I voti andati a Francesco Tieri, sconosciuto ai più, sono stati a mio avviso la vera piccola-grande novità delle primarie del centrosinistra a Roma. Da una quindicina di anni Francesco si è convertito all’islam adottando il nome di Abd al Haqq. Per diversi anni è stato coordinatore del Coordinamento delle associazioni islamiche del Lazio. Nella vita lavora come ingegnere nel campo delle telecomunicazioni. Si è presentato come candidato a presidente del quinto Municipio, quello di Centocelle e di Torpignattara dove più del 17% dei residenti è di origine straniera.

Ti sei presentato in quanto musulmano e hai conseguito un certo successo. Quanti voti hai preso?

Mi hanno votato quasi seicento persone, pari a circa il 15% dei votanti nel Municipio, e sono arrivato terzo. Come esordiente assoluto, e quindi con un certo grado di inesperienza, forse l’unico di oltre cinquanta candidati a presidente di Municipio in tutta Roma senza neanche un rappresentante di lista, mi ritengo molto soddisfatto del risultato. Ma soprattutto sono contento di aver raggiunto l’obbiettivo dichiarato in partenza di allargare e diversificare la partecipazione alle primarie, orientando verso il centrosinistra un elettorato nuovo, che ha anch’esso una sua percentuale di astensionismo, così come una certa fluidità di orientamento politico. Parlo sia di nuovi italiani con doppia cittadinanza sia di futuri cittadini italiani, i quali possono partecipare alle primarie se regolarmente residenti.  

Per te hanno votato diversi bengalesi e altri musulmani. Sei diventato quasi una star. Una quindicina di canali televisivi del Bangladesh ti ha intervistato. Ti risulta che diversi imam delle moschee della zona abbiano invitato i fedeli a votare per te in quanto buon musulmano? Quanti luoghi di preghiera collegati all’islam ci sono nel quinto Municipio?

Gli imam hanno fatto qualcosa in più del parlare bene di me: mi hanno fatto parlare direttamente ai fedeli in diversi momenti, tra cui quelli a ridosso della preghiera congregazionale del venerdì. Con tutte le sale per la preghiera islamica nel Municipio, una decina tra grandi e piccole, c’è un rapporto di fiducia consolidato nel corso degli anni. Insieme abbiamo vissuto una stagione difficile, durante la consiliatura in corso, che ha visto la scure degli uffici tecnici abbattersi sulle nostre moschee informali. La negazione di un diritto fondamentale, come quello al culto, è un paradosso per uno Stato di diritto, ma per fortuna storiche sentenze hanno riaperto i nostri luoghi di preghiera a Roma. È un problema che, a grana grossa, interessa i musulmani, ma ogni qualvolta un’amministrazione comunale vi ha messo mano, come per esempio a Milano e Torino, le soluzioni non possono che essere a beneficio di tutti, e hanno fatto emergere altre presenze religiose prima nell’ombra.

In ogni caso il voto di questi stranieri ha rappresentato un passo verso la loro inclusione nella comunità cittadina. Diversi si sono mobilitati per farti campagna elettorale. Molti di loro votavano per la prima volta in assoluto. Perché questa polemica di alcuni sui “santini” distribuiti con sopra il nome tuo e quello di Fassina? Mi risulta, peraltro, che anche Ciani, il candidato della Comunità di Sant’Egidio, sia stato votato dai tuoi correligionari

L’entusiasmo che si è scatenato intorno alla mia candidatura ha compensato l’assenza totale di risorse per la mia campagna elettorale. Sempre per il mio impegno in favore del diritto al culto, a beneficio di tutte le minoranze religiose, ho avuto anche il supporto spontaneo di una comunità induista di Torpignattara. Non saprei dire perché Caudo, forse mal informato, abbia avuto quella vergognosa caduta di stile, ma, come dici tu, l’ombra è stata gettata inspiegabilmente solo su di me e su Stefano Fassina. Io ho indubbiamente pescato molto da un bacino che solo formalmente ha sempre potuto votare alle primarie, ma che è stato informato soprattutto da me del poterlo fare. I santini di cui parli probabilmente sono i miei volantini realizzati in più lingue, dove invitavo a votare me e Fassina, e qualcuno forse lo aveva con sé ai gazebo. Ma non erano lì tutti per me e, come hai fatto notare, altri candidati hanno raccolto parecchi voti nei seggi che sono stati affollati da persone di origine straniera. Tra i votanti in un gazebo, dove questa presenza è stata preponderante per una parte dei bengalesi, c’è stato un ticket “naturale” tra me e Paolo Ciani, che come me ha replicato all’inqualificabile uscita di Caudo sulle persone che non conoscono ancora bene la lingua italiana. Quindi non si può certo dire che i bengalesi fossero telecomandati dai miei volantini, ma nessuno sembra essersi accorto che non pochi loro voti li ha presi anche il candidato al Municipio che poi ha vinto, Mauro Caliste, e con lui Roberto Gualtieri. Eppure i dati sono pubblici.

Ti presenterai nella lista unitaria della sinistra in alleanza con il Pd? Cosa chiedi alla sinistra, spesso assente nelle periferie e che non sembra conoscere queste realtà?

Per prima cosa c’è l’impegno che, come tutti i candidati, ho sottoscritto partecipando alle primarie. Parlo dell’impegno a supportare il vincitore. Quindi Roberto Gualtieri come candidato sindaco e Mauro Caliste come candidato presidente del quinto Municipio. Hanno un credito nei miei confronti. Mauro sa di poterlo utilizzare e mentre ancora festeggiavo il mio risultato mi ha pragmaticamente quanto amichevolmente scritto che “le primarie sono finite, adesso dobbiamo lavorare insieme per le elezioni”. La lista unitaria della sinistra è da vedere se ci sarà, ma alla sinistra chiedo più coraggio nello schierarsi anche su tematiche che possono risultare politicamente sconvenienti. Quello del diritto al culto è un tema su cui a Roma c’è un ritardo intollerabile per una capitale europea. Il seguito che ha avuto la mia candidatura alle primarie per il quinto Municipio può essere replicato alle elezioni amministrative anche in altri municipi, e convogliato verso una candidatura comunale. A meno che non ci si vergogni di fare qualcosa di diverso dal trovare eventuali figuranti esotici che giochino goffamente all’antiterrorismo, ribaltando in un vacuo dovere un diritto certo e negato.  

Se sarai eletto nel Consiglio municipale quali istanze e obiettivi porterai avanti?

Il quinto Municipio ha tutti i numeri per essere un laboratorio di esperienze multiculturali di valenza internazionale. Ma sul diritto al culto le sperimentazioni che si possono mettere in atto per colmare il ritardo cronico devono avere una regia in Campidoglio, essendo i Municipi per nulla autonomi sulle materie in questione. Il mio primo obiettivo per il quinto Municipio, però, è relativo alla campagna elettorale e sarà volto a scongiurare che l’elettorato di origine straniera replichi all’interno della coalizione le tensioni che si sono avute per le primarie. A un certo punto si era percepito che i nuovi elettori avrebbero potuto spostare le proporzioni definite da bacini elettorali prima consolidati, e anche altri candidati hanno fatto legittimamente ricorso alla propaganda presso le comunità straniere che, per una volta, sono state protagoniste. In diretta web con uno dei giornalisti bengalesi che mi hanno intervistato, e in eurovisione, mi sono trovato nell’imbarazzo di dover commentare la campagna di discredito nei miei riguardi che veniva fatta da alcuni sostenitori di un altro candidato, sicuramente all’oscuro di questa cosa. Parliamo di un comportamento contrario allo spirito, oltre che al regolamento, delle primarie, e che potrebbe essere molto dannoso per la coalizione in occasione delle amministrative. Se ne era al corrente un giornalista a Londra, seguito in tutta Europa, vuol dire che qualcosa non è andato per il verso giusto, e vanno messi in campo i necessari correttivi.

In Italia, l’islam è la seconda religione dopo il cattolicesimo. Si calcola che in Italia vivono circa due milioni e mezzo di musulmani, di cui 120mila a Roma, e tra questi un milione di italiani. Cosa chiede la vostra comunità religiosa allo Stato italiano?

Faccio notare che l’Italia sarà processata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per l’assenza di una legge sulla libertà di culto, e che al momento il pallino è in capo ai Comuni che, per il Consiglio di Stato, dovrebbero sopperire al vuoto normativo con un’adeguata pianificazione urbanistica. A Roma i musulmani sono 120mila, di cui il 40% con cittadinanza italiana, ma nessuno ha mai pensato di far emergere questa presenza sul piano di governo del territorio. A parte provare a trovare soluzioni nelle grandi città, sarebbe ora che il parlamento varasse quella legge di cui l’Italia verrebbe obbligata a dotarsi in caso di condanna da parte della Corte europea, e sarebbe bello lo facesse prima dell’eventuale condanna. In alternativa, siamo tutti impantanati nei piani urbanistici degli ottomila Comuni d’Italia e nei talk show sensazionalistici sulle tematiche che riguardano i musulmani.

Ritieni possibile (e auspicabile) che un domani si presenti alle elezioni un partito di matrice musulmana?

In un paese che è stato governato per decenni dalla Democrazia cristiana sarebbe come minimo legittimo aspirare a un partito con qualsivoglia coloritura confessionale. Ma non ci sono a mio avviso i numeri per un partito islamico che si presenti regolarmente alle elezioni con liste proprie, e non sarebbe certamente un mio obiettivo. Così come non perseguo politiche di lobbying come fanno altre minoranze, religiose e non, che riescono a essere molto influenti. Nel mio ideale politico non ci sono neanche modelli microcosmici che riescono a rimanere sempre a galla, tipo Casini e la Bonino. Io sono una persona culturalmente di sinistra, anche molto critico nei confronti della sinistra, ma che crede di poter affrontare le tematiche di cui abbiamo parlato da una prospettiva laica di sinistra. 

Nella foto Francesco Tieri

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