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Elezioni in Costa Rica, possibile ritorno al passato

Domenica 6 febbraio il Costa Rica elegge presidente, vicepresidente e rinnova i cinquantasette seggi dell’Assemblea legislativa, i cui mandati di quattro anni inizieranno l’8...

Cile, estrema destra e nuova sinistra al ballottaggio

Tutto come da previsione, o quasi, al primo turno delle presidenziali cilene di ieri, quando gli elettori sono stati chiamati a esprimere il loro...

Elezioni argentine: i peronisti evitano la débâcle

Il governo di Alberto Fernández e Cristina Kirchner ha pagato meno del previsto la crisi economica ereditata dal precedente esecutivo di Mauricio Macri, e...

Il Cile verso le elezioni, tre candidati a sinistra

“Un Chile bien diferente”. Così cantavano gli Inti Illimani, lo storico gruppo musicale cileno che, insieme con tanti altri artisti, fece da amplificatore alla...

Centrosinistra premiato, astensione e coalizione sono un problema

I ballottaggi confermano ciò che si era intuito nel primo turno delle elezioni amministrative: il centrosinistra è in ripresa di consensi. Dopo Milano, Napoli, Bologna, conquista Roma, Torino e altre città. Inquietante è il numero degli astenuti che supera la metà degli aventi diritto (nella capitale si è recato alle urne solo il 40%). È squinternata perciò la partecipazione democratica, e c’è un problema della democrazia tout court: non si è mai votato così poco nella storia repubblicana. I risultati nelle percentuali oltrepassano, tuttavia, le più rosee previsioni per il centrosinistra. Giusto, da tale punto di vista, tirare il classico sospiro di sollievo.

Il quadro politico in cui si svolgevano queste consultazioni non era facile. La polemica sul green pass è stata, ed è tuttora, feroce. La destra ci aggiungeva una criticità sul governo Draghi, mentre il centrosinistra (Pd in testa) si identificava totalmente con l’esecutivo. La destra – oltre a sbagliare candidati – ha usato toni nella campagna elettorale non adeguati a città che escono da due anni di sofferenze per via della pandemia, e che auspicano ora la tenuta della ripresa economica in atto.

Prime impressioni sui ballottaggi

Parliamo di un successo al di là delle aspettative. Roma, Torino, anche città minori come Savona o Cosenza, tutte – tranne Trieste per un...

Libia, verso le elezioni o una ripresa della guerra civile?

Le lancette del tempo vanno fermate, in Libia. La data delle nuove elezioni – il 24 dicembre prossimo – si avvicina paurosamente, e il...

Merkel senza eredi diretti. La Spd cerca alleati

La tornata elettorale in Germania si conclude con un sicuro vinto: i conservatori della Cdu-Csu che, nonostante un recupero di qualche punto in extremis,...

Piccola radiografia di una Lega in grande difficoltà

È sempre stato un mistero, la Lega. Intanto perché i leghisti, che sono nati più di trent’anni fa, sembrano gli eterni ragazzini della politica. Come se avessero bevuto un elisir di lunga vita. Sono gli eredi della “prima repubblica”, i sopravvissuti di quella stagione, eppure passano per rivoluzionari. Il partito degli ossimori. In parlamento ostentarono il cappio contro la partitocrazia, ma, sin dall’inizio della loro avventura politica, inciamparono nelle inchieste giudiziarie. Addirittura, nell’inchiesta sulle tangenti Enimont, Umberto Bossi e il tesoriere Patelli furono condannati per un finanziamento illecito di duecento milioni di vecchie lire. Briciole, rispetto ai quarantanove milioni di euro “spariti” nel nuovo millennio dal bilancio di via Bellerio. E mazzette, bancarotte, vilipendi al capo dello Stato e alla bandiera. E poi resistenza alle forze di polizia, diffamazione nei confronti di magistrati, istigazione a delinquere.

È vero, però, la Lega di Umberto Bossi era un’altra cosa rispetto al partito di Matteo Salvini. I primi erano, per esempio, antifascisti, tanto che nel 1994 si candidarono con il cartello di Berlusconi solo al Nord, perché non volevano “sporcarsi” con il partito di Gianfranco Fini. Ma nello stesso tempo, da Mario Borghezio ai fondatori della Liga Veneta, i trascorsi politici erano con l’estrema destra eversiva degli anni Settanta. Il partito di Salvini ha fatto il pieno di voti, ma come partito non si è mai radicato al Centro-sud, attraendo solo scorie impresentabili di vecchi partiti e affaristi della politica. 

Olaf Scholz sul filo del rasoio

La battaglia per il cancellierato si sta facendo incandescente. Con ragione già qualche mese fa Angela Merkel aveva affermato, senza mezzi termini, che le...