• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » La crisi e il grigio fatalismo di Visco

La crisi e il grigio fatalismo di Visco

Un’analisi, quella del governatore della Banca d’Italia, tutta incentrata sui fattori “esterni”, che per definizione la politica non può influenzare, nella completa assenza di investimenti pubblici, nuove prospettive industriali, rivendicazioni salariali

8 Febbraio 2023 Paolo Barbieri  1590

Secondo le stime “degli esperti dell’Eurosistema”, la crescita del Pil nel 2023, nel complesso dell’area, “è stata rivista al ribasso di quasi mezzo punto, allo 0,5%” mentre l’inflazione è stata rivista al rialzo, “al 6,3% nel 2023 e al 3,4 nel 2024, per via di una più diffusa e persistente trasmissione ai prezzi al consumo delle pressioni derivanti dai rincari delle materie prime energetiche e dei beni intermedi, e di sensibili incrementi salariali (dell’ordine del 5% nel 2022 e nel 2023)”. Incrementi salariali? Non è un brano tratto da un racconto di fantascienza, ma è il caso di precisare che Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, si riferiva qui all’ambito della zona euro e non all’Italia. Nonostante le stime degli organismi europei sull’inflazione nel 2023 – ha spiegato rassicurante – “non vi sono al momento segnali di una intensa spirale tra prezzi e salari. La dinamica retributiva si è lievemente accentuata da ottobre, anche per effetto dell’incremento del salario minimo in alcuni Paesi, tra cui la Germania, i Paesi Bassi e, per l’indicizzazione automatica ai prezzi, in Francia, nonché per l’operare di meccanismi di indicizzazione su tutti i salari in altri Paesi, in particolare in Belgio (qui avete appena letto una serie di notizie che in Italia sarebbero classificate come bestemmie, ndr). Nel complesso dell’area la quota di retribuzioni indicizzate all’inflazione resta contenuta, un fattore che attenua il rischio di pericolosi avvitamenti tra prezzi e salari. In diversi Paesi, tuttavia, sembrano esservi, nell’ambito delle negoziazioni relative ai rinnovi contrattuali, richieste di aumenti particolarmente elevati, anche per recuperare le perdite di potere d’acquisto per gli aumenti dei prezzi connessi con lo shock energetico”. Ohibò, “in diversi Paesi” – ha notato il governatore – i sindacati pretendono di recuperare il potere di acquisto falcidiato dall’inflazione importata attraverso i prezzi dell’energia. Che roba, contessa!

Wolfgang Munchau, uno dei più autorevoli commentatori europei, non certo sospettabile di simpatie di sinistra, sul suo sito “eurointelligence”, ha ricordato recentemente che “è un’idea sbagliata comune che quando l’inflazione è bassa, i prezzi scendono. Quello che succede è che aumentano solo di meno. Ciò che è insostenibile oggi, sarà ancora più insostenibile domani a meno che i redditi non si mettano in pari”. Non è chiarissimo, invece, leggendo il testo integrale del suo discorso, cosa possa giustificare le preoccupazioni in materia salariale di Visco, almeno per quanto riguarda l’Italia. Preoccupazioni già espresse nelle sue “considerazioni finali”, l’anno scorso, quando denunciò il “rischio di un aumento delle aspettative d’inflazione oltre l’obiettivo di medio termine e dell’avvio di una rincorsa tra prezzi e salari”.

Va ricordato (ce ne siamo occupati per esempio qui) che l’inflazione colpisce duro soprattutto sulla borsa della spesa delle famiglie più povere (primo decile), sulle quali pesa per il 15%, mentre per le famiglie più ricche (decimo decile) si attesta al 6,8%. Salario minimo e aumenti salariali adeguati, oltre che una riduzione del larghissimo bacino dei contratti precari e del finto lavoro autonomo, potrebbero essere una strada per alleviare le sofferenze degli strati di popolazione maggiormente colpiti dalla crisi e irrobustire la fragilissima crescita economica, necessaria anche per riavvicinare i rigidi parametri europei su deficit e debito pubblico. Ma nel suo intervento dello scorso 23 gennaio, al convegno dell’Ambrosetti club (trascrizione integrale reperibile qui), Visco ha riproposto la sua ben nota visione: una sorta di grigio fatalismo che obbedisce alla dogmatica idea draghiana del “pilota automatico”; che individua come una minaccia l’immaginaria “spirale prezzi-salari”, come una necessità la contrazione del debito pubblico, altrimenti i tassi di interesse dovranno essere ulteriormente rialzati. E qui si torna alla politica monetaria come fattore regolatore superiore rispetto alle scelte della politica, quella che un tempo si immaginava determinata dai processi democratici.

Queste considerazioni sui limiti imposti allo spazio di manovra in senso anticiclico della spesa pubblica comportano l’indicazione di interventi solo parziali di contrasto agli aumenti dei prezzi energetici (limitati nel tempo e nella platea di beneficiari). Confinata nel campo dei semplici auspici la proiezione di un aumento degli investimenti. Auspici, sì, perché Visco ha spiegato che gli investimenti devono essere “soprattutto privati”, campa cavallo. Anche perché lo stesso banchiere centrale ha puntato il dito sulla struttura del sistema produttivo nazionale, nel quale “rimane estremamente elevato il numero di microimprese con modesti livelli di produttività, la cui crescita è spesso ostacolata da pratiche gestionali carenti”. Si tratta – ha precisato – di “uno dei principali fattori di debolezza del nostro Paese”.

Del tutto trascurabile, invece, per il governatore, la preoccupazione per il “campanello d’allarme” della contrazione della crescita nell’ultimo trimestre del 2022, come lo ha definito un giornale non certo barricadero come il quotidiano dei vescovi “Avvenire”. “Nello scenario di base presentato nel Bollettino economico (di Bankitalia, ndr) si è ipotizzato – ha ricordato Visco – che le tensioni associate alla guerra si mantengano ancora elevate nei primi mesi di quest’anno, per ridursi gradualmente lungo l’orizzonte di previsione. Nel 2023 il Pil rallenterebbe nettamente, allo 0,6%; la crescita tornerebbe poi a rafforzarsi nel prossimo biennio, grazie all’accelerazione delle esportazioni e della domanda interna, che beneficerebbe della diminuzione delle pressioni inflazionistiche e dell’incertezza”.

Come si vede, l’ottimismo qui poggia tutto sul miglioramento delle condizioni “esterne”, quelle che meno la politica è in grado di influenzare: incertezza e inflazione, importate dall’esterno, potrebbero ridursi, ma anche no, dal momento che dipendono in gran parte dalla guerra, dalle sanzioni e dalle contrapposizioni internazionali, che stanno ridisegnando i mercati globali e i rapporti di forza fra il campo occidentale e il resto del mondo.

Sarà interessante capire se nel dibattito politico italiano ed europeo troverà spazio la voce di chi pensa che lo spazio per un’azione di governo politico della crisi, in controtendenza con i fattori dominanti esterni, ci sia. Di chi è convinto che almeno sulle partite più controllabili dagli esecutivi e dagli attori socioeconomici – come salari, investimenti pubblici, politica industriale – ci sia un certo margine di intervento per contrastare la crisi e il suo “naturale” impatto sulle fasce di popolazione economicamente più deboli. Per ora, non pare davvero che questi temi si stiano facendo largo in parlamento e nel mondo dell’informazione.

1.607
Archiviato inArticoli
Tagsazione di governo Bankitalia bollettino economico crisi Europa Ignazio Visco inflazione Italia Paolo Barbieri Pil politica politica monetaria prezzi energetici salario minimo spesa pubblica Wolfgang Munchau

Articolo precedente

Corruzione e violenza in America latina

Articolo successivo

Chiamale se vuoi elezioni. Da un osservatorio milanese

Paolo Barbieri

Articoli correlati

Il cielo sopra Pontida (per ora) è sereno

I super-ricchi distruggono la democrazia

Tajani, Crosetto e la rana bollita

Dall’Italia alla Germania, un “déjà vu”

Dello stesso autore

Il cielo sopra Pontida (per ora) è sereno

I super-ricchi distruggono la democrazia

Tajani, Crosetto e la rana bollita

Legislatura costituente? Vediamo come stanno le cose

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Due guerre in stallo: fino a quando?
Giorgio Graffi    14 Settembre 2026
Legge elettorale, verso l’ok al Senato
Stefania Limiti    11 Settembre 2026
Legge elettorale, la destra litiga ma va avanti
Stefania Limiti    8 Settembre 2026
Ultimi articoli
La Corea del Nord rafforza i legami con la Russia
Marco Santopadre    18 Settembre 2026
Ex Ilva, ancora in attesa
Guido Ruotolo    17 Settembre 2026
Legge elettorale: premio, indicazione premier, capilista bloccati, preferenze
Stefania Limiti    16 Settembre 2026
Electrolux, il conflitto
Paolo Andruccioli    16 Settembre 2026
“Campo largo” tra primarie e quarta gamba
Vittorio Bonanni    15 Settembre 2026
Ultime opinioni
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Ultime analisi
Sul declino industriale dell’Occidente (2)
Vincenzo Comito    14 Settembre 2026
Sul declino industriale dell’Occidente (1)
Vincenzo Comito    10 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA