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Prezzo dell’energia e inflazione, un rovello per l’Italia e l’Europa

Verso la fine del 2021 almeno dieci navi cariche di gas liquefatto proveniente dal Nordamerica, originariamente destinate ai porti asiatici, sono state deviate verso...

A che punto è il divario tra Nord e Sud del...

È troppo tardi per fermare la “pandemia di disuguaglianza” denunciata a fine 2021 dal quotidiano “Domani”? Al netto delle attuali incertezze sui futuri equilibri...

Manchin, una serpe in seno ai democratici americani

Donald Trump ha ottenuto nelle elezioni presidenziali del 2020 oltre settantaquattro milioni di voti. Sette milioni in meno di Joe Biden, ma pur sempre...

Manovra finanziaria, il governo non si smuove

Il primo sciopero generale da sette anni a questa parte? A palazzo Chigi non pervenuto, o quasi. La manovra finanziaria del governo non cambia indirizzo, anche se piccoli segnali di permeabilità al malcontento sociale si intravedono, ora che inizia a diradarsi la cortina fumogena dei “no vax”, per mesi volutamente sovra-rappresentati come unica – e irragionevole – opposizione al governo. Sono in arrivo un po’ di soldi aggiuntivi per la scuola, accolti con un filo di ottimismo dal sindacato: per la Federazione lavoratori della conoscenza della Cgil “la lotta paga”, ma “se la legge di Bilancio non dovesse dare risposte, ci aspettiamo un intervento straordinario sulla scuola fin da gennaio”.

Di un certo rilievo l’annunciato accordo fra il ministero del Lavoro e quello dello Sviluppo economico sulle norme anti-delocalizzazioni: per le imprese non in crisi che chiudono gli stabilimenti in Italia, c’è solo un po’ più di burocrazia, l’obbligo di presentare piani di gestione degli esuberi e costi maggiorati con varie motivazioni. Probabilmente non è una materia sulla quale la gabbia delle norme europee lasci troppa libertà di intervento ai governi nazionali; ma bisognerà soppesare la soddisfazione del ministro leghista Giancarlo Giorgetti per la soluzione “ragionevole” che “non penalizza le imprese e tutela i lavoratori”. Il movimento contro le delocalizzazioni – la cui avanguardia più visibile è stata, in questi mesi, quella dei lavoratori della Gkn di Campi Bisenzio – è solo all’inizio.

La solidarietà dei benestanti

Lo spirito decisionista che siamo abituati a vedere nello stile di governo di Mario Draghi, e del suo fidato ministro dell’Economia Daniele Franco, era...

Reddito di cittadinanza, quando il governo non ascolta i tecnici

Nell’era del mito antipolitico dei “tecnici”, una delle bizzarrie del governo Draghi è stata la scelta di istituire un Comitato scientifico per lo studio...

Draghi alla prova dei fatti su pensioni e rapporto con i...

Se il leader del sindacato italiano per tradizione meno propenso allo scontro con le controparti e il governo, la Cisl, parla, a proposito delle decisioni assunte sulle pensioni, di misure che ci accompagneranno “verso la piena normalità della legge Fornero” e avverte che “tutto ciò per noi è inaccettabile” è forse arrivato il momento di fermarsi a riflettere. E di chiedersi fino a che punto e in che modo inciderà sul nostro futuro il governo presieduto da Mario Draghi con un piglio decisionista – piuttosto naturale per banchieri, imprenditori e militari, il che ci ricorda per quale motivo, in genere, i sistemi democratici vivono meglio senza affidarsi a questo genere di figure – che gli stessi sindacati hanno dovuto sperimentare in questi giorni.

Non sarebbe sensato attendersi una mobilitazione sindacale troppo vigorosa per i prossimi mesi, ma le tensioni non mancano. A dispetto degli sforzi sostenuti dal Pd, in questi mesi, per “intestarsi” l’agenda Draghi, c’è da prevedere qualche imbarazzo al Nazareno per il malumore delle organizzazioni dei lavoratori di fronte al capo del governo che, secondo il gergo giornalistico d’antan, tornato in auge nel 2021, “tira diritto”. La norma-tampone di “quota 102” serve ad attutire l’impatto per partiti e sindacati, pur in sofferenza. La Fiom annuncia uno sciopero contro la manovra, ma è già bollato come “fuga in avanti” rispetto alla ritualità dell’unità fra le confederazioni. Qualche negoziato parlamentare è prevedibile sugli strumenti parziali esistenti per la flessibilità in uscita dei pensionandi.

Pensioni, non c’è solo il problema “quota 100”

Aveva settant’anni Romano Bonfatti, e secondo il “Corriere della sera” (per citarne uno) “era regolarmente assunto” presso la ditta esterna incaricata di ispezionare il tetto del capannone di una officina. È morto dopo essere caduto da un’altezza di otto metri. Saranno le autorità competenti a individuare cause e responsabilità; ma è interessante notare come la dicitura “operaio di settant’anni” venga usata senza particolari note a margine su molte testate locali e nazionali. Non è il primo caso e non sarà l’ultimo: solo una coincidenza che colpisce nei giorni in cui si torna a discutere di “sostenibilità” del sistema previdenziale in coincidenza con la scadenza temporale di “quota 100”, provvedimento transitorio adottato tre anni fa, con l’obiettivo di favorire una corposa sostituzione di anziani con giovani lavoratori, ma che – com’è noto – non ha raggiunto appieno i suoi obiettivi (hanno aderito in 341mila, soprattutto uomini con una forte continuità lavorativa, rispetto al milione atteso dai promotori; mentre il tasso di sostituzione con nuovi lavoratori secondo Confindustria è di 0,4 assunti per ogni pensionato anticipato, anche se va considerata la drammatica frenata dovuta alla pandemia).

Mesi fa Mario Draghi aveva dichiarato, per rispondere a chi parlava di tassa di successione o di patrimoniale, che il 2021 “è un anno in cui non si chiedono soldi, ma si danno soldi”; oggi si prepara, secondo quanto ha spiegato lui stesso, a superare “quota 100” con la legge di bilancio che dovrebbe essere licenziata in questi giorni dal Consiglio dei ministri. La proposta elaborata dal ministero dell’Economia indica “quota 102” nel 2022 e “quota 104” nel 2023 come passaggi transitori.

Due democratici contro Biden

I nomi di Joe Manchin e Kyrsten Sinema non diranno granché a chi segue prevalentemente la politica italiana, eppure le loro posizioni politiche sono...

Lega, una tempesta per finta: il governo non rischia

Enrico Letta ha definito l’episodio “gravissimo”, ha convocato i ministri del Partito democratico per discuterne e ha accusato la Lega di voler fare “saltare il banco” della maggioranza parlamentare. Ma l’assenza dei rappresentanti leghisti dal Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al testo del disegno di legge delega sulla riforma fiscale, è stata già ridimensionata il giorno dopo, quando Matteo Salvini si è presentato davanti a cronisti e telecamere denunciando una “patrimoniale nascosta” e sventolando i fogli con le norme incriminate. “Basta togliere questi due commi dalla delega fiscale e facciamo un buon servizio al Paese, non alla Lega”, ha spiegato.

Ora, la drammatizzazione deve essere sembrata al Pd una brillante mossa per animare il dibattito politico in vista dei ballottaggi e scavare nelle contraddizioni interne alla destra. Ma immaginare che la Lega e i suoi referenti nel mondo delle imprese, delle professioni e della rendita, vogliano una crisi del governo Draghi per due commi di una delega rappresenta uno sforzo eccessivo di creatività.