• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Né ordine né disordine: gli studenti della generazione europea

Né ordine né disordine: gli studenti della generazione europea

19 Ottobre 2026 Stefania Tirini  641

C’è un’età in cui si impara a obbedire e una in cui si impara a domandare. Venerdì 16 ottobre, migliaia di liceali italiani hanno scelto la seconda. Sono scesi in piazza in tutta Italia per una giornata di sciopero nazionale contro i tagli all’istruzione e contro le spese militari. Roma, Torino, Treviso, Firenze, Padova e Verona tra i centri principali della mobilitazione. Non è un fuoco isolato. È l’eco di un incendio venuto d’oltralpe, dove a metà settembre, in un liceo di Créteil, gli studenti si erano uniti ai loro insegnanti per chiedere più risorse e più personale. Da lì il movimento è cresciuto fino a riempire le piazze di mezza Francia, ora attraversa le Alpi.

Le parole d’ordine si assomigliano, perché le ferite sono le stesse. In Francia, i ragazzi chiedono insegnanti in numero sufficiente, edifici dignitosi, classi meno affollate e orari sopportabili. In Italia, investimenti per la scuola pubblica e misure contro il caro affitti per gli universitari, e contestano la riforma degli istituti tecnici e professionali. A Torino denunciano tetti che cedono, bagni rotti e infiltrazioni. Non sono capricci. Sono le condizioni minime perché imparare sia possibile. Una società si giudica da ciò che considera urgente. Per Hannah Arendt l’educazione è il luogo in cui decidiamo se amiamo abbastanza il mondo da assumercene la responsabilità. Un’aula in cui piove dentro rivela esattamente quella decisione mancata.

Poi c’è l’altra parola che risuona nei cortei: pace. Uno degli slogan più diffusi chiede soldi alla scuola, non alla guerra. Mentre in Europa si discute di riarmo e di spese militari da far crescere, i giovani pongono una domanda antica: perché si trovano sempre risorse per preparare la guerra e mai abbastanza per preparare la vita? Ogni euro è una scelta morale. Un missile e una palestra ristrutturata non costano la stessa cosa, ma dicono cose opposte su che cosa vogliamo diventare. Non è un caso che oggi, nelle stesse città, sfilassero anche i ragazzi dello sciopero per il clima. Pace, ambiente e istruzione sono un’unica richiesta di futuro.

Questi ragazzi rovesciano un luogo comune. Li si accusa di essere distratti, chiusi negli schermi, indifferenti. Invece usano proprio quegli schermi per organizzarsi, per parlarsi da un Paese all’altro, per scoprirsi generazione europea. Hanno capito che la scuola non è un servizio da consumare. È un bene comune da difendere, perché lì si formano cittadini e non solo lavoratori. Chi impara a pensare impara anche a dire no all’abbandono, alla rassegnazione, all’idea che il conflitto sia insostenibile.

C’è chi guarda queste piazze e vede soltanto disordine. Ma il disordine non ha nulla a che fare con il caos. Il disordine presuppone un ordine andato in frantumi; il caos, invece, è l’inizio, ciò che viene prima di ogni ordine. Il caos non è mai davvero caotico: è sistemico, e proprio per questo sa generare l’imprevisto, aprire prospettive, produrre trasformazioni che nessuno aveva pianificato. Non è ottimismo ingenuo. È una lunga tradizione di pensiero che da Spinoza arriva a Deleuze, e che cerca di uscire dalla logica, anzi dalla logistica, della negatività, il vizio cronico di tanto pensiero critico.

Il compito della filosofia è insieme critico e creativo: comincia con una mappatura adeguata delle condizioni che viviamo e che rifiutiamo, e la mappa serve a trasformarle insieme. Gli studenti fanno esattamente questo. Disegnano la mappa di una scuola che si sgretola e di un mondo che si arma, e da quella mappa non ricavano disperazione ma un progetto: qualcosa di agibile, che faccia sognare e restituisca un avvenire.

Per leggere davvero queste piazze, bisogna anzitutto liberarsi di un’abitudine mentale: quella dei dualismi, opposizioni che si escludono a vicenda e dialettiche adottate quasi per riflesso. Ordine o disordine, studenti o istituzioni, a favore o contro: una tifoseria intellettuale che non spiega nulla. Al posto dei dualismi, servono le diagonali, le linee di fuga, i legami trasversali che li disperdono aprendo la mente ad altre prospettive. Serve mettere la complessità dove c’erano le contrapposizioni, perché i termini che definiscono il nostro tempo non si escludono l’un l’altro. La crisi ambientale non cancella quella prodotta dalle nuove tecnologie, ed entrambe non eliminano le disuguaglianze sociali ed economiche: sono assi che si reggono insieme, complessità intrecciate. I ragazzi lo hanno intuito. Nei loro cortei la scuola, la pace e il clima non sono tre battaglie separate, ma un unico filo.

Va detto con onestà: certo, non sono mancati momenti di tensione, e in Francia gli scontri hanno lasciato feriti da ogni parte. Nessuna causa giusta ha bisogno della violenza, e la forza di questo movimento sta altrove. Sta nella sua domanda limpida, che nessuna carica di polizia può disperdere. Le istituzioni, a loro volta, hanno il dovere di ascoltare prima di reprimere. Questi studenti sanno benissimo cosa manca loro, e lo dicono ad alta voce, in francese e in italiano. Se una generazione scende in piazza per avere più scuola, il fallimento non è il suo. Il fallimento è di chi l’ha costretta a uscire dalle aule per essere ascoltata.

La lezione di questo autunno non si tiene in classe. Si tiene in strada, e a impartirla sono gli studenti. Sta a noi adulti di prendere appunti.

732
Archiviato inEditoriale
Tagsclima Francia generazione europea Italia pace sciopero nazionale scuola pubblica Stefania Tirini studenti

Articolo precedente

Ex Ilva, quelle piazze da ascoltare

Articolo successivo

L’ondata di rivolta giovanile

Stefania Tirini

Articoli correlati

Le piazze degli altri

Conflitto d’interessi nell’oro nero

Ancora Francia e Italia a confronto

La Francia di nuovo in fiamme

Dello stesso autore

Le piazze degli altri

Quote, la scuola ridotta a un numero

La polis che manca

Un male sottile: leggere senza comprendere

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Cittadinanza, in arrivo norme aberranti
Stefania Limiti    16 Ottobre 2026
Legge elettorale: oltre trenta ricorsi alla Corte costituzionale
Stefania Limiti    13 Ottobre 2026
La legge elettorale e la “terza Repubblica” di Almirante
Stefania Limiti    12 Ottobre 2026
Ultimi articoli
L’ondata di rivolta giovanile
Agostino Petrillo    19 Ottobre 2026
Ex Ilva, quelle piazze da ascoltare
Guido Ruotolo    19 Ottobre 2026
Il Brasile verso il ballottaggio
Claudio Madricardo    16 Ottobre 2026
In India le manifestazioni dell’opposizione
Marco Santopadre    15 Ottobre 2026
Renzi si perde tra i cespugli
Vittorio Bonanni    14 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Ultime recensioni
“La coscienza collettiva non sopporta lo specchio”
Luca Baiada    16 Ottobre 2026
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giuseppe Conte governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA