• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Zzz-ripubb » Opinioni » Un male sottile: leggere senza comprendere

Un male sottile: leggere senza comprendere

L’analfabetismo funzionale sembra essere il risultato della nostra modernità digitale. Il ruolo della scuola

17 Agosto 2026 Stefania Tirini  1863

(Questo articolo è stato pubblicato il 13 febbraio 2026)

“Conoscere è avere una credenza vera e giustificata”, scriveva Platone nel Teeteto, nel IV secolo a.C. Da allora, l’idea di conoscenza come incontro tra verità e ragione ha guidato per secoli la filosofia e la scienza. Ma nel tempo dell’informazione digitale, in cui le verità si consumano alla velocità di uno scroll, possiamo ancora dire di conoscere davvero? Mai come oggi leggiamo, scriviamo, comunichiamo. Eppure mai come oggi comprendiamo così poco. È la grande contraddizione dell’era digitale: l’accesso all’informazione aumenta, ma si riduce la nostra capacità di capirla e di usarla criticamente.

I dati più recenti, diffusi dall’Ocse, nel dicembre 2024, offrono una fotografia impietosa. L’Italia è, con Polonia, Portogallo e Cile, tra i Paesi con i risultati più bassi in tutti i domini valutati dall’indagine Piaac 2 – lettura (literacy), matematica (numeracy) e problem solving adattivo. Il punteggio medio nazionale è di 245 in literacy, 244 in numeracy e 231 nel problem solving, contro una media Ocse di 260-263-251 punti. Peggio fanno soltanto cinque Paesi su trentuno. Nel nostro, il 35% degli adulti si colloca al livello più basso di competenza in lettura e matematica – i cosiddetti analfabeti funzionali –, e quasi il 46% mostra gravi difficoltà nel risolvere problemi nuovi, mentre solo il 6% raggiunge i livelli più elevati. Il divario aumenta nel Mezzogiorno, dove oltre la metà della popolazione adulta non supera i livelli minimi. È un quadro coerente con ciò che l’Ocse chiama “rischio cognitivo d’ineguaglianza”: chi nasce in contesti svantaggiati è doppiamente penalizzato, socialmente e culturalmente.

D’altra parte, nella società iperconnessa, la conoscenza si è trasformata in flusso, in velocità, in consumo. Negli anni Settanta il computer rappresentava la promessa di una nuova libertà cognitiva; negli anni Novanta Internet ha unito il mondo in uno spazio comunicativo globale; poi sono arrivati i social media e la conoscenza ha cambiato natura. Da processo lento e riflessivo, è diventata immediata, intuitiva, governata dall’emozione. Wikipedia, simbolo della costruzione collettiva del sapere, si fonda su verifica e collaborazione; i social network, invece, esaltano la rapidità, la reazione, la viralità. Anziché domandarci “è vero?”, ci chiediamo “mi piace?”. Il pensiero si piega alla logica dell’algoritmo, che premia ciò che cattura, non ciò che spiega.

Il premio Nobel Daniel Kahneman, in Pensieri lenti e veloci, ci offre un’immagine utile per descrivere questo fenomeno. La mente – dice – lavora attraverso due sistemi: uno rapido, intuitivo ed emotivo (Sistema 1), e uno lento, riflessivo e logico (Sistema 2). I social media parlano al Sistema 1: ci spingono a reagire, non a ragionare. Ogni notifica è una sollecitazione, ogni like una piccola gratificazione chimica. Il cervello si abitua così alla risposta immediata e dimentica la lentezza del giudizio. Non è che il Sistema 1 cresca, è il Sistema 2 che smette di allenarsi. E quando il pensiero lento si indebolisce, diminuisce la capacità di comprendere testi complessi, valutare dati, distinguere tra fatti e opinioni. È esattamente ciò che intendiamo oggi per analfabetismo funzionale: non la mancanza di lettura, ma l’incapacità di attribuire senso a ciò che si legge.

A questo punto entra in scena la scuola, che dovrebbe essere la palestra del pensiero riflessivo. È a scuola che il Sistema 2 dovrebbe allenarsi, imparando a sostenere un’argomentazione, a leggere criticamente, a rallentare. Ma tra programmi compressi, valutazioni standardizzate e pressioni burocratiche, la lentezza rischia di scomparire anche lì. La sfida educativa è allora quella di restituire spazio alla riflessione, di riportare la comprensione al centro del processo formativo. Non si tratta di contrapporre la tecnologia alla cultura, ma di imparare a usarla consapevolmente, senza esserne travolti.

L’analfabetismo funzionale non è solo una questione educativa: è una sfida democratica. Chi non comprende non partecipa, chi non sa interpretare subisce. Nel mondo del digitale, il potere non si esercita solo controllando le informazioni, ma orientando l’attenzione: ciò che leggiamo, ricordiamo o dimentichiamo decide chi siamo. In questo senso, la conoscenza non è più soltanto una competenza, ma una forma di resistenza.

Platone pensava che conoscere significasse giustificare la verità con la ragione. Oggi, conoscere significa anche liberarsi dalla distrazione permanente in cui siamo immersi. La tecnologia non è un nemico, ma un ambiente che va abitato con coscienza. Non basta sapere tutto, bisogna capire qualcosa. Solo restituendo tempo al pensiero, respiro alla mente e attenzione al linguaggio potremo ritrovare quella che un tempo si chiamava — con una parola semplice e antica — sapienza.

1.895
Archiviato inOpinioni
Tagsanalfabetismo funzionale conoscenza Daniel Kahneman Pensieri lenti e veloci scuola Stefania Tirini

Articolo precedente

Il senso politico della controriforma costituzionale

Articolo successivo

Rogoredo, l’assassinio di un pusher

Stefania Tirini

Articoli correlati

La polis che manca

Schedatemi pure: elogio di chi ci mette la faccia

Percorsi di studio per guerrafondai

La Francia vieta i social agli “under 15”

Dello stesso autore

La polis che manca

Schedatemi pure: elogio di chi ci mette la faccia

La Francia vieta i social agli “under 15”

Civiltà o assioma?

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
La polis che manca
Stefania Tirini    7 Settembre 2026
Tajani, Crosetto e la rana bollita
Paolo Barbieri    31 Luglio 2026
Affinità elettive tra Sahra e Alice?
Agostino Petrillo    29 Luglio 2026
Ultimi articoli
Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia
Luciano Ardesi    9 Settembre 2026
I talebani corteggiano Washington
Marco Santopadre    9 Settembre 2026
A Milano un ritorno al passato?
Vittorio Bonanni    8 Settembre 2026
Il destino dei curdi: verso una pacificazione asimmetrica?
Eliana Riva    8 Settembre 2026
In Germania il giorno più nero
Agostino Petrillo    7 Settembre 2026
Ultime opinioni
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Ultime analisi
Sul declino industriale dell’Occidente (1)
Vincenzo Comito    10 Settembre 2026
Tasse, il sistema inceppato
Paolo Andruccioli    31 Luglio 2026
Ultime recensioni
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA