Home Tags Politica

Tag: politica

“Net-mafia”: la nuova forma criminale e la digitalizzazione dell’economia

Lo sciame di polemiche, sospetti e scoperte, che segue inevitabilmente la cattura di un boss della mafia, si è riprodotto immancabilmente con l’arresto, dopo...

Ricchi sempre più ricchi. E la sinistra non vede

Più sei ricco e più alta è la probabilità di un tuo ulteriore arricchimento. Più sei povero e più alte sono le possibilità di rimanere miserabile. Il fenomeno della diseguaglianza è nazionale e mondiale. Sconcerta, ma non cattura l’attenzione dei politici e delle opinioni pubbliche. Neppure di quella di sinistra e dei suoi partiti. Circolano spesso notizie sui rapporti delle istituzioni e delle associazioni della società civile, ma l’emozione dura il tempo di una notizia dell’ultima ora. Forse non vogliamo sapere. Eppure i dati sono pesanti, come quelli contenuti nell’ultimo Rapporto Oxfam (una campagna internazionale di associazioni che si battono contro la povertà e la fame nel mondo). Negli ultimi dieci anni, i miliardari hanno raddoppiato la propria ricchezza, registrando un incremento del valore delle proprie fortune superiore di quasi sei volte a quello registrato dal 50% più povero della popolazione.

Dal 2020 a oggi, la ricchezza dei miliardari è cresciuta al ritmo di 2,7 miliardi di dollari al giorno. Crisi e pandemia, e ora la guerra in Ucraina, non hanno certo favorito la giustizia sociale. Secondo la Banca mondiale, nel primo anno della pandemia, le perdite di reddito del 40% più povero dell’umanità sono state il doppio rispetto a quelle registrate dal 40% più ricco, e la disuguaglianza di reddito globale è tornata ad aumentare nonostante il balzo cinese. Ma con le cifre ci fermiamo qui. Sappiamo quanto possono essere noiose.

La comunicazione e i partiti: come prima, più di prima

La geografia politica del congresso del Pd passa per i contratti di consulenza alle agenzie di comunicazione. Bonaccini, prima ancora di annunciare un programma,...

Ma cos’è il rave? Sottocultura o controcultura?

Tra le cosiddette sottoculture quella rave occupa un posto particolare. Non si sa precisamente quando e come sia nata, negli anni Ottanta: ma si è radicata rapidamente, fino a guadagnarsi un posto di rilievo nell’immaginario giovanile. La techno-rave è una cultura profondamente estetica, come mostrano bene l’attenzione ai dettagli, lo stile dell’abbigliamento e il mutuo riconoscimento da parte dei frequentanti. Certo, non è un movimento di massa: può essere descritta, tuttavia, come un campo culturale ampio, formato da una moltitudine di comunità. Un’estetica impura, aggredita, come sempre avviene in questi casi, anche da aspetti commerciali, comunque dotata di una sua autonomia e legata a una sfera valoriale originale.

Cerchiamo di capire di cosa parliamo quando parliamo dei rave: si tratta di free parties, di liberi raduni di persone che si riuniscono in un determinato luogo per ascoltare o ballare musica da ballo prodotta elettronicamente. I primi rave sono nati in Inghilterra, e si sono rapidamente diffusi nel resto dell’Europa, soprattutto in Germania. Spesso questi raduni erano illegali e si svolgevano in fabbriche o magazzini abbandonati. Inoltre i rave, nella loro prima fase, sono stati spesso associati a spettacoli con luci violente e stordenti, a un'atmosfera suggestiva, all’edonismo e al consumo della “droga dell'amore”, l’ecstasy. Una sottocultura, nei suoi tratti essenziali, sostanzialmente pacifica, in cui il motto, sintetizzato nell’acronimo Plur, stava per una serie di valori condivisi: Peace, Love, Understanding e Respect (“pace, amore, comprensione e rispetto”). E questo pacifismo di fondo dei ravers lo si è visto bene anche nella mancata reazione allo sgombero poliziesco dei giorni scorsi.

Direzione del Pd. Egemonizzati dalla destra sempre

Quindi, da destra, è partita la retorica sulla sinistra che passa di sconfitta in sconfitta, perché avrebbe perso il contatto con il popolo. La...

Zuppi, dalla parte degli “ultimi”

Non è facile inquadrare Matteo Zuppi nella politica italiana. È stato indicato da papa Francesco e le sue caratteristiche sono ormai chiare: è un...

La crisi della politica al centro delle prossime elezioni

Sono mesi che i sondaggi e i giornali raccontano che la destra gonfia le vele. Che Giorgia Meloni e Matteo Salvini si contendono il primo posto alle prossime elezioni politiche. E che il Pd e i 5 Stelle, ove mai si presentassero uniti, comunque non ce la farebbero a raggiungere la destra. Mesi di chiacchiericcio e null’altro. Nessun fine analista o giornalista di lungo corso ha ancora detto che la “prima repubblica” è solo un ricordo del passato, che i partiti si sono sciolti, che la rappresentanza politica degli elettori stenta a prendere corpo, che il centro è evaporato, che cresce pericolosamente l’area dell’antipolitica che ripara nell’astensionismo.

La politica si è cacciata in un cul de sac. La campagna elettorale in corso per il voto amministrativo in grandi città (Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna) e per la Regione Calabria mostra i segnali di un cambiamento. La macelleria del web – gli odiatori e gli urlatori che hanno preso il sopravvento, come nel caso dei “no vax” e “no pass” – ha alterato la percezione della realtà. E dunque anche i sondaggi di questi ultimi giorni di campagna elettorale vanno presi con le pinze.

Politica e conflitto sociale oggi

Sarà ciò che il nostro Guido Ruotolo chiama lo "spontaneismo della rete" a dar vita a fenomeni come quelli cui stiamo assistendo, certo è che il passaggio dalle invettive a trecentosessanta gradi, e dagli insulti ad personam, all'incitamento a prendere le armi – da parte di "comuni cittadini", come li definisce la polizia, cioè non facenti parte di gruppi organizzati –, denota la tendenza a un salto di qualità. Non siamo più alle chiacchiere da bar e al discorso complottista attraverso cui esprimere il proprio risentimento contro i potenti, ma dinanzi a qualcosa che va prendendo la forma di un – sia pure scomposto – conflitto sociale vero e proprio. Sono individui soli, frammentati e dispersi nel cyberspazio di una comunicazione senza capo né coda, che però, con un estremo grido, si muovono verso una qualche forma di organizzazione.

La cosa è visibile ormai da anni, per quanto riguarda l'Europa, soprattutto in Francia: movimenti sociali del genere "gilet gialli", e oggi del tipo "no vax" e "no pass", si autoconvocano mediante la rete, dandosi periodicamente appuntamento in piazza, quando non nelle rotonde per mettere su un blocco stradale, senza che vi sia una chiara direzione in queste agitazioni prive di leader, senza una precisa linea politica, con un'ambiguità di fondo che fa sì che partiti e gruppi, di destra e di sinistra, siano al loro rimorchio (per lo più nella speranza di lucrare qualche voto, quando sarà).

Quando rinasce la voglia di un nuovo partito

(Questo articolo è stato pubblicato il 10 marzo 2021) Ogni tot anni ci si accorge che il partito in cui si sta non va...

Quando rinasce la voglia di un nuovo partito

Ogni tot anni ci si accorge che il partito in cui si sta non va e si fanno seminari, riunioni, convention, appelli per costruirne...