• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » In Iraq il fallimento di al-Sadr

In Iraq il fallimento di al-Sadr

Il leader politico e religioso, dopo la vittoria alle elezioni legislative del 2021, non è riuscito a formare un governo e si è ritirato. In primo piano il conflitto con gli sciiti filoiraniani, sullo sfondo una difficilissima situazione economica

7 Settembre 2022 Vittorio Bonanni  894

Non bisognava essere dei raffinati ed esperti conoscitori della storia irachena per capire che, a Bagdad e dintorni, dopo la fine del regime di Saddam Hussein a causa dell’invasione angloamericana del 2003, il caos l’avrebbe fatta da padrone. Con la lotta contro gli occupanti – da parte soprattutto delle forze sunnite –, lo scontro tra questi ultimi e gli sciiti, e infine con la guerra contro lo Stato islamico (Daesh), la violenza non ha mai abbandonato lo sfortunato Paese mediorientale. A nulla è valsa la vittoria del potente religioso sciita Muqtada al-Sadr, nemico degli Stati Uniti come dell’Iran, alle elezioni legislative dello scorso ottobre (ha ottenuto 73 seggi su 329, contro i 54 della precedente tornata elettorale), realizzate alla presenza di osservatori dell’Onu e dell’Unione europee, le seste anticipate con una partecipazione al voto del 41%. Il dato più basso, in assoluto, nella storia del Paese.

Al-Sadr, malgrado il successo, non è riuscito a formare un governo di maggioranza, vista la contrarietà del vincitore a includervi anche le forze filoiraniane, peraltro uscite fortemente ridimensionate dalla scorsa consultazione elettorale. L’impossibilità di riformare, com’era sua intenzione, un sistema politico corrotto, lo ha spinto, almeno per ora, a ritirarsi dalla scena politica, rinunciando alla vittoria elettorale dello scorso anno e annunciando anche uno sciopero della fame. Decisioni che non potevano non registrare il plauso delle forze vicine al Paese degli ayatollah. Un fallimento, secondo al-Sadr, causato in particolare dagli altri partiti sciiti filoiraniani.

Ma il ritiro di al-Sadr ha dietro ragioni complesse di carattere politico-religioso. Prima ancora della decisione del principale politico iracheno, c’era stata, lo scorso 29 agosto, quella di Kazem al-Haeri, un’importante autorità sciita (marja’) che ha preso il posto di al-Sadr padre, assassinato nel 1999. Se Haeri – ormai apertamente filoiraniano – ha sostenuto per molto tempo l’attuale leader politico iracheno, ha anche esortato tutti i credenti a seguire solo il leader della rivoluzione islamica iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, accusando apertamente al-Sadr di non possedere né le conoscenze religiose né le capacità per guidare gli sciiti, o il popolo iracheno, perché, pur essendo molto popolare, non è l’erede designato dell’ayatollah Mohammad Sadiq al-Sadr.

La decisione di al-Sadr – che non può assolutamente essere considerata definitiva, visto il consenso del quale gode tuttora – ha portato nei giorni scorsi a una violenta reazione dei suoi seguaci, dietro la quale è difficile pensare che non ci sia lo zampino dello stesso leader sciita, i quali a Bagdad e Basra si sono scagliati – artiglieria e bastoni alla mano, a bordo dei tre ruote “tuk-tuk”, divenuti simbolo della rivolta – contro le milizie filoiraniane, con un bilancio di decine di morti e con tanto di coprifuoco dichiarato dall’esercito. A Basra, roccaforte di al-Sadr, gli uomini del leader sciita hanno attaccato il quartier generale del partito Asai’b Ahl al-Haq, una delle principali milizie pro-Iran, e dato fuoco alle foto di Qassem Soleimani e del suo vice, Abu Mahdi al-Muhandis, fatti saltare in aria da droni americani nel gennaio 2020.

Al-Sadr ha intimato ai suoi di mettere fine alle violenze, e di abbandonare la green zone della capitale, dove si trovano le sedi istituzionali, minacciando, in caso contrario, di abbandonare lui stesso il movimento. Parole apprezzate dal premier Mustafa al-Kadhimi, mentre il presidente Barham Salih si è detto favorevole, malgrado la contrarietà del Quadro di coordinamento sciita (filoiraniano), a nuove elezioni politiche anticipate “per uscire dalla crisi”, nella speranza che il Paese ritrovi stabilità politica e sociale. Ma questo obiettivo potrà essere raggiunto solo se si arriverà a un accordo con l’Iran, il quale ha messo in atto da tempo una guerra per procura contro Bagdad, con il fine di ricavarsi un ruolo nella gestione del potere, in un contesto in cui le relazioni sono ai ferri corti, come dimostra la decisione di Teheran di interrompere i voli tra i due Paesi.

Queste dispute, in cui si coniugano i conflitti religiosi e quelli politici, fanno tornare indietro nel tempo (vedi la guerra tra Iraq e Iran dal 1980 al 1988), e sembrano interessare poco la popolazione. Secondo Francesco Salesio Schiavi, esperto di Medio Oriente e ricercatore presso l’Ispi (Istituto politica internazionale), il voto dello scorso ottobre “è stato in gran parte boicottato da quella fascia di cittadini che, a partire dai moti di protesta dell’ottobre del 2019, aveva chiesto una radicale riforma del sistema politico emerso all’indomani della caduta di Saddam Hussein e che ha visto nella modalità con cui si sono tenute le ultime elezioni la vanificazione delle proprie speranze di cambiamento”.

Fa da sfondo, a questo quadro disperante, la difficilissima situazione economica e occupazionale. In un’intervista rilasciata al quotidiano “il manifesto”, un attivista, che ha preferito restare anonimo, del collettivo Workers Against Sectarianism, è stato chiaro: “Soffriamo di alti tassi di disoccupazione e salari molto bassi, non ci sono leggi sufficienti e i sindacati non hanno potere. Guadagna bene solo chi è vicino alla classe dirigente, che ha bisogno di comprare fedeltà. Buona parte – ha aggiunto il militante – del budget va in corruzione e finanziamento delle rispettive milizie. Le stesse che controllano le vendite sottobanco di petrolio, ferro, armi, esplosivi. C’è grande rabbia, la si percepisce nelle strade: i servizi non esistono, in estate le temperature raggiungono i 50 gradi ma non c’è elettricità, strade e ospedali sono stati costruiti cinquanta-sessanta anni fa. Dal 2003 nessun governo ha investito in infrastrutture”. Dopo che queste ultime – aggiungiamo noi – sono state distrutte dalla guerra condotta dall’Occidente. Margaret Thatcher disse che bisognava riportare l’Iraq “all’età della pietra” – e a quanto pare questo obiettivo è stato raggiunto.

907
Archiviato inArticoli
Tagsal-Sadr elezioni anticipate filoiraniani Iraq sciiti Vittorio Bonanni

Articolo precedente

A che punto è il conflitto? I limiti dell’informazione di guerra

Articolo successivo

Votare per i grillini non è un tabù

Vittorio Bonanni

Articoli correlati

Cattolici, il moderatismo non serve

L’Albania rischia di allontanarsi dall’Unione europea

Anna Foa spiega cos’è l’antisemitismo

Ci mancava solo Onorato: l’assemblea di Progetto civico a Roma

Dello stesso autore

Cattolici, il moderatismo non serve

L’Albania rischia di allontanarsi dall’Unione europea

Anna Foa spiega cos’è l’antisemitismo

Ci mancava solo Onorato: l’assemblea di Progetto civico a Roma

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Meloni nel suo brodo
Rino Genovese    15 Luglio 2026
Fronte ucraino, il rischio è quello di un allargamento della guerra
Giorgio Graffi    13 Luglio 2026
Ordine pubblico e democrazia
Guido Ruotolo    9 Luglio 2026
Ultimi articoli
Cosa si sa delle università telematiche
Paolo Barbieri    21 Luglio 2026
Legge elettorale, Vannacci scompiglia la destra
Stefania Limiti    20 Luglio 2026
Porto di Fiumicino, prima vittoria
Marianna Gatta    20 Luglio 2026
Una settimana nella vita di Nigel Farage
Agostino Petrillo    16 Luglio 2026
Myanmar, centomila morti e uno Stato fallito
Marco Santopadre    15 Luglio 2026
Ultime opinioni
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Una casa per il circolo Gianni Bosio?
Paolo Andruccioli    3 Luglio 2026
Chiesa, i lefebvriani all’attacco
Rino Genovese    2 Luglio 2026
Elly Schlein e l’establishment
Rino Genovese    26 Giugno 2026
Ultime analisi
La pelle del serpente: tutte le metamorfosi di AfD
Agostino Petrillo    10 Luglio 2026
Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale
Massimo Florio*    8 Giugno 2026
Ultime recensioni
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Genocidio del Ruanda, una “Lettera all’assente”
Katia Ippaso    29 Giugno 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA