Più sei ricco e più alta è la probabilità di un tuo ulteriore arricchimento. Più sei povero e più alte sono le possibilità di rimanere miserabile. Il fenomeno della diseguaglianza è nazionale e mondiale. Sconcerta, ma non cattura l’attenzione dei politici e delle opinioni pubbliche. Neppure di quella di sinistra e dei suoi partiti. Circolano spesso notizie sui rapporti delle istituzioni e delle associazioni della società civile, ma l’emozione dura il tempo di una notizia dell’ultima ora. Forse non vogliamo sapere. Eppure i dati sono pesanti, come quelli contenuti nell’ultimo Rapporto Oxfam (una campagna internazionale di associazioni che si battono contro la povertà e la fame nel mondo). Negli ultimi dieci anni, i miliardari hanno raddoppiato la propria ricchezza, registrando un incremento del valore delle proprie fortune superiore di quasi sei volte a quello registrato dal 50% più povero della popolazione.

Dal 2020 a oggi, la ricchezza dei miliardari è cresciuta al ritmo di 2,7 miliardi di dollari al giorno. Crisi e pandemia, e ora la guerra in Ucraina, non hanno certo favorito la giustizia sociale. Secondo la Banca mondiale, nel primo anno della pandemia, le perdite di reddito del 40% più povero dell’umanità sono state il doppio rispetto a quelle registrate dal 40% più ricco, e la disuguaglianza di reddito globale è tornata ad aumentare nonostante il balzo cinese. Ma con le cifre ci fermiamo qui. Sappiamo quanto possono essere noiose.

Ci interessa piuttosto scavare. Per cercare di dare una spiegazione del fenomeno. La novità del Rapporto Oxfam sta nello sforzo di andare oltre il “dove, quando e come”, per cercare di spiegare anche il “perché”. “Le disuguaglianze non sono casuali – si legge nel Rapporto curato da Misha Maslennikov, policy advisor di Oxfam Italia –, né le marcate divergenze nelle traiettorie di benessere dei cittadini, lungo le sue molteplici dimensioni, sono ineluttabili. Sono piuttosto il risultato di precise scelte di politica pubblica, che hanno prodotto negli ultimi decenni profondi mutamenti nella distribuzione di risorse e potere, dotazioni e opportunità”. Un concetto che era stato espresso in questi ultimi anni da vari studiosi. Scrivevano, nel 2016, gli economisti Maurizio Franzini e Mario Pianta: “La diseguaglianza di oggi è in gran parte prodotta dall’estremo aumento dei redditi dei super-ricchi. Costoro ottengono profitti, rendite finanziarie e retribuzioni molto elevate in un sistema sempre più polarizzato di distribuzione del reddito e della ricchezza. Tutto ciò si associa a un crollo delle opportunità di mobilità sociale”.

Questa volta, dunque, a differenza di quello che accadeva a Pier Paolo Pasolini, possiamo individuare i responsabili, nomi, cognomi e partite Iva. Ma di questo, nell’acceso dibattito pre-primarie del Pd, non si sentono echi; mentre la destra è schierata a prescindere con l’impresa, e la premier Meloni ripete continuamente il mantra: lo Stato non deve mai ostacolarli (gli imprenditori). Eppure alcune delle più grandi imprese del mondo e i loro azionisti – leggiamo sempre nel Rapporto Oxfam – traggono diretto beneficio dall’attuale congiuntura delle crisi sovrapposte. Molte aziende farmaceutiche hanno tenuto il mondo in ostaggio difendendo ferocemente i loro monopoli e facendo pagare prezzi esorbitanti per i vaccini contro il Covid-19, registrando profitti record, mentre molti tra i Paesi più poveri sono rimasti senza vaccini e protezione. Milioni di persone sono morte durante la pandemia, a causa della disparità di accesso ai vaccini causata dall’avidità delle case farmaceutiche e dall’accaparramento delle dosi da parte dei Paesi ricchi. L’attuale crisi del carovita sta offrendo ulteriori opportunità di guadagni: molte imprese, forti del proprio potere di mercato, utilizzano l’aumento dei costi come copertura per incrementare i margini di profitto, esacerbando l’inflazione e aumentando posizioni reddituali e patrimoniali di chi ne possiede titolarità o vi investe.

Quello della diseguaglianza, e delle tante ingiustizie che si perpetrano ogni giorno, dovrebbe quindi essere un tema della sinistra anche perché la lista delle responsabilità non si ferma ai big della farmaceutica e del cibo. La politica ha fatto la sua parte. L’aumento della concentrazione di ricchezza viene favorito, infatti, dall’azione dei governi e delle banche centrali, che hanno iniettato migliaia di miliardi di dollari nell’economia globale dopo la crisi finanziaria del 2008, e hanno fatto lo stesso dall’inizio della pandemia, facendo lievitare il prezzo delle attività finanziarie, la cui proprietà rimane fortemente concentrata all’apice della piramide sociale, e allo stesso tempo facendo crescere le fortune delle persone più ricche.

D’altra parte, andare a cercare le spiegazioni dei fenomeni e i killer sociali non è un’attività recente. Rispondendo a una precisa domanda dell’Accademia di Digione, Rousseau (quello vero) scrisse la sua risposta tra il 1753 e il 1754, pubblicandola poi nel 1755, col titolo Discorso sull’origine e i fondamenti dell’ineguaglianza tra gli uomini. Una risposta che suscitò e continua a suscitare fiumi di polemiche e indignazione. Il filosofo, che da lì a poco avrebbe proposto il suo Contratto sociale, si azzardò a scrivere: “Il primo che, avendo cintato un terreno, pensò di dire questo è mio e trovò delle persone abbastanza stupide da credergli fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quanti assassinii, quante miserie ed errori avrebbe risparmiato al genere umano chi, strappando i pioli o colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili: guardatevi dal dare ascolto a questo impostore! Se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra non è di nessuno, siete perduti!”.

Tornando a noi, non pretendiamo certo che il Pd rilanci il discorso di Jean-Jacques Rousseau (anche perché quel nome suona troppo grillino). E introdurre critiche alla proprietà privata oggi equivarrebbe a bestemmiare. Ma che almeno si riprenda una riflessione non tanto sulla ingiustizia in generale, quanto sullo stato di ingordigia e avidità del sistema capitalistico contemporaneo. Potremmo almeno recuperare Dante Alighieri, togliendolo dalle grinfie di una destra alla ricerca di sponsor. Dante parla dell’ingordigia e dell’avidità più volte, sia nell’Inferno sia nel Purgatorio. Nel cerchio degli ingordi le anime sono ombre leggere, giacciono per terra nel fango, esposte alla pioggia eterna, tormentate dalla crudeltà di Cerbero, famelico cane a tre teste. “Grandine grossa, acqua tinta e neve, per l’aere tenebroso si riversa; pute la terra che questo riceve. Cerbero, fiera crudele e diversa, con tre gole caninamente latra sovra la gente che quivi è sommersa” (Canto VI, Inferno).