• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » 5 Stelle, la tregua dei saggi ha poche alternative

5 Stelle, la tregua dei saggi ha poche alternative

6 Luglio 2021 Aldo Garzia  1328

È un bel paradosso. Il destino dei 5 Stelle è nelle mani dell’ala governista del movimento. Cioè soprattutto di Luigi di Maio (ministro degli Esteri), di Roberto Fico (presidente della Camera) e di Stefano Patuanelli (ministro delle Politiche agricole). Sono coloro che sono stati nominati “saggi” insieme al “reggente” Vito Crimi e a Ettore Licheri, Davide Crippa e Tiziana Beghin. Il loro compito è trovare la mediazione per scongiurare la scissione, data fino a qualche giorno fa per sicura. Devono perciò dare forma a statuto, carta dei valori, codice etico per sancire un rinnovato equilibrio politico. Un lavoro delicato, perché i successi dei grillini sono legati all’informalità e all’assenza di norme interne.

Il paradosso è che il movimento che aveva promesso fuoco e fiamme contro le istituzioni e il politichese, di fronte alla propria crisi, ragiona soprattutto su come creare meno problemi possibili al governo di Mario Draghi. La deflagrazione dei 5 Stelle, infatti, oltre a sancire probabilmente la fine della propria esperienza, farebbe scricchiolare l’attuale maggioranza anomala di governo in pieno “semestre bianco”, quello che precede l’elezione del presidente della Repubblica e rende impossibili elezioni anticipate.

Decisivo è l’umore che si aggira tra deputati e senatori grillini preoccupati che le nuove regole confermino quella del massimo di due mandati (come piacerebbe a Grillo). Erano ben 356 eletti nelle ultime elezioni politiche, quando i grillini raggiunsero la cifra da capogiro del 32% del consenso. Ora, tra dimissioni e abbandoni, non si sa quanti siano rimasti di quel battaglione di eletti (molti con poche decine di voti). I sondaggi che girano tra gli addetti ai lavori dicono che un partito di Conte potrebbe ottenere all’incirca il 10%, mentre i 5 Stelle, senza Conte, non supererebbero l’8. Questi numeri spiegano più di tante considerazioni il tentativo di riconciliazione in extremis che accontenta quasi tutti.

Non si sa molto sul lavoro dei sette saggi, il cui esito resta incerto anche se l’ipotesi della ricomposizione resta quella con più chance. Circolano voci sul fatto che la possibile quadra unitaria starebbe nel piccolo passetto indietro di Beppe Grillo e Giuseppe Conte già compiuto da entrambi. Al primo resterebbe il ruolo di garante identitario, al secondo quello di segretario di fatto del movimento. Dopo le parole dure che si sono rivolti reciprocamente nei giorni scorsi, i due big stanno provando a tornare a convivere, altrimenti lo spazio di azione si restringerebbe inevitabilmente per ognuno. Cade di conseguenza la presunzione di Conte di stabilire regole interne e statuto da solo. Grillo, da parte sua, sta prendendo atto che lui conserverebbe un ruolo centrale, seppure appena ridimensionato. Quindi, non “diarchia” ma convivenza di ruoli. Verrebbe poi ribadita la collocazione dei 5 Stelle nel centrosinistra, che sancirebbe la fine della teoria e della pratica “né di destra, né di sinistra”. Questa è la vera novità politica che tranquillizza Enrico Letta, il quale ha affidato le sorti del Pd all’alleanza elettorale con i pentastellati e non ha carte di riserva nel cassetto. Alessandro Di Battista, che invoca il ritorno alle origini dei “vaffanculo days”, resta più o meno isolato.

A scongelare la situazione ci ha pensato l’incontro tra Grillo, Di Maio e Fico tenutosi lo scorso fine settimana nella villa del comico in Toscana, a Marina di Bibbona. Una mossa subito ben vista da Conte che non ha mai auspicato la scissione, pur non rinunciando al suo ruolo di leader in pectore. È in quella occasione che Grillo ha accettato l’idea di nominare i sette saggi e di non procedere immediatamente all’elezione di un nuovo direttivo che avrebbe equivalso alla rottura definitiva. Il comico ha scelto la tregua e la riflessione. Il problema sarà vedere se la montagna 5 Stelle partorirà un topolino o qualcosa di più.

La tregua in atto interna ai grillini ha intanto frenato i rapporti tra Conte e Pier Luigi Bersani, leader di Articolo Uno, formazione nata dalle costole del Pd e che ha altri leader nel ministro Roberto Speranza e Massimo D’Alema. Infatti Bersani e Conte avevano preso a sentirsi e incontrarsi ripetutamente, fino al punto da ipotizzare possibili scenari di collaborazione comune. Da tempo Articolo Uno invoca una “cosa” nuova più larga e di sinistra del Pd, che intanto dovrebbe prendere atto – secondo Bersani – che l’unificazione del 2007 tra Margherita e Ds non ha risolto il problema né del soggetto politico della sinistra, né di quello dell’alleanza del centrosinistra (c’è molta nostalgia per i tempi dell’Ulivo di prodiana memoria).

Le resistenze di Letta a offrire un salvagente a Conte e Bersani, in nome di un progetto unitario e innovativo che metta in discussione l’attuale Pd, sono molte. I partiti tendono alla conservazione di se stessi, quasi mai si autoriformano. In tempi di vacche magre per il centrosinistra, e di legge elettorale da rifare, le nuove avventure spaventano. Eppure chi non risica non rosica.

                

1.358
Archiviato inEditoriale
Tags5 stelle Aldo Garzia Articolo Uno Beppe Grillo Giuseppe Conte Luigi Di Maio Pd Roberto Fico

Articolo precedente

L’islam alle primarie del centrosinistra a Roma

Articolo successivo

A Taranto un tavolo sulla ex Ilva di poca sostanza

Aldo Garzia

Seguimi

Articoli correlati

Ancora Francia e Italia a confronto

I due volti di Conte

Spagna e Marocco ai ferri corti, e non solo sui migranti

Fronte ucraino, il rischio è quello di un allargamento della guerra

Dello stesso autore

Spagna e Marocco ai ferri corti, e non solo sui migranti

Il chiacchiericcio sulle armi e il vincolo della deterrenza

Troppi immigrati? Perché il Nord Europa si difende

Il Risiko del premier e del candidato alla presidenza della Repubblica

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Una rivolta e il suo capro espiatorio
Rino Genovese    28 Ottobre 2026
Per combattere davvero l’antisemitismo va rigettato un disegno di legge controproducente
Giorgio Graffi    26 Ottobre 2026
La guerra ibrida non esiste. Anzi, è sempre esistita
Paolo Andruccioli    22 Ottobre 2026
Ultimi articoli
Rebus post-elettorale in Israele
Eliana Riva    30 Ottobre 2026
L’insostenibile pesantezza dell’intelligenza artificiale*
Massimo Florio    29 Ottobre 2026
Brasile, Lula fa il miracolo
Claudio Madricardo    29 Ottobre 2026
Ex Ilva, la procura di Taranto di nuovo in campo
Guido Ruotolo    28 Ottobre 2026
Belgrado né con Bruxelles né con Mosca
Vittorio Bonanni    27 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Un buon senso molto Acerbo
Vittorio Bonanni    30 Ottobre 2026
Che bello consumare e non pagare!
Massimo Ilardi    26 Ottobre 2026
Come preservare la figura dell’umano nel nostro tempo?
Mario Pezzella    26 Ottobre 2026
Opposizione, ci vuole una visione del mondo
Andrea Ranieri    22 Ottobre 2026
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Ultime analisi
L’algoritmo del controllo
Marianna Gatta    29 Ottobre 2026
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Ultime recensioni
“La coscienza collettiva non sopporta lo specchio”
Luca Baiada    16 Ottobre 2026
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giorgio Graffi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA