiti    9 Febbraio 2026
Sgomberi: assalto del governo agli spazi autogestiti
Marianna Gatta    9 Febbraio 2026
Decreto “sicurezza”, il governo vuole tappare la bocca al Paese
Stefania Limiti    6 Febbraio 2026
In Costa Rica vince al primo turno la candidata di destra
Claudio Madricardo    6 Febbraio 2026
Ultime opinioni
Schedatemi pure: elogio di chi ci mette la faccia
Stefania Tirini    4 Febbraio 2026
Breve riflessione sul riformismo
Rino Genovese    2 Febbraio 2026
Quali argomenti per il “no” al referendum?
Giorgio Graffi    23 Gennaio 2026
Ah, vecchie care espulsioni!
Vittorio Bonanni    22 Gennaio 2026
L’articolo 21 nella gabbia di Facebook
Paolo Barbieri    19 Gennaio 2026
Ultime analisi
Armatevi e pagate. Ecco come si finanzia la guerra (1)
Paolo Andruccioli    3 Febbraio 2026
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Ultime recensioni
Quel Chiapas che non ti aspetti
Agostino Petrillo    6 Febbraio 2026
Gino Strada rivive con la voce di Elio Germano
Katia Ippaso    27 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA