Muto, finora. Non ha ancora reagito forse perché consigliato dai suoi legali, forse perché tramortito dalla valanga di accuse che, al di là della loro fondatezza, ne mettono in crisi l’integrità. Aveva già conosciuto il disonore, quando si ritrovò il figlio Ciro indagato perché coinvolto in uno stupro di gruppo, e poi mandato a processo insieme ai suoi amici. Quella vicenda, strumentalizzata dai suoi avversari, nei fatti è stata il crollo della sua tanto decantata diversità.

Adesso Beppe Grillo è diventato “uno qualunque” finito negli ingranaggi della giustizia, finito sotto inchiesta della procura di Milano per “traffico di influenze”. Al di là della vicenda processuale (bisognerà aspettare la fine delle indagini per capire se le accuse ipotizzate nei confronti del fondatore dei 5 Stelle reggeranno), quello che sta andando in scena in queste ore è la “omologazione” del leader politico tanto diverso dal sistema.

Il comico è andato in pensione da tempo. Abbiamo conosciuto il condottiero di battaglie contro il potere. E un moderno Torquemada, specializzato in requisitorie che si concludevano con condanne durissime. Non ha risparmiato nessuno, Beppe Grillo, in questi anni. Le vecchie e le nuove classi dirigenti sono finite al rogo. Grillo ha saputo costruire il consenso di massa e nello stesso tempo la gestione solitaria del potere puntando il dito contro la classe dirigente. Ha cercato di destrutturare e rifondare il sistema, abbattendolo per via referendaria. E ha saputo portare il suo movimento a un pieno di voti alle ultime politiche (32% di consensi).

Grillo è stato il peronista di casa nostra. Che ha governato il suo movimento senza democrazia, e ha saputo farsi gioco della fine del sistema dei partiti. Oggi che è entrato nella stanza del potere, il movimento si è trasformato nel partito della coabitazione dei leader. Beppe Grillo, il vate, il “cattivo maestro” delle generazioni arrabbiate e bisognose di miti ed eroi. E poi il pragmatico Luigi Di Maio e l’avvocato nato premier, Giuseppe Conte.

Messo in disparte, Beppe Grillo è come se avesse aspettato da tempo lo tsunami che lo avrebbe colpito. In queste ore si fa festa nei palazzi del potere e dei poteri sconfitti. Avvoltoi e corvi brindano per la caduta di Grillo negli abissi della giustizia.

Tutto ciò accade alla vigilia delle elezioni del capo dello Stato. La crisi dei 5 Stelle si aggrava, mentre Conte non riesce a governare l’orientamento di senatori e deputati. Caos si aggiunge a caos. E il Pd, suo alleato, vede con preoccupazione e sgomento quello che sta accadendo in queste ore. Il fondatore dei 5 Stelle conosce adesso lo stesso trattamento che lui ha riservato in questi anni ai leader del potere e del sistema che ha cercato di combattere.

È forse questo il peccato più grave commesso da Grillo, al di là degli esiti processuali che avranno le diverse inchieste. Grillo ha fatto sue le modalità del potere, al di là se queste pratiche siano effettivamente comportamenti illeciti e penalmente perseguibili.

L’ex premier Giuseppe Conte si augura che Grillo sappia dimostrare la sua innocenza. Fa impressione leggere questa dichiarazione. Che fino a ieri era la formula classica di solidarietà degli altri partiti nei confronti dei leader finiti sotto inchiesta. Ma da oggi anche dei 5 Stelle.