Quando Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista e già deputato dal 2006 al 2008, ha detto di ritenere legittimo sostenere o giustificare l’operato di Hamas, siamo saltati sulla sedia. Ma come – ci siamo detti – pochi giorni fa la segretaria del Pd, Elly Schlein, ti ha dato una bella mano spostando il virologo Andrea Crisanti (in gioventù militante di Potere operaio) dal gruppo del partito a quello misto di Avs, facendo nascere la componente del Prc per evitare l’abnorme raccolta di seimila firme, ridotte così a 1500, necessarie per presentarsi alle elezioni in ciascun collegio plurinominale (49 alla Camera e 26 al Senato), e tu la contraccambi con un’uscita del genere, inevitabilmente per lei foriera di attacchi provenienti dai filoisraeliani di ogni colore?
Infatti, come volevasi dimostrare, sono scattati i soliti “riformisti”, e al coro si sono uniti altri protagonisti della politica italiana, come lo stesso Angelo Bonelli di Avs, oltre che vari rappresentati della destra, notoriamente tutta filosionista. Le azzardate affermazioni circa il partito palestinese, che il 7 ottobre del 2023 perpetrò l’orribile strage di cittadine e cittadini israeliani, sono state pronunciate con riferimento al giornalista e ricercatore, Youssef Siher, arrestato in quanto presunta mente delle violenze giovanili del 17 ottobre a Milano, salvo poi essere scarcerato per l’inconsistenza delle accuse (vedi qui), tra cui quella di avere tessuto le lodi del gruppo islamista: cosa oltretutto non vera, essendo state le sue parole più ispiratrici di riflessioni sulla natura di Hamas e sul suo modus operandi che una vera e propria presa di posizione a favore della formazione palestinese. Il che induce a una diversa valutazione dell’episodio, riducendo in un certo senso l’inopportunità delle considerazioni di Acerbo, e dando spazio, al contrario, a una riflessione che nessuno o quasi osa fare pubblicamente, almeno nel mondo della politica ufficiale.
Il segretario del partito che fu di Armando Cossutta e Fausto Bertinotti, ha sottolineato come sia ammissibile sostenere Hamas nella misura in cui giornalisti, opinionisti, rappresentanti delle più importanti istituzioni ebraiche – vedi le diverse comunità –, e anche alcuni politici di centrosinistra, non solo non condannano il genocidio di cui è accusato il premier israeliano Netanyahu con i suoi sodali, ma addirittura – nel caso di taluni apertamente, per altri in maniera più nascosta – ne condividono l’operato, incuranti delle decine di migliaia di morti a Gaza, per tacere delle vittime palestinesi in Cisgiordania a causa dei coloni e dell’esercito dello Stato ebraico. Soprattutto ignorando il mandato di cattura da parte della Corte penale internazionale dell’Aia contro il premier israeliano.
La logica dei due pesi e due misure, che Acerbo ha voluto denunciare, si è paradossalmente rafforzata dopo i crimini del governo di Tel Aviv. E lo riscontriamo anche nella politica italiana, oltre che in quella occidentale in generale. Per esempio, l’ex europarlamentare del Pd, Pina Picierno, come abbiamo rimarcato più volte (vedi qui), incontrò a Strasburgo gli esponenti di un’associazione israeliana molto vicina ai coloni, ma dai suoi “superiori” arrivò non più di qualche rimbrotto. La donna è poi uscita dal Pd di sua iniziativa, senza essere espulsa come avrebbe meritato.
Insomma, le parole di Acerbo possono essere considerate perfino coraggiose, in quanto hanno messo in luce con chiarezza ciò che è spesso sottaciuto. Quello che però ci chiediamo è quale ruolo potrà mai ricoprire un eventuale eletto di Rifondazione (evento del resto poco probabile, visti i ridottissimi consensi di cui godono i comunisti) in una coalizione già fin troppo composita. Quello tra il Prc e il “campo largo” è comunque solo un accordo tecnico-elettorale basato su una piattaforma programmatica minima, incentrata sulla difesa e l’attuazione della Costituzione in tutte le sue declinazioni. Certo, la prima presa di posizione di Acerbo non è stata delle più tranquille, e tuttavia dichiarare che inneggiare a Hamas non è un reato, e che non prevede il carcere, fa chiarezza nei confronti di una diffusa vulgata filoisraeliana e antipalestinese. Siamo arrivati al punto che essere definiti “pro-pal” equivale a un insulto da parte di chi tollera un fascismo con la stella di Davide. Per questo, le parole di Acerbo, sebbene abbiano messo in difficoltà Schlein, ci sentiamo alla fine di apprezzarle.








