• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Articoli » Quel che resta dell’autonomia

Quel che resta dell’autonomia

La Corte costituzionale boccia il referendum dopo aver censurato buona parte della legge Calderoli: non si può abrogare l’articolo 116 della Carta, quello scritto dal centrosinistra che impose il suo “federalismo”. I leghisti tirano un sospiro di sollievo

22 Gennaio 2025 Paolo Barbieri  807

“Sì a un vero Stato federale sul modello degli Stati federali collaudati e funzionanti. No a una confederazione di Stati indipendenti”: non è un proclama lanciato dal palco della tradizionale kermesse leghista di Pontida. Certo, rileggere oggi, a un quarto di secolo di distanza, i toni e i contenuti delle dichiarazioni dei massimi esponenti del centrosinistra italiano (questa è dell’allora ministro Franco Bassanini) può essere una esperienza straniante. Ma è impossibile capire quello che è successo attorno alla vicenda dell’autonomia regionale differenziata senza ricordare da dove tutto ha avuto origine, perché è stata la Corte costituzionale, nel comunicato col quale ha annunciato l’inammissibilità del referendum abrogativo della legge Calderoli, a riportare tutti noi, piuttosto bruscamente, al biennio 2000-2001. All’epoca, il discorso pubblico era dominato dalla parola d’ordine oggi quasi dimenticata del federalismo; e il braccio di ferro fra i due principali schieramenti politici in campo era tutto giocato sulla rivendicazione di quale fosse quello “autentico”.

Il presidente della Repubblica del tempo, Carlo Azeglio Ciampi, paladino del tricolore e dell’amore per l’inno nazionale, parlava senza mezzi termini di una evoluzione che doveva portare a “uno Stato nuovo, sempre più strutturato come uno Stato federale che per questo non cesserà di essere saldamente unitario”. Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, ammoniva i critici: “E smettiamola di chiamarla ‘riformetta’ o ‘riformina’. Capisco che ci sono le elezioni politiche alle porte ma di fronte al federalismo dobbiamo andare oltre”. “I tanti che fanno chiacchiere – tuonava il presidente del Consiglio, Massimo D’Alema (ma al momento dell’approvazione della riforma il capo del governo era il suo successore, Giuliano Amato) – potrebbero cercare di portare avanti questo provvedimento, in modo che in questa legislatura ci possa essere anche la riforma costituzionale del federalismo”.

Lo stesso D’Alema, che pure aveva sostenuto che il federalismo fosse un modo “per unire gli italiani e non per dividere”, a distanza di anni, ha poi disconosciuto l’iniziativa, attribuendone la paternità appunto ad Amato (che però era stato il suo ministro per le Riforme istituzionali prima di ereditarne la poltrona a palazzo Chigi), e sostenendo che la scelta di isolare quella singola parte del progetto di riforma costituzionale, che affondava le sue le radici nei lavori della sua Bicamerale per le riforme, lo avesse lasciato “perplesso”. Non sarebbe giusto, comunque, chiudere questo tuffo nel passato trascurando le illuminanti parole dell’allora presidente della Camera, Luciano Violante, che nell’estate del 2000 spiegò ai cronisti che “quando riprenderà in aula la discussione sul federalismo occorrerà fare una riflessione sugli strumenti costituzionali per rendere forte il governo centrale”. Federalismo e contemporaneo rafforzamento del governo centrale: a qualcuno potrebbe venire in mente il patto sottoscritto in questa legislatura fra Lega e Fratelli d’Italia sul cammino parallelo di autonomia regionale e premierato, ma ciascuno di noi può apprezzare liberamente coincidenze e differenze di posizioni, culture politiche, voti in parlamento. 

L’autonomia differenziata è prevista in Costituzione, “fatevene una ragione”. Chi ha seguito il cammino parlamentare della “secessione dei ricchi” questo refrain lo ha sentito ripetere mille volte dagli esponenti delle destre. Colpisce maggiormente, ma non deve sorprendere più di tanto, ritrovarlo di fatto, nero su bianco, nel comunicato stampa della Corte costituzionale sulla bocciatura del referendum che – spiegano i giudici delle leggi – “verrebbe ad avere una portata che ne altera la funzione, risolvendosi in una scelta sull’autonomia differenziata come tale, e in definitiva sull’art. 116, terzo comma, della Costituzione; il che non può essere oggetto di referendum abrogativo, ma solo eventualmente di una revisione costituzionale”. Qualche promotore del referendum cassato dalla Corte costituzionale parla di decisione “cerchiobottista”, in sostanza accusando i giudici di non aver voluto esagerare nello scontentare il governo Meloni. Eppure si tratta dello stesso collegio che ha recentemente azzoppato (vedi qui le nostre considerazioni a caldo) la riforma di marca leghista, cancellandone gli aspetti più marcatamente incostituzionali. 

Cosa succederà ora? Di sicuro i massimi sostenitori dell’autonomia differenziata – i leghisti come il ministro Roberto Calderoli e il presidente del Veneto, Luca Zaia – temevano la consultazione popolare e avevano lanciato reiterati allarmi sui rischi che il referendum avrebbe comportato per l’unità nazionale (addirittura): “terzogiornale” ne aveva parlato qui. Non a caso, il ministro oggi festeggia la possibilità di “lavorare in pace senza avvoltoi che mi girano sulla testa”, mentre per il suo collega di partito ora “è necessario premere il piede sull’acceleratore”, anche se attraverso un “dialogo costruttivo”. Più che con gli oppositori del provvedimento, viene fatto di pensare, con gli alleati di governo che potrebbero avere qualche problema con gli elettori del Sud.

L’autonomia differenziata non è morta, come sostengono i più ottimisti fra i commentatori di centrosinistra: ma dovrà fare il nuovo passaggio parlamentare reso necessario per soddisfare le indicazioni della Consulta. Per la Lega è un obiettivo prioritario da portare a casa almeno sul piano simbolico, anche senza la forza devastante del testo completo approvato dal parlamento e largamente censurato dalla Corte; per gli alleati la priorità è non perdere l’unità della coalizione che deve completare il percorso delle altre riforme sulla giustizia e sull’elezione diretta del presidente del Consiglio. Le tensioni non mancheranno (proprio Forza Italia promette di vigilare per evitare che alcune regioni siano “penalizzate” dall’applicazione della legge), ma al momento una crisi vera della coalizione di destra-centro su questo tema appare ancora piuttosto improbabile.

832
Archiviato inArticoli
Tagsautonomia differenziata bocciato referendum Paolo Barbieri

Articolo precedente

Contro la tecno-destra, per una sinistra non subalterna

Articolo successivo

Lavoro in Italia? Povero, sempre più povero

Paolo Barbieri

Articoli correlati

Per Meloni ora l’incognita Vannacci

I super-ricchi distruggono la democrazia

Quali argomenti per il “no” al referendum?

L’articolo 21 nella gabbia di Facebook

Dello stesso autore

Per Meloni ora l’incognita Vannacci

I super-ricchi distruggono la democrazia

L’articolo 21 nella gabbia di Facebook

Equità fiscale e testardaggine

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Il senso politico della controriforma costituzionale
Giuseppe Santalucia*    3 Febbraio 2026
La grande manifestazione di Torino per Askatasuna
Agostino Petrillo    2 Febbraio 2026
Referendum sulla giustizia, dal Tar del Lazio nessun rinvio
Luca Baiada    30 Gennaio 2026
Ultimi articoli
Decreto “sicurezza”, il governo vuole tappare la bocca al Paese
Stefania Limiti    6 Febbraio 2026
In Costa Rica vince al primo turno la candidata di destra
Claudio Madricardo    6 Febbraio 2026
Fine dell’autogoverno curdo in Siria
Eliana Riva    5 Febbraio 2026
In Bangladesh e in Nepal è finito il Novecento
Vittorio Bonanni    30 Gennaio 2026
I super-ricchi distruggono la democrazia
Paolo Barbieri    29 Gennaio 2026
Ultime opinioni
Schedatemi pure: elogio di chi ci mette la faccia
Stefania Tirini    4 Febbraio 2026
Breve riflessione sul riformismo
Rino Genovese    2 Febbraio 2026
Quali argomenti per il “no” al referendum?
Giorgio Graffi    23 Gennaio 2026
Ah, vecchie care espulsioni!
Vittorio Bonanni    22 Gennaio 2026
L’articolo 21 nella gabbia di Facebook
Paolo Barbieri    19 Gennaio 2026
Ultime analisi
Armatevi e pagate. Ecco come si finanzia la guerra (1)
Paolo Andruccioli    3 Febbraio 2026
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Ultime recensioni
Quel Chiapas che non ti aspetti
Agostino Petrillo    6 Febbraio 2026
Gino Strada rivive con la voce di Elio Germano
Katia Ippaso    27 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA