• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Dall’Albania a Palermo, l’ossessione delle destre sull’immigrazione

Dall’Albania a Palermo, l’ossessione delle destre sull’immigrazione

16 Ottobre 2024 Guido Ruotolo  1106

Che tristezza quei “senza speranza” detenuti nella terra delle Aquile, l’Albania. Il viaggio del disonore – la deportazione, per dirla con Elly Schlein, di dieci uomini del Bangladesh e di sei egiziani – si è concluso dopo due giorni e passa di navigazione sulla nave della nostra Marina militare “Libra”, mentre il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ricordava il nostro impegno solidale per l’accoglienza, e che l’Italia è un Paese di migranti e immigrati. Colpisce la solitudine di quelle vite che si ritrovano in un luogo di detenzione italiano in terra straniera. Diventate pedine, anzi comparse, di una tragedia che si consuma sulla loro pelle, in questa stagione della politica “vendicativa”. Sono diventate merce di scambio, moneta sonante sul mercato della paura e delle fragilità.

Pensano, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, di incendiare l’opinione pubblica facendo intendere che si deve respingere a tutti i costi “l’invasione” dei migranti che alimentano la criminalità. E dunque bisogna spostare gli immigrati nei centri di detenzione italiani all’estero, in Albania. Non farà presa questa tragica offerta politica. Perché è falsa e inattuabile. Intanto, ottocento milioni sono stati stanziati per trasferire al massimo tremila migranti al mese nei centri libici. Sono risorse ingenti in tempi di impoverimento della popolazione e di crisi di uno Stato che non riesce a garantire il minimo livello di servizi (la sanità in testa).

Lasciamo da parte i sospetti di corruzione per questa operazione di propaganda. Il rischio del fallimento è reale. Dobbiamo solo aspettare, per averne conferma, le decisioni dei giudici italiani quando dovranno pronunciarsi sulla “detenzione” e sul rimpatrio dei migranti irregolari. Il nodo da sciogliere è quello sulla definizione di “Paese sicuro”, cioè sulla destinazione dei migranti rispediti a casa. I giudici della Corte europea di giustizia, infatti, hanno scritto in una recente sentenza che “un Paese deve essere sicuro in ogni sua zona e per tutti. Nessuno può essere vittima di persecuzione, tortura o trattamenti inumani”. Per la Corte europea è illegittima la definizione di Paesi sicuri di ben quindici dei ventidue Paesi inseriti nella lista della Farnesina. Tra quelli non sicuri, ci sono la Tunisia, l’Egitto e il Bangladesh.

A questo punto il governo Meloni si affida all’autorevole sostegno della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che apprezza l’esperimento albanese (“è un modello da esportare”). Interesse e condivisione del progetto arrivano anche da Londra e da Berlino. Ma una portavoce di Bruxelles fa sapere che “attualmente questa opzione non è per la Ue legalmente possibile. Per rendere possibile un simile modello la legge Ue deve regolamentare il rimpatrio forzato in un Paese terzo, che non sia il Paese d’origine ed è qualcosa che stiamo ancora esaminando”.

L’Europa della guerra contro Mosca, e del dissenso contro Netanyahu senza alcuna iniziativa concreta di censura (solo la Spagna e la Francia hanno annunciato lo stop all’invio di armi in Israele), alza i muri in casa sua.

Nessuno che si chieda perché arrivino. Non siamo all’invasione. Secondo i dati del ministero dell’Interno, per esempio, dal primo gennaio al 15 ottobre sono sbarcati in Italia 54.129 irregolari contro i 140.481 nello stesso periodo del 2023.

Ma se i giudici italiani rispetteranno le indicazioni dei loro colleghi della Corte di giustizia europea, che fine faranno i “deportati” in Albania? Dovranno essere liberati in Italia. Il mantra della destra di governo è il governo dei flussi di migranti regolari ammessi per il lavoro stagionale. Come se fosse una concessione e non una necessità impellente per un Paese in cui il calo demografico è continuo e costante. Come se volessero scegliere chi accogliere. Magari controllando la dentatura, la muscolatura, l’altezza, la vocazione professionale, il grado di istruzione.

Non è una questione di moralismo enfatizzare lo spreco di risorse economiche – ottocento milioni di euro – per un’operazione di pura propaganda. C’è un non detto che non viene esplicitato: il problema dell’accoglienza, nella politica di Palazzo Chigi, si può risolvere solo a monte, impedendo cioè l’arrivo dei disperati. Confidando nel naufragio delle loro imbarcazioni.

Che vergogna l’offesa di quel concentrato di bile e vendetta, di mancanza del senso delle istituzioni e del rispetto della divisione dei poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario), che andrà in scena giovedì al Politeama di Palermo. Il giorno prima dell’ultima udienza in un’aula del tribunale di Palermo, la Lega, deputati e senatori, sottosegretari e ministri, solidarizzeranno con il loro capo, il ministro Matteo Salvini, giudicato per “sequestro di persona”, reato che prevede una pena fino a sei anni di carcere.

Un ministro (a cui hanno espresso solidarietà la presidente del Consiglio e vari leader della destra europea becera e nazionalista) ritiene che impedire il salvataggio in mare di uomini, donne e bambini sia onorevole, mentre la sinistra avrebbe deciso che “difendere i confini nazionali è un reato”. È il primo agosto del 2019 quando la nave spagnola Open Arms interviene su due naufragi al largo della Libia, salvando 124 persone; il 2 agosto la nave chiede di poter attraccare in un porto italiano ma il governo vieta lo sbarco. Il 10 agosto Open Arms salva altri 39 migranti. Partono ricorsi al tribunale dei minori di Palermo e al Tar del Lazio, da parte dei legali di Open Arms. Solo il 20 agosto l’odissea della nave, con i suoi migranti, si chiude con l’attracco e lo sbarco a Lampedusa.

L’esito delle indagini è il processo in dirittura d’arrivo a Palermo. Si fa fatica a credere in un Salvini statista, lui che, solo ieri (maggio 2009), teorizzava che dovevano essere previste le carrozze della metropolitana milanese solo “per donne e milanesi”. Si fa fatica a rendere compatibile il suo pensiero con le leggi, i regolamenti e la Costituzione italiana. Salvini, da ministro dell’Interno, si camuffava da “sbirro”, girava con giacche e giacconi della polizia, dei vigili del fuoco. Insomma, un moderno Zelig. E tale è rimasto nel tempo.

Colpisce la debolezza della premier Meloni che non riesce a essere “coerentemente” moderata, ma fa a gara con Salvini su chi è più estremista. Offendendo così i padri fondatori dell’Europa, che scrissero quel Manifesto di Ventotene in cui si parla di un’Europa fondata sulla pace e sulla libertà. Un’Europa solidale.

1.134
Archiviato inEditoriale
Tagsaccordo Italia Albania Albania Guido Ruotolo immigrazione Matteo Salvini Open Arms processo Salvini Palermo

Articolo precedente

Invalsi: tra statistiche e realtà

Articolo successivo

L’ultimo Amelio? Un campo finto, senza battaglia

Guido Ruotolo

Articoli correlati

Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo

L’ex Ilva e il ministro della catastrofe

Ex Ilva, l’attesa e la morte

Ex Ilva, dov’è la soluzione?

Dello stesso autore

Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo

L’ex Ilva e il ministro della catastrofe

Ex Ilva, l’attesa e la morte

Ex Ilva, dov’è la soluzione?

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Legge elettorale, la destra litiga ma va avanti
Stefania Limiti    8 Settembre 2026
La polis che manca
Stefania Tirini    7 Settembre 2026
Tajani, Crosetto e la rana bollita
Paolo Barbieri    31 Luglio 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo
Guido Ruotolo    11 Settembre 2026
Argentina, miseria senza fine
Claudio Madricardo    11 Settembre 2026
Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia
Luciano Ardesi    9 Settembre 2026
I talebani corteggiano Washington
Marco Santopadre    9 Settembre 2026
A Milano un ritorno al passato?
Vittorio Bonanni    8 Settembre 2026
Ultime opinioni
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Ultime analisi
Sul declino industriale dell’Occidente (1)
Vincenzo Comito    10 Settembre 2026
Tasse, il sistema inceppato
Paolo Andruccioli    31 Luglio 2026
Ultime recensioni
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA