L’attenzione politica è in questi giorni tutta rivolta al destino del disegno di legge al Senato che ha come primo firmatario il deputato piddino Alessandro Zan. I grilllini, che sono abili comunicatori, attendono perciò il momento giusto per raccontare com’è finito il braccio di ferro tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte, oltre che per rendere conto intorno a quali contenuti è stata trovata la mediazione. Indiscrezioni e segnali danno però già conto di ciò che è avvenuto.

Il gruppo di sette saggi che doveva istruire la discussione ha raggiunto il risultato di salvaguardare l’unità, merito soprattutto del lavoro di mediazione di Roberto Fico, presidente della Camera, e Luigi di Maio, ministro degli Esteri. Ne ha dato notizia Vito Crimi, capo reggente provvisorio del Movimento, nell’assemblea dei gruppi parlamentari: “Ora ci sono tutte le condizioni per partire e rilanciare i 5 Stelle: piena agibilità politica del presidente del Movimento, netta distinzione tra ruoli di garanzia e ruoli di azione politica. È il momento di lasciarci alle spalle le ombre di queste settimane difficili”. Il tema pregiudiziale era infatti trovare le modalità di coabitazione tra Grillo e Conte. Il primo resterà garante “ideale”, il secondo sarà eletto presidente e avrà pieni poteri sulla linea politica del movimento.

Non poteva essere altrimenti, pena la scissione. Resta da vedere se Grillo riuscirà ad addomesticare il suo carattere esuberante che ha la tendenza a uscire dalle regole della politica. Ad affiancare Conte nel suo ruolo di presidente del Movimento potrebbe essere eletta vice Chiara Appendino, sindaco uscente di Torino.

Il secondo punto di accordo riguarda il metodo di consultazione: la votazione sulla soluzione di vertice e su un documento politico che ancora non si conosce nei contenuti. E non si sa su quale piattaforma internet avverrà il voto degli iscritti (ci sarà un recupero – che ora sembra difficile – all’ultimo minuto dei rapporti con quella Rousseau?). Sul tema controverso del limite dei due mandati per gli eletti nelle istituzioni non si conosce la soluzione adottata; le voci indiscrete parlano però di norma “flessibile” per salvare il seggio degli esponenti grillini più autorevoli.  

Crimi, nel corso dell’assemblea già citata, ha letto un messaggio congiunto di Grillo e Conte dal sapore un po’ presuntuoso: “Il Movimento si dota di nuovi ed efficaci strumenti proiettando al 2050 i suoi valori identitari e la sua vocazione innovativa. Una chiara e legittimata leadership del Movimento 5 Stelle costituisce elemento essenziale di stabilità e di tenuta democratica del paese”. Il che, tradotto, vuol dire che la presenza nel governo non sarà messa in discussione, anche se all’orizzonte già si intravedono nubi sulla riforma della giustizia annunciata dall’esecutivo (i grillini ripropongono l’opposizione alla “prescrizione”).

Conte ha intanto usato facebook per far sapere come la pensa: “Sono pienamente soddisfatto dell’accordo raggiunto con Beppe Grillo, con il quale in questi giorni ho avuto modo di confrontarmi direttamente più volte. Ringrazio anche i sette componenti del comitato dei saggi che hanno portato avanti questa mediazione: il loro generoso contributo è stato importante anche perché ha comportato una verifica e quindi un apprezzamento della solidità del progetto politico e dell’architettura organizzativa predisposti nei mesi scorsi”. Secondo l’ex premier: “Ora ci sono tutte le condizioni per rilanciare il Movimento 5 Stelle: piena agibilità politica del presidente del Movimento, netta distinzione tra ruoli di garanzia e ruoli di azione politica, grande entusiasmo e chiaro sostegno al progetto politico. È il momento di lasciarci alle spalle le ombre di questi giorni difficili”. Conte però, almeno per ora, può contare più sulla popolarità esterna nell’opinione pubblica che sul consenso interno tra i parlamentari che – sussurrano i maligni – in maggioranza lo subiscono. 

Entusiasmo giustificato? Saranno i fatti a dirlo. Il dato più rassicurante è la conferma che i grillini fanno ormai parte del campo del centrosinistra. Il tempo del “né di destra, né di sinistra” pare definitivamente terminato. In attesa di conoscere i dettagli dell’accordo interno e del documento programmatico, tra i grillini c’è infine preoccupazione per l’esito delle elezioni amministrative del prossimo novembre. Gli accordi con il Pd sono pochi (spiccano i casi di Napoli e Bologna), le chance di una rielezione a sindaco di Virginia Raggi a Roma sono minime. Infine, non si hanno notizie delle intenzioni di Alessandro Di Battista che, fino a qualche mese fa, pareva intenzionato a unificare gli scontenti del Movimento rispetto alla scelta di far parte del governo Draghi. Riapparirà sulla scena?                                                      

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