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Home » Editoriale » Votare per i grillini non è un tabù

Votare per i grillini non è un tabù

8 Settembre 2022 Rino Genovese  1495

Pochi ricordano, o forse pochi sanno, che le origini del Movimento 5 Stelle stanno nel partitino personale di Antonio Di Pietro, di per sé già parecchio qualunquista (nonostante le alleanze di centrosinistra di cui spesso faceva parte), con quel suo giustizialismo più da poliziotto che da magistrato. Uno scarto di lavorazione di Tangentopoli. Bene, Gianroberto Casaleggio, con la sua azienda di comunicazione, si occupava della propaganda del dipietrismo, il cui partito si chiamava Italia dei valori (uno dei nomi più strampalati, e ancora più brutto di 5 Stelle, che mai sia stato trovato). Anche Grillo aveva un occhio di riguardo per Di Pietro. Alla fine, però, su che cosa ruppero? Sulla “politica delle alleanze”. Casaleggio e Grillo sostenevano che non bisognasse mai fare alleanze – e in effetti, con il senno di poi, si deve ammettere che avevano visto giusto, perché per prendere voti indifferentemente da destra e da sinistra, bisognava fare come i 5 Stelle che, nelle elezioni del 2013 e in quelle del 2018, arrivarono a far saltare il banco con la loro “antipolitica”.

Adesso – dopo mille pasticci, giravolte e scissioni – i 5 Stelle sono ritornati, in un certo senso, alla casella di partenza (anche grazie a Letta che ha chiuso a una possibile coalizione con loro). Si presentano da soli, distinti sia dal cartello delle destre sia dal piccolo centrosinistra riunito intorno al Pd; ma lo fanno stavolta dicendosi “progressisti”, una parola che un tempo non avrebbero usato. Che cosa sono i grillini a guida Conte? Una formazione di centrosinistra sui generis – si potrebbe rispondere –, con venature socialdemocratiche (la difesa del cosiddetto reddito di cittadinanza, la proposta del salario minimo), che non intenderebbe certo porre in questione il capitalismo (ci mancherebbe!), e neppure imprimere alla società una decisa svolta ecologista, ma che cerca di recuperare voti a sinistra dopo averne perso per strada una grande quantità a destra.

Questi 5 Stelle, così come si presentano oggi, sono del tutto votabili. Non sono stati loro a fare cadere il governo Draghi, che avrebbe avuto comunque una maggioranza per continuare. D’altronde, anticipare di alcuni mesi delle elezioni che si sarebbero tenute in primavera non è un dramma. Il dramma è quello che sta recitando “a soggetto” il Pd: prima scioglie un’alleanza che era apparsa strategica, dimentico, a quanto pare, del governo Conte 2; poi fallisce un patto puramente centrista con Calenda; stringe un accordo elettorale con i Verdi–Sinistra italiana e anche con quei girotondisti della politica che sono i radicali, imbarcando perfino lo scissionista 5 Stelle Di Maio, che si autodefinisce “liberale moderato”.

Di fronte a un simile spettacolo, non c’è affatto da stupirsi se qualcuno di sinistra opta per Conte e la sua armata Brancaleone, che – a quanto appare dai sondaggi – è ancora capace di tenere testa alle destre nel Mezzogiorno, e potrebbe risultare, una volta di più, il primo partito meridionale. Anzi, a seguire l’esortazione di Antonio Floridia (vedi qui), che dice di andare a votare comunque al fine di evitare il peggio, scegliendo qualsiasi lista della “non destra” – puntando in questo modo sui seggi assegnati con il proporzionale, visto che quelli uninominali sono per lo più blindati –, il voto per i 5 Stelle può starci. Lo dice qualcuno che è da sempre un loro detrattore. Se si escludono i pochi casi in bilico – da vedere collegio uninominale per collegio uninominale –, in cui effettivamente un voto al piccolo centrosinistra, riunito intorno al Pd, può fare la differenza, votare per i 5 Stelle oggi non è affatto un voto inutile. E soprattutto non è un tabù sostenere – anche da parte di quel “ceto medio riflessivo” che detesta Grillo – che i grillini, per una di quelle stravaganze tipiche della politica italiana, sono oggi un voto di centrosinistra post-populista.

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Tags5 stelle alleanze elettorali Antonio Di Pietro Beppe Grillo elezioni 2022 Gianroberto Casaleggio Giuseppe Conte grillini Italia dei valori Rino Genovese voto

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