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Centrosinistra premiato, astensione e coalizione sono un problema

I ballottaggi confermano ciò che si era intuito nel primo turno delle elezioni amministrative: il centrosinistra è in ripresa di consensi. Dopo Milano, Napoli, Bologna, conquista Roma, Torino e altre città. Inquietante è il numero degli astenuti che supera la metà degli aventi diritto (nella capitale si è recato alle urne solo il 40%). È squinternata perciò la partecipazione democratica, e c’è un problema della democrazia tout court: non si è mai votato così poco nella storia repubblicana. I risultati nelle percentuali oltrepassano, tuttavia, le più rosee previsioni per il centrosinistra. Giusto, da tale punto di vista, tirare il classico sospiro di sollievo.

Il quadro politico in cui si svolgevano queste consultazioni non era facile. La polemica sul green pass è stata, ed è tuttora, feroce. La destra ci aggiungeva una criticità sul governo Draghi, mentre il centrosinistra (Pd in testa) si identificava totalmente con l’esecutivo. La destra – oltre a sbagliare candidati – ha usato toni nella campagna elettorale non adeguati a città che escono da due anni di sofferenze per via della pandemia, e che auspicano ora la tenuta della ripresa economica in atto.

Scossa di centrosinistra, le urne riaprono la partita

Forse mai previsioni e sondaggi sono stati così azzeccati come in queste ultime elezioni amministrative. C’è una sorta di resurrezione delle potenzialità di una...

Prime impressioni elettorali

La destra piange, il centrosinistra, che non sta tanto bene, porterebbe a casa un buon risultato. A tre ore dalla chiusura delle urne, sembra...

Cannabis, un passo avanti ma su una via piena di buche

L’8 settembre scorso la commissione Giustizia della Camera ha approvato il testo unificato sulla cannabis, elaborato dal relatore Mario Perantoni (5 Stelle) a partire...

Elezioni, il centrosinistra è favorito per inerzia

Quasi dodici milioni di elettori andranno al voto domenica 3 e lunedì 4 ottobre per l’elezione dei sindaci e il rinnovo dei Consigli comunali in 1.157 località. Tra queste, sei capoluoghi che polarizzano l’attenzione: Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna, Trieste. Si tratta di un test politico indubbiamente rilevante. In Calabria si vota pure per il Consiglio regionale.

Il centrosinistra – dicono i sondaggi – può uscire vittorioso da queste elezioni amministrative. Più che per particolari meriti propri, a causa di circostanze contingenti che lo favoriscono. Si potrebbe dire che, per inerzia, le cose della politica vanno meglio per il centrosinistra a livello locale che a livello politico generale, dove la destra unita (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia) resta saldamente in testa ai sondaggi. Come si spiega questa previsione pressoché unanime tra sondaggisti e commentatori?

Il giusto coltello di Montanari affondato nella storia

“Leggo che avrei ‘negato’ le foibe: ovviamente è falso. Contesto invece la loro decontestualizzazione, amplificazione, falsa e strumentale parificazione alla Shoah. La narrazione neofascista impostasi nella costruzione della giornata del ricordo”. È l’autodifesa di Tomaso Montanari, storico dell’arte, rettore dell’Università per stranieri di Siena, finito nell’occhio del ciclone delle polemiche per aver definito “falsificazione storica” la giornata del ricordo con cui si celebra dal 2004, ogni 10 febbraio, il rinvenimento di fosse comuni lungo il confine tra Italia ed ex Jugoslavia.

Montanari “negazionista” è una truffa agostana che è servita alla destra per chiederne la rimozione dall’incarico di rettore. L’interessato ha poi gettato benzina sul fuoco annunciando di aver rassegnato le dimissioni dal Consiglio superiore dei Beni culturali, del quale faceva parte in qualità di presidente del comitato tecnico-scientifico per le belle arti. Spiegazione: “Mi sono dimesso per denunciare l’arroganza del ministro Dario Franceschini nella nomina del soprintendente dell’Archivio centrale dello Stato, apologeta di Rauti”.

A Bologna una scadenza elettorale per nulla scontata

Le prossime elezioni comunali a Bologna non sono elezioni come le altre. Si dice sempre così, ma stavolta è vero. La destra illiberale e...

L’islam alle primarie del centrosinistra a Roma

I voti andati a Francesco Tieri, sconosciuto ai più, sono stati a mio avviso la vera piccola-grande novità delle primarie del centrosinistra a Roma....

Caccia al candidato, la politica in fuga

La crisi della politica e delle sue forme è così acuta che si fa difficoltà finanche a trovare i candidati per le prossime elezioni amministrative di autunno. Eppure una volta le elezioni locali mobilitavano più di quelle politiche generali, almeno a livello della periferia della politica e dei gruppi di interesse. Ora non è più così, dovunque ci si posizioni.

Sono mesi che centrodestra e centrosinistra si aggrovigliano intorno a chi candidare a Roma, Milano, Napoli, Bologna, Torino, eccetera, per parlare solo delle città maggiori. Quello di sindaco non è più un ruolo ambito. Che i partiti praticamente non esistano, lo si era già intuito dal pullulare di liste civiche nel recente passato. Sono, al massimo, comitati elettorali. Questa volta, però, c’è una overdose di difficoltà. Chiedersi il perché di tutto questo dovrebbe essere un cruccio della politica.

Postfascisti, per meglio dire neopoujadisti

Pierre Poujade, chi era costui? Un cartolaio di un piccolo borgo nella Francia centrale, che negli anni Cinquanta del secolo scorso diede vita a un sindacato dei commercianti dal forte accento antifiscale. Si presentò alle elezioni, ottenendo un certo successo, con un movimento denominato Unione e fraternità francese. Tra le sue file, fu eletto per la prima volta il padre di Marine Le Pen, quel Jean-Marie che successivamente fondò il Fronte nazionale con la benedizione di Giorgio Almirante, riprendendo dal Movimento sociale italiano il simbolo della fiamma tricolore, finito poi nell’emblema di Fratelli d’Italia.

“Tutto si tiene”, come dicono i francesi. La storia talvolta va a ritroso: essere “postfascisti” può significare essere “prelepenisti” o “neopoujadisti”. La proposta venuta da Meloni e dai suoi (ma respinta in Senato) di destinare i soldi del cashback, cioè il parziale rimborso delle spese effettuate con carta di credito, anziché agli utenti, ai ristori per le aziende in difficoltà, va collocata infatti all’interno di una prospettiva prettamente poujadista. La misura voluta dal governo Conte 2, disincentivando l’uso del denaro contante, è stata una mossa concreta contro l’evasione fiscale, nella quale si distinguevano, ben prima della crisi sanitaria, molti negozianti. Proporre di assegnare i soldi, invece che agli acquirenti, al sostegno per i venditori, è la stessa cosa che dire a questi ultimi: “Tranquilli, evadete pure, anzi vi giriamo anche quel piccolo premio che si pensava di dare a chi utilizza la moneta elettronica per i pagamenti”.