• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Von der Leyen bocciata all’esame di democrazia

Von der Leyen bocciata all’esame di democrazia

La presidente della Commissione europea ricorre a un articolo del Trattato per sottrarre il suo piano di riarmo al giudizio dell’europarlamento

28 Aprile 2025 Paolo Barbieri  1197

“Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione” – citazione da Carl Schmitt. Oppure: “Io so’ io e voi nun siete un cazzo” – famosa frase del marchese del Grillo. Scelga il lettore quale sia la fonte di ispirazione più appropriata per la decisione di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, di fare ricorso all’articolo 122 del Trattato europeo (Tfue) per evitare di sottoporre formalmente all’esame del parlamento europeo il suo piano di riarmo ReArmEU, poi ribattezzato Readiness2030 (“Prontezza2030”), con più spiccata sensibilità alle esigenze del marketing politico. Si tratta di una procedura d’urgenza, che elude la consultazione dell’assemblea democraticamente eletta in rappresentanza dei cittadini dell’Unione, e restituisce di fatto il potere decisionale ai governi dei ventisette Stati membri.

La commissione Affari giuridici dell’europarlamento (Juri) ha approvato, anche con i voti dei parlamentari che sostengono von der Leyen, una relazione che condanna la forzatura dell’iter procedurale. Dopo la fragorosa bocciatura, un portavoce dell’esecutivo di Bruxelles ha giustificato la scelta di von der Leyen, parlando di “serio rischio sulla sicurezza”, e ha rivendicato il fatto che “nelle sue linee guida la presidente aveva specificato che l’uso dell’articolo 122 sarebbe stato effettuato solo per circostanze eccezionali come quelle in cui ci troviamo”. Portavoce non ignaro, evidentemente, della lezione del nobiluomo interpretato da Alberto Sordi nel classico film firmato da Mario Monicelli. 

Cosa succederà, quindi, dopo questo voto della commissione parlamentare? Forse nulla, dal momento che i prossimi passaggi sono nelle mani di un’esponente dei popolari europei al pari di von der Leyen, la presidente dell’eurocamera, Roberta Metsola, che dovrà riferire in plenaria sul voto in commissione Juri e, teoricamente, potrebbe anche proporre di attivare un ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione. In effetti, in democrazia, non dovrebbe esserci un futuro per un provvedimento che passa con una procedura dichiarata illegale, o quantomeno irregolare, dal parlamento. In concreto, bisognerà però attendere per vedere se la vicenda porterà con sé degli strascichi politici o giuridici.

Eppure il sito del parlamento europeo spiega che il Trattato di Lisbona “ha conferito nuovi poteri legislativi al Parlamento europeo e lo ha posto alla pari con il Consiglio dei ministri nel decidere i compiti dell’Unione e in che modo spendere i soldi. Esso ha anche cambiato il modo in cui il Parlamento lavora con le altre istituzioni e ha dato alle deputate e ai deputati maggiore influenza su chi guida l’Unione. Tutte queste riforme hanno fatto sì che, esprimendo il loro voto alle elezioni europee, le cittadine e i cittadini avranno più voce in capitolo sulla direzione da imprimere all’Unione”.

Difficile sottrarsi alla sensazione che in alcune stanze dei vertici continentali questa visione dell’equilibrio fra i poteri non sia del tutto condivisa, visto che per un piano finanziario e industriale, che si dichiara proiettato sul 2030 – una circostanza un tantino diversa dal recente, drammatico precedente dell’emergenza pandemica – non si trova tempo né modo di coinvolgere i parlamentari. In un recente studio pubblicato dall’europarlamento sull’uso dell’articolo 122, in conseguenza degli eventi legati alla pandemia, veniva sottolineato che il Consiglio europeo “non ha sufficientemente motivato il proprio ricorso all’articolo 122 Tfue alla luce della formulazione ‘fatta salva ogni altra procedura prevista dai trattati’”, e si richiedeva “una procedura legislativa speciale che conferisca al Parlamento il potere di approvazione”. A dimostrazione del fatto che il tema degli equilibri interni alla costruzione europea non è nuovo. 

Il tema qui in discussione non è il merito del piano da ottocento miliardi, destinato soprattutto a rianimare la boccheggiante industria teutonica e, almeno in parte, a placare l’aggressività antieuropea della nuova amministrazione statunitense, dato che al netto delle buone intenzioni sul buy European, una quota degli aumenti di spese per la difesa fluirà comunque nelle casse delle industrie americane. Un piano – e questo è un punto politico tutt’altro che secondario – rispetto al quale la maggioranza che sostiene l’attuale Commissione ha già messo nero su bianco il suo generico gradimento in una recente risoluzione sulla postura geopolitica dell’Unione europea, votata a maggioranza dal parlamento di Strasburgo.

Perché allora forzare gli equilibri procedurali contraddicendo il molto propagandato spirito del Trattato di Lisbona? Una possibile indicazione per comprendere l’irruenza procedurale della presidente von der Leyen, la troviamo nella presa di posizione del Fondo monetario internazionale, che, negli scorsi giorni, ha chiesto agli Stati europei di “dimostrare un forte impegno per la sostenibilità e la prudenza di bilancio”, anche di fronte alle “nuove esigenze di spesa, per esempio nell’ambito della difesa”. Tradotto: le spese militari vanno compensate o con tagli sulle altre voci di bilancio o con inasprimenti fiscali. Del resto, la strada era stata indicata qualche mese fa dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, in una conversazione con la direttrice del Carnegie Europe, Rosa Balfour: “So che spendere di più per la difesa – aveva ammesso – significa spendere meno per altre priorità. Ma è solo un po’ meno. In media, i Paesi europei spendono facilmente fino a un quarto del loro reddito nazionale per pensioni, sanità e sistemi di sicurezza sociale”. Solo un po’ meno. Un po’ meno modello sociale europeo (peraltro reduce da trent’anni di erosione, per usare un eufemismo), un po’ meno democrazia.

1.234
Archiviato inArticoli
TagsPaolo Barbieri parlamento europeo ReArm Europe Trattato di Lisbona Ursula von der Leyen

Articolo precedente

Il papa, la pace e gli “atei devoti” di sinistra

Articolo successivo

Ucraina-Russia, un accordo è possibile?

Paolo Barbieri

Articoli correlati

Meloni, il Colle nel mirino

I dolori del (non più) giovane Salvini

Su Milano l’ombra del modello Doha

Caccia: a destra la passione e i miliardi

Dello stesso autore

Meloni, il Colle nel mirino

I dolori del (non più) giovane Salvini

Su Milano l’ombra del modello Doha

Caccia: a destra la passione e i miliardi

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Meloni nel suo brodo
Rino Genovese    15 Luglio 2026
Fronte ucraino, il rischio è quello di un allargamento della guerra
Giorgio Graffi    13 Luglio 2026
Ordine pubblico e democrazia
Guido Ruotolo    9 Luglio 2026
Ultimi articoli
Legge elettorale, Vannacci scompiglia la destra
Stefania Limiti    20 Luglio 2026
Porto di Fiumicino, prima vittoria
Marianna Gatta    20 Luglio 2026
Una settimana nella vita di Nigel Farage
Agostino Petrillo    16 Luglio 2026
Myanmar, centomila morti e uno Stato fallito
Marco Santopadre    15 Luglio 2026
Il vertice Nato, i capricci di Trump, la Turchia
Eliana Riva    14 Luglio 2026
Ultime opinioni
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Una casa per il circolo Gianni Bosio?
Paolo Andruccioli    3 Luglio 2026
Chiesa, i lefebvriani all’attacco
Rino Genovese    2 Luglio 2026
Elly Schlein e l’establishment
Rino Genovese    26 Giugno 2026
Ultime analisi
La pelle del serpente: tutte le metamorfosi di AfD
Agostino Petrillo    10 Luglio 2026
Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale
Massimo Florio*    8 Giugno 2026
Ultime recensioni
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Genocidio del Ruanda, una “Lettera all’assente”
Katia Ippaso    29 Giugno 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA