• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Wokismo e antiwokismo nella politica contemporanea

Wokismo e antiwokismo nella politica contemporanea

19 Settembre 2023 Rino Genovese  1108

Non v’è dubbio: da molti anni la politica, soprattutto la politica di sinistra (che è quella che ci interessa in questo contesto), ha smarrito le proprie coordinate di riferimento in senso ideologico, e l’ha fatto accentuando il proprio carattere, diciamo così, moralistico. Il wokismo di provenienza statunitense, per esempio (è il caso di ricordare che il termine viene dall’inglese woke, che significa “stare svegli”, “stare all’erta”), collegabile anche alla cancel culture (che sarebbe la tendenza a censurare nella storia occidentale tutto ciò che sia stato esaltazione dell’oppressione), è un modo di fare politica che non si pone la questione del potere, o più semplicemente del governo, ma intende denunciare le diseguaglianze e i razzismi sulla base dell’“oltraggio morale” che essi provocano in chi si trova a doverli sopportare. Se un nero è trucidato durante un’operazione di polizia, ciò conduce a delle manifestazioni di protesta o a delle sommosse (come di recente è accaduto anche in Francia), che non mirano però a confrontarsi con quella che sarebbe l’“autonomia del politico” (a cui il nostro amico Massimo Ilardi appare ancora legato: vedi qui).

In maniera se vogliamo depotenziata, dal wokismo, che esprime comunque un sentimento di rivolta, si passa poi al “buonismo” della difesa dei diritti umani, di cui nessuno intende negare l’importanza, ma che hanno il difetto, a loro volta, di porre questioni di carattere politico in forma etica o, tutt’al più, giuridica. Si tratterebbe in realtà di una dichiarazione di debolezza nei confronti di imponenti poteri costituiti, come quelli degli Stati, che non rispettano i diritti delle persone, ma che, pur bellamente infischiandosene, seguitano a restare in piedi ben solidi. Un caso di scuola è dato dall’Iran. Com’è possibile – ci si domanda – che un movimento così esteso e così durevole, che ritorna a ondate successive da più di un decennio, non sia riuscito minimamente a scalfire il dominio del regime teocratico? La risposta è in fondo semplice: perché (come già nelle “primavere arabe” di una dozzina di anni fa) è sempre mancata una piattaforma politica di opposizione, e ci si è affidati soltanto al coraggio dei partecipanti alle proteste, non a un’organizzazione di ampio respiro.

Insomma, è senz’altro un difetto della politica ciò che si riscontra. Ma la questione è la seguente: essa può ancora essere quella che abbiamo sperimentato nel Novecento, spesso tragicamente, o non si va verso un’altra sua forma che, magari pur senza appiattirsi sull’impostazione wokista (chiamiamola così), non può più marcare una netta cesura con la morale? È oggi immaginabile una sfera della politica differenziata dalle altre sfere della vita sociale – in particolare se si pensa all’invasione che essa ha dovuto sopportare da parte dell’economia nel corso degli ultimi decenni, cioè da quando ha rinunciato a essere piuttosto lei a cercare di governare i processi economici? E da quando, d’altro canto, a livello planetario essa ha subito un massiccio ritorno delle religioni – soprattutto, ma non solo, all’interno del mondo islamico?

A queste domande – che vorrebbero problematizzare l’idea contemporanea della politica considerandola sì una cosa relativamente a sé, ma anche qualcosa che non può più essere “al posto di comando” come in passato – quello che si citava sopra come “oltraggio morale” (prendendo spunto da Barrington Moore, che ne introdusse il concetto) offre un inizio di risposta che potrebbe risultare essenziale nel proporre un passaggio dalla morale alla politica. Se infatti una politica di sinistra dovrà indicare quale sia il suo punto d’innesco, questo non potrà che essere un sentimento di indignazione nei confronti dell’oppressione e delle diseguaglianze. Al tempo stesso, però, il sentirsi moralmente oltraggiati non è sufficiente alla elaborazione di una politica, che necessita della costruzione di un fronte di alleanze, o magari di un’organizzazione capace di essere elettoralmente competitiva dove le elezioni si fanno e non sono manovrate, completamente o in parte.

Una totale rottura con il Novecento sarebbe tuttavia impensabile: perché il passato, sia pure in forme imprevedibili, ritorna sempre. E va considerato, del resto, che negli anni Sessanta del secolo scorso cominciò a vedersi – a partire dagli Stati Uniti, nell’opposizione alla guerra nel Vietnam – una carica morale che passava, sia pure a volte in modi approssimativi, in politica. Ciò non riuscì a rendere generale la “non collaborazione” con le potenze dell’epoca; anzi, si trattò di una scelta da parte di minoranze, che però contribuì a un cambiamento nei costumi, e di cui il wokismo contemporaneo è in un certo senso l’erede. Se il destino della politica è quello di mescolarsi sempre con qualcosa che non è esattamente il “politico” – nel senso di una fredda e realistica valutazione delle forze in campo –, e se questo qualcosa ha a che fare per lo più con i condizionamenti che esso subisce da parte degli interessi costituiti, nulla impedisce di annoverare anche un “interesse morale” tra quelli a cui una politica può appoggiarsi. A patto, naturalmente, di non ridursi a questo.

1.129
Archiviato inEditoriale
Tagsdiritti umani etica interesse morale politica Rino Genovese sinistra wokismo

Articolo precedente

Caso Santanchè. Incredibile che sia ancora lì

Articolo successivo

Morti sul lavoro, a chiacchiere tutti d’accordo (o quasi)

Rino Genovese

Articoli correlati

In Spagna la nuova sinistra andalusa

Ridiventeremo filocinesi?

In Romania c’è vita a sinistra  

Tra 25 aprile e primo maggio

Dello stesso autore

Ridiventeremo filocinesi?

Tra 25 aprile e primo maggio

Niente da fare, non si ferma la frana del governo

Meloni, una frana che non si ferma

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Ridiventeremo filocinesi?
Rino Genovese    15 Maggio 2026
Legge elettorale o legge di distrazione di massa?
Paolo Barbieri    13 Maggio 2026
Disfatta laburista o fine di un sistema politico?
Agostino Petrillo    11 Maggio 2026
Ultimi articoli
In Spagna la nuova sinistra andalusa
Vittorio Bonanni    20 Maggio 2026
Il Brasile di Lula e quello di Bolsonaro figlio
Claudio Madricardo    19 Maggio 2026
Conte apre al centro, per fare cosa?
Paolo Barbieri    18 Maggio 2026
L’Armenia alla ricerca di un’identità nella politica internazionale
Vittorio Bonanni    14 Maggio 2026
Quando il teatro è veramente politico
Katia Ippaso    14 Maggio 2026
Ultime opinioni
Scure del governo sulla filosofia: fuori Marx e Spinoza
Stefania Tirini    19 Maggio 2026
Ancora sulla massoneria e le sue lotte interne
Guido Ruotolo    12 Maggio 2026
Tra 25 aprile e primo maggio
Rino Genovese    5 Maggio 2026
Una critica della geopolitica
Claudio Bazzocchi    30 Aprile 2026
Fenomeno Silvia Salis?
Vittorio Bonanni    28 Aprile 2026
Ultime analisi
Trentin e Ingrao: l’insospettabile attualità di due “sconfitti”
Paolo Andruccioli    11 Maggio 2026
Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?
Paolo Andruccioli e Paolo Barbieri    7 Aprile 2026
Ultime recensioni
Un film contro tutte le guerre
Marianna Gatta    13 Maggio 2026
Indagini sulla violenza
Katia Ippaso    6 Maggio 2026
Ultime interviste
Ex Ilva, a che punto siamo
Guido Ruotolo    18 Maggio 2026
Un libro ricostruisce il genocidio dei comunisti indonesiani
Marco Santopadre    15 Maggio 2026
Ultimi ritratti
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Anna Politkovskaja e la costellazione del coraggio
Laura Guglielmi    11 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA