Anche in Serbia c’è democrazia. Il movimento studentesco che da due anni protestava contro Aleksandar Vučić, fino allo scorso settembre presidente della Repubblica, domenica 25 ottobre, ha vinto le elezioni parlamentari anticipate (che invece si sarebbero dovute tenere nel dicembre 2027), annunciate nello scorso agosto. Un successo che mette fine a quattordici anni di dominio dell’ex leader indiscusso della Serbia. La Lista era stata ammessa dalla Commissione preposta alla competizione elettorale, grazie alle quasi settantamila firme raccolte. In attesa delle presidenziali di dicembre, Vučić è stato sostituto ad interim da Ana Brnabić, come lui del Partito progressista serbo di stampo liberale, lesbica ed europeista, caratteristiche che la collocherebbero più vicina alle nuove istanze che ai suoi colleghi di partito. La Lista degli studenti, nata in occasione di questo appuntamento elettorale, ha ottenuto 140 seggi su 250 contro i 103 dell’ex capo dello Stato. Nel parlamento del Paese balcanico, sono necessari 126 seggi per avere la maggioranza assoluta. Soltanto altre quattro liste di minoranze nazionali sono riuscite a entrarvi.
Dalla massima assemblea del Paese è rimasto fuori lo storico Partito socialista dello scomparso Slobodan Milošević, ora di Ivica Dačić, che non raggiunge il 3%, e sembra destinato a scomparire dalla scena politica del Paese. A dimostrazione delle grandi aspettative di cambiamento che la popolazione aveva riposto in questo appuntamento elettorale, l’affluenza è stata alta, oltre il 69% degli aventi diritto al voto, molto più delle precedenti elezioni del 2023, quando si recò alle urne il 58,77% dell’elettorato. Della lista – promossa da quattordici personalità, in maggioranza docenti universitari – fanno parte 250 tra intellettuali e accademici, ed è guidata dal cardiologo e docente presso l’università di Novi Sad, Ilija Srdanovic, che verosimilmente potrebbe essere candidato alla presidenza della Repubblica, senza avere tuttavia alcuna competenza in materia.
Ricordiamo che la singolare formazione politica ha cominciato a prendere corpo all’indomani del terribile incidente ferroviario del primo novembre 2024 (vedi qui), quando crollò la pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, da poco ristrutturata, causando la morte di sedici persone. Gli studenti accusarono della sciagura i politici corrotti e inefficienti, organizzando di conseguenza imponenti manifestazioni. La reazione, violenta sia fisicamente – in particolare quella messa in atto il 22 novembre 2024 – sia verbalmente, non fermò il movimento, che nei mesi successivi occupò decine di facoltà universitarie prendendo le decisioni nel corso di assemblee. Il movimento – che nel dicembre 2024 prese il nome di “Studenti in blocco” – si è sempre tenuto lontano dalle istanze istituzionali, ma decise, il 5 maggio dello scorso anno, di chiedere elezioni anticipate, cominciando a organizzare la lista che poi si è presentata.
Per favorire questa iniziativa, diversi partiti dell’opposizione hanno scelto di non presentare proprie liste. I candidati sono stati selezionati nel corso di assemblee, votati successivamente attraverso una vera e propria commissione elettorale. La scelta era terminata nel settembre dello scorso anno, senza tuttavia comunicare subito i nomi dei candidati, al fine di evitare attacchi personali da parte delle autorità governative. L’eterogeneità della Lista, e la scarsa esperienza politica di chi la compone, non renderanno facile il compito di rinnovare un Paese da molti decenni ripiegato su se stesso. “Il lavoro da fare inizia adesso – osserva l’Osservatorio Balcani e Caucaso-Transeuropa –, ovvero formare un governo e iniziare a ‘devucizzare’ la Serbia. Riportare la fiducia nelle istituzioni, riportare le forze dell’ordine al servizio dello Stato democratico, democratizzandole. Non sarà facile – sostiene l’Osservatorio –, la lista che ha vinto è una lista pigliatutto: ci sono ideologie politiche molto differenti al suo interno, dalle istanze nazionaliste a quelle filoeuropee. La vittoria è stata una sorta di voto referendario, pro o contro Vučić. Adesso la lista studentesca dovrà prendere decisioni importanti in tempi ristretti. La vittoria degli studenti serbi è un importante segnale anche per l’Europa intera: la dimostrazione concreta che migliaia di giovani in piazza, nonostante tutti i tentativi del potere di contrastarli, possono portare a un grosso cambiamento”.
Non può mancare, anche in questo caso, una considerazione geopolitica. Proprio l’eterogeneità dei vincitori potrebbe essere la dimostrazione che ci si può parlare sia a Ovest sia a Est. Lo dice con chiarezza il sociologo Jovo Bakić, tra i candidati della Lista. Oltre a non aspettarsi che Vučić riconoscesse subito la sconfitta, come invece è stato, ha voluto precisare che i nuovi protagonisti della politica serba “non sono né contro l’Europa né contro la Russia”. Chi, a Bruxelles, magari si aspettava l’arrivo di un altro alleato in questa sciagurata “guerra fredda del Ventunesimo secolo” è rimasto deluso.








