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Home » Articoli » Morti sul lavoro, a chiacchiere tutti d’accordo (o quasi)

Morti sul lavoro, a chiacchiere tutti d’accordo (o quasi)

Il retroterra ideologico degli omicidi bianchi sta in quel “non disturbare chi vuole fare”, pronunciato dalla presidente del Consiglio fin dal suo insediamento

19 Settembre 2023 Paolo Barbieri  1169

“L’andamento decrescente del drammatico fenomeno degli infortuni sul lavoro, soprattutto in termini di perdita di vite umane, non deve far abbassare la guardia su quella che continua a rappresentare una drammatica piaga sociale”. È confortante leggere di “andamento decrescente”. Peccato che queste lungimiranti parole di Giorgio Napolitano, all’epoca presidente della Repubblica, risalgano a un decennio fa. Secondo dati diffusi appunto nel 2013 dall’Anmil (Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro) nel 2012 furono 790 gli omicidi bianchi (che il linguaggio edulcorato dell’egemonia liberale ha da tempo derubricato a “morti bianche”, censurando la denuncia insita nella vecchia definizione), 8,8% in meno rispetto al 2011 e 28,8% in meno rispetto al 2008. In calo anche gli incidenti denunciati all’Inail (Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro) nel 2012: 744.916, -8,9% rispetto all’anno precedente, e -22,8% rispetto al 2008.

“I dati segnalano – come per il fenomeno infortunistico complessivo – la persistenza di un andamento decrescente: se anche i 25 casi ancora in istruttoria fossero tutti riconosciuti sul lavoro si avrebbe, infatti, una riduzione comunque consistente rispetto al 2011 – che si attesterebbe al 6% – e del 27% rispetto al 2008”, scriveva proprio l’Inail, fonte ufficiale più accreditata per queste statistiche. Salto in avanti di un decennio, alla nota che riassume il bilancio provvisorio dell’Inail per l’anno 2022, che parla di “un incremento del 25,7% rispetto al 2021 e dell’8,7% rispetto al 2019” delle denunce presentate all’Istituto. “I casi mortali – precisa il sito ufficiale dell’Inail – sono 1.090, +21% per quelli avvenuti in itinere”. Un calo c’è, rispetto al biennio precedente, dovuto al superamento del periodo più intenso della pandemia, ovvero al “notevole minor peso delle morti da contagio”. Ma il raffronto con i dati del 2012 (1090 deceduti contro 790) resta impietoso.

Archiviato quindi l’andamento decrescente citato da Napolitano, la realtà del presente è tutta nelle amare conclusioni tratte dal suo successore, Sergio Mattarella, in un recente messaggio seguito al dramma di Brandizzo (vedi qui), con i cinque operai fatti a pezzi da un treno in un cantiere sulla linea ferroviaria Milano-Torino: “I morti di queste settimane ci dicono che quello che stiamo facendo non è abbastanza”.

A suo modo, il Senato della Repubblica ha provato a dare una risposta tempestiva all’appello di Mattarella, approvando la scorsa settimana all’unanimità una mozione sul tema. Il presidente, Ignazio La Russa, aprendo la seduta di palazzo Madama ha sottolineato la “necessità che tutti, governo, maggioranza, opposizione e qualunque organismo dello Stato, facciano di più per contrastare questo stillicidio di morti e di tragedie”. Ma è proprio in quel “non è abbastanza”, come il quel “facciano di più”, che risiede la trappola del dibattito politico attuale. Non è un problema di quanto si fa (qualche assunzione all’Ispettorato del lavoro, rivendicata di recente dalla ministra Marina Calderone, benché effetto di decisioni dei suoi predecessori) ma di cosa si fa, di come si scrivono le norme, di quali obiettivi si fissano in sede di parlamento e di governo.

Del resto, Giorgia Meloni si è presentata a suo tempo proclamando in modo chiaro le sue intenzioni: “Non disturbare chi vuole fare”. È la versione schiettamente di destra della battaglia antisociale contro i lacci e lacciuoli che, nella narrazione liberale, imbrigliano l’impresa e l’economia; e che rappresenta il retroterra ideologico nel quale maturano le condizioni materiali del lavoro e il modus operandi delle imprese, che portano a tragedie come quella di Brandizzo.

Da cronisti, comunque, registriamo l’unanimità di facciata che il Senato ha voluto esprimere su un tema così drammatico. La mozione parlamentare approvata suggerisce l’opportunità di fare un “tagliando” al vigente testo unico sulla sicurezza del lavoro. Questi alcuni degli impegni che l’aula di palazzo Madama ha indicato al governo: potenziare i controlli, favorire l’interoperabilità delle banche dati di Inail e ispettori del lavoro, premiare le imprese virtuose e aggravare le sanzioni per quelle che violano le norme di sicurezza, ma soprattutto indagare sulla relazione causale fra decentramento, subfornitura, subappalto e allentamento delle garanzie di sicurezza sui luoghi di lavoro. Una direzione di marcia chiara, che ha già suscitato malumori al momento della discussione in assemblea. Non a caso Forza Italia, con la capogruppo Licia Ronzulli, si è ribellata proprio su questo punto del dibattito: a suo giudizio “era del tutto inutile cercare di individuare un colpevole politico, anche in una terribile tragedia come quella di Brandizzo, puntando l’indice contro appalti e subappalti”; il problema casomai è “come questi lavori vengono svolti”. Certezza non condivisa nemmeno dall’alleata Elena Murelli della Lega, che, fra le criticità per la sicurezza, ha citato “l’esternalizzazione dei servizi, degli appalti e dei subappalti” che “sono pericolosi perché permettono di ridurre al minimo la responsabilità”.

Ma il ministro della Lega, Matteo Salvini, promotore di una discussa revisione del codice degli appalti, nella sua informativa a nome del governo sulla tragedia alla Camera ha tagliato corto, escludendo qualsiasi “correlazione” tra le sue norme e l’incidente di Brandizzo: “L’accordo quadro tra Rfi e la Clf, la cooperativa di Reggio Emilia che poi ha subappaltato alla Sigifer, è del 2020”, ha spiegato. Quindi precedente alla sua riforma (il che non esclude che l’innovazione normativa, vista la dichiarata intenzione di liberalizzare, possa avere effetti ancora più catastrofici). “Possiamo avere i protocolli, gli investimenti, i controlli e la formazione ma il fattore umano è determinante”, ha tagliato corto il ministro dei Trasporti.

A proposito di fattore umano, intanto, circola la bozza di un accordo Stato-Regioni per ridurre le ore di formazione alla sicurezza dei lavoratori. Non pare un azzardo, alla luce di queste parole e di questo scenario, pronosticare, per l’unanimità esibita al Senato nel momento solenne del ricordo delle vittime di Brandizzo, un destino non dissimile da quello della promessa abolizione delle accise sui carburanti.

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