Home Tags Beppe Grillo

Tag: Beppe Grillo

Prime indiscrezioni sul futuro del Movimento 5 Stelle

L’attenzione politica è in questi giorni tutta rivolta al destino del disegno di legge al Senato che ha come primo firmatario il deputato piddino Alessandro Zan. I grilllini, che sono abili comunicatori, attendono perciò il momento giusto per raccontare com’è finito il braccio di ferro tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte, oltre che per rendere conto intorno a quali contenuti è stata trovata la mediazione. Indiscrezioni e segnali danno però già conto di ciò che è avvenuto.

Il gruppo di sette saggi che doveva istruire la discussione ha raggiunto il risultato di salvaguardare l’unità, merito soprattutto del lavoro di mediazione di Roberto Fico, presidente della Camera, e Luigi di Maio, ministro degli Esteri. Ne ha dato notizia Vito Crimi, capo reggente provvisorio del Movimento, nell’assemblea dei gruppi parlamentari: “Ora ci sono tutte le condizioni per partire e rilanciare i 5 Stelle: piena agibilità politica del presidente del Movimento, netta distinzione tra ruoli di garanzia e ruoli di azione politica. È il momento di lasciarci alle spalle le ombre di queste settimane difficili”. Il tema pregiudiziale era infatti trovare le modalità di coabitazione tra Grillo e Conte. Il primo resterà garante “ideale”, il secondo sarà eletto presidente e avrà pieni poteri sulla linea politica del movimento.

5 Stelle, la tregua dei saggi ha poche alternative

È un bel paradosso. Il destino dei 5 Stelle è nelle mani dell’ala governista del movimento. Cioè soprattutto di Luigi di Maio (ministro degli Esteri), di Roberto Fico (presidente della Camera) e di Stefano Patuanelli (ministro delle Politiche agricole). Sono coloro che sono stati nominati “saggi” insieme al “reggente” Vito Crimi e a Ettore Licheri, Davide Crippa e Tiziana Beghin. Il loro compito è trovare la mediazione per scongiurare la scissione, data fino a qualche giorno fa per sicura. Devono perciò dare forma a statuto, carta dei valori, codice etico per sancire un rinnovato equilibrio politico. Un lavoro delicato, perché i successi dei grillini sono legati all’informalità e all’assenza di norme interne.

Il paradosso è che il movimento che aveva promesso fuoco e fiamme contro le istituzioni e il politichese, di fronte alla propria crisi, ragiona soprattutto su come creare meno problemi possibili al governo di Mario Draghi. La deflagrazione dei 5 Stelle, infatti, oltre a sancire probabilmente la fine della propria esperienza, farebbe scricchiolare l’attuale maggioranza anomala di governo in pieno “semestre bianco”, quello che precede l’elezione del presidente della Repubblica e rende impossibili elezioni anticipate.

Conte e Grillo, mediare o perire

Grillini verso l’implosione o verso il mutamento di pelle nella cultura e nella pratica di governo? Due approdi personificati da Beppe Grillo e da Giuseppe Conte, che intanto non si parlano, se non attraverso le indiscrezioni che trapelano da una parte e dall’altra. Forse si va verso nessuno di questi due approdi estremi, ma in direzione di un declino difficilmente arrestabile che passa nell’immediato da una mediazione tra i due leader, pena la deflagrazione reciproca. Prima o poi dovranno riconciliarsi o divorziare.

La contraddizione è palese. I 5 Stelle se non cambiano muoiono, se restano uguali a se stessi muoiono lo stesso, o si riducono a una pattuglia di guastatori guidati da Alessandro Di Battista. Tornare alle origini del “contro tutto e tutti” è impossibile. Troppa acqua è passata sotto i ponti, troppe giravolte politiche sono state effettuate. Era tuttavia troppo facile pensare che Conte avrebbe avuto una via spianata davanti a sé fatta di rose e fiori.

Caso Grillo, tra violenza sessuale e pensiero magico

Una villa in Sardegna, un nome famoso, sesso e notizie. Ma non c’è Berlusconi, e stavolta il denaro non media l’uso del corpo. Una...

Il caso Grillo e la solitudine di Conte

Un blackout durato ventiquattr’ore. Tanto ci ha messo, all’incirca, Giuseppe Conte a prendersi le sue responsabilità da leader in pectore del Movimento 5 Stelle e “smarcarsi” (come hanno titolato quasi all’unisono molti quotidiani) da Beppe Grillo e dal suo video-invettiva sul caso del figlio indagato per stupro. Pur con parole di comprensione umana verso “l’angoscia” familiare del fondatore e garante dei 5 Stelle, l’uomo che gli ha chiesto di guidarne la rifondazione, l’ex presidente del Consiglio ha riposizionato il Movimento sui due principi cardine devastati nel messaggio del suo sponsor politico: il rispetto per la presunta vittima e quello per la magistratura. Per la ragazza che ha denunciato le violenze, che ha diritto quanto i potenziali imputati ad affrontare il processo senza subire aggressioni e condanne mediatiche: “Non possiamo trascurare che in questa vicenda ci sono anche altre persone, che vanno protette e i cui sentimenti vanno assolutamente rispettati”, e che ha diritto a denunciare entro un anno dal fatto, in forza della legge sul cosiddetto Codice rosso (approvata, peraltro, nel 2019 con il M5S al governo), che ha raddoppiato il tempo a disposizione delle vittime. E per il procedimento in corso a carico di Ciro Grillo e dei suoi amici, perché “l’autonomia e il lavoro della magistratura devono essere sempre rispettati”.  

Il Grillo “MiTE” e la crisi dei 5 Stelle

Per quanto possa sembrare incredibile, nel mese di marzo 2021 non è del tutto insensato chiedersi cos'è, com'è fatto e dove va il Movimento...

Il futuro del centrosinistra si gioca in Campidoglio

Elezioni comunali a Roma della prossima primavera. Sono un macigno di difficile rimozione sulla strada dei rapporti Pd, 5 Stelle e ciò che resta di Liberi e uguali. Dopo che Beppe Grillo ha dato il suo appoggio alla ricandidatura di Virginia Raggi (“Aridaje” è lo slogan), sindaco impopolare uscente, la vicenda si è molto complicata.

In corrispondenza con il varo del governo Draghi, Pd, grillini e sinistra si erano impegnati a rinsaldare – almeno a parole – i reciproci rapporti, avendo nell’ex premier Giuseppe Conte un possibile leader di coalizione. Hanno pure costituito di recente un intergruppo parlamentare unitario. Il problema però è che i 5 Stelle si stanno sfarinando (la probabile espulsione di decine di deputati e senatori dissenzienti, la formazione di nuovi gruppi in parlamento, eccetera). Inoltre, Nicola Zingaretti ha almeno metà del suo partito convinta che tale strada sia impraticabile mentre bisognerebbe intanto unificare il “centro” con cui allearsi (Italia viva, Forza Italia, Azione, Più Europa). Nel Pd, ci sono infatti ancora tanti renziani orientati in quella direzione e altri che sono nostalgici della “vocazione maggioritaria” tanto cara a Walter Veltroni. È un bel puzzle di posizioni in collisione. A cui si aggiungono le recenti divisioni tra Sinistra italiana e Articolo uno rispetto al nuovo governo (il “no” di Fratoianni, il “sì” di Bersani & company). Dire che questa coalizione in fieri (Pd, 5 Stelle e pezzi di sinistra) non goda di buona salute è un eufemismo, neppure troppo letterario.

Il M5S è spaccato, punto interrogativo sul Pd

"Cosa resterà di questi anni Ottanta", diceva una vecchia canzone. Cosa resterà del Movimento 5 stelle è domanda d'attualità sulla quale è d'obbligo astenersi da troppe certezze e limitarsi a fare ipotesi, più che previsioni. Nell'ultimo anno e mezzo, pagando pegno (dopo la crisi del Papeete scatenata da Matteo Salvini) alla formidabile macchina di propaganda del centrodestra e alle sue debolezze strutturali, la creatura politica tenuta a battesimo in un'altra era geologica da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio è entrata a far parte di un abbozzo di coalizione politica. Coalizione che comprenderebbe il Partito democratico e le truppe sciolte di Liberi e Uguali. Ma il blitz di Matteo Renzi, che (alla vigilia di una importante tornata di nomine pubbliche ma soprattutto della stagione della gestione del Recovery Plan) ha disarcionato Giuseppe Conte anche per impedire il consolidamento di questo asse politico, ha mostrato tutta la fragilità dell'operazione politica. Sui due lati: il primo è quello del Pd, che per una parte significativa e forse maggioritaria dei suoi gruppi parlamentari e dei gruppi dirigenti diffusi preferisce altre compagnie; il secondo quello del M5S, che si è spaccato, stavolta non con la consueta uscita di poche unità di "dissidenti" e per la prima volta corre il rischio reale della nascita di un gruppo scissionistico alternativo con qualche figura nota al suo interno. Il corpaccione dei gruppi parlamentari e degli iscritti non è stato in grado di digerire la sconfitta sulla trincea scavata a difesa del Conte 2 e l'inversione a U dettata dai vertici con l'adesione al governo presieduto da Mario Draghi, uno dei bersagli storici della polemica di Grillo e soci.