Il governo Meloni, per bocca della presidente del Consiglio e del ministro Gilberto Pichetto Fratin parla di “svolta storica” (vedi qui). Nonostante il doppio pronunciamento degli italiani contro le centrali nucleari, il governo vuol far ripartire la produzione di energia nucleare con nuove centrali e riapre la strada al nucleare militare. Solo propaganda? Siamo di fronte a un bluff o il rischio è reale? Abbiamo girato le domande a Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club – un’organizzazione non profit, creata nel febbraio del 1999, costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti con il Protocollo di Kyoto, con l’Accordo di Parigi e con il Green Deal europeo –, e ad Alfiero Grandi, che è stato sottosegretario dei governi Prodi II, Amato II, e D’Alema II, deputato della XIV legislatura e, prima ancora, segretario confederale della Cgil. Si occupa di energia da anni, ed è stato in prima fila nelle battaglie referendarie.
Grandi – Dalla confusione che circonda le affermazioni del governo si potrebbe pensare a una balla, ma purtroppo non lo è, tanto che si è avviata una ricerca di risorse finanziarie attraverso la società New Cleo (Eni, Enel, Leonardo) che si è quotata proprio in questi giorni alla Borsa di New York. Non è detto che si riesca nell’operazione, ma non si può sottovalutare il rischio per il Paese e per la democrazia. Si vorrebbero cancellare i risultati di due referendum, quello del 1987 e quello promosso contro la legge voluta da Berlusconi per tornare al nucleare, bocciata dal referendum nel 2011. Si pone quindi prima di tutto una grande questione di democrazia. Preoccupa poi anche quella che potrebbe diventare una disponibilità ad accettare il ritorno del nucleare in Italia, in varie aree politiche, anche tra le file dell’opposizione.
Silvestrini – Quello che meraviglia, al di là delle reali intenzioni politiche, è che non si voglia tenere conto delle dinamiche mondiali della produzione di energia. In Italia, si vuole tornare al nucleare quando in tutti gli altri Paesi si è imboccata la strada delle energie rinnovabili. La percentuale di energia elettrica prodotta con il nucleare è in calo in tutto il mondo, soprattutto perché non si costruiscono più centrali. Anche in Cina, dove si continua a costruire, la quota delle rinnovabili è molto più alta, tre quattro volte più alta in termini di elettricità prodotta rispetto al nucleare. Insomma, se guardiamo al mondo, cogliamo un segnale chiaro: il boom delle rinnovabili, mentre il nucleare è in affanno in tutto l’Occidente. Nel 1996 il nucleare contribuiva per circa il 17% alla produzione mondiale di elettricità, oggi siamo scesi al 9%; nel frattempo il solare ha superato il nucleare in termini di energia prodotta a livello globale. Complessivamente, eolico e fotovoltaico generano ormai quasi il doppio dell’elettricità prodotta dall’atomo e, anche in Cina – spesso indicata come modello per il rilancio del nucleare –, sole e vento producono oltre quattro volte l’energia generata dagli impianti nucleari.
Grandi – Il disegno di legge varato afferma che il nucleare “vecchio” che c’era fino al referendum del 1987 verrà smantellato, mentre la proposta di legge proporrebbe un nucleare diverso. Qui è la prima menzogna. Il nucleare di cui parla il governo è da fissione, lo stesso delle centrali in smantellamento. Le nuove centrali produrranno scorie radioattive come quelle precedenti, che già non si sa dove collocare. Va aggiunto che la custodia delle nostre scorie in altri Paesi ci costa molto cara. Le nuove centrali, come quelle precedenti, dovranno procurarsi materiale fissile dall’estero per il funzionamento. Quindi ci sarà più dipendenza dall’estero. Saranno meno pericolose? Occorre un atto di fede, perché non esiste un prototipo di centrale Smr in occidente che possa essere esaminato, controllato, verificato.
Silvestrini – Negli altri Paesi, non si costruiscono più nuove centrali per un problema soprattutto economico-finanziario, nel senso che i costi delle nuove centrali sono molto alti. Si è visto che le centrali costruite in Francia, Finlandia e Stati Uniti hanno fatto registrare costi che sono stati tre o quattro volte superiori alle previsioni. Si punta su Smr (Small Modular Reactor), perché gli impianti tradizionali hanno dimostrato di essere un bagno di sangue. Il governo italiano conferma che non si dovranno costruire impianti nucleari tradizionali, ma si fa riferimento a centrali di nuova generazione che però non esistono. Non ci sono quindi esperienze reali in atto a cui fare riferimento, a parte qualcosa in Russia e Cina. Per quanto riguarda l’Occidente, solo un impianto che si sta realizzando in Canada, ma non abbiamo elementi per giudicare perché siamo solo agli inizi. Vedremo alla fine quanto costerà, quanti anni ci vorranno per farlo. Siamo in una fase molto preliminare.
Grandi – Un’atra falsa informazione da smentire riguarda la dimensione dei nuovi impianti. Non saranno centrali così piccole, come racconta il governo, perché i 300 MW di cui si parla sono il doppio di alcune di quelle che ci sono state e che poi sono state spente a Trino o sul Garigliano. Può essere che qualche pericolo sia stato eliminato, ma occorre verificare che sia veramente così, e in ogni caso la sostanza è sempre la stessa: nucleare da fissione. Da verificare anche la promessa che costeranno meno. Un conto è scriverlo, altro è la prova provata. Per di più, uno studio di Banca d’Italia ha concluso che non produrranno energia elettrica a costi inferiori al fotovoltaico, all’eolico, all’idroelettrico, al geotermico, in cui ci sono interessanti novità. Sommando i costi di costruzione delle centrali, quelli dello smantellamento e dello stoccaggio delle scorie (una parte per migliaia di anni) le risorse necessarie diventano molto ingenti.
Silvestrini – Il problema dell’individuazione dei siti per le nuove centrali è molto grosso, perché non si capisce quali saranno i criteri. Ci sono Regioni che hanno espresso la loro disponibilità a ospitare le nuove centrali, ma questo non vuol dire nulla perché dovranno essere i singoli Comuni a decidere e a essere coinvolti. Non credo che ci sarà la fila dei Comuni che si propongono di ospitare gli impianti. E poi quali saranno i criteri per la scelta? Come si stabilisce se piazzare un impianto nel territorio di quel comune, piuttosto che in un altro? Comunque vada non sarà una passeggiata, considerando i problemi che ci sono già per le rinnovabili che trovano forti obiezioni a livello locale, immagino che sul nucleare la situazione sia ancora più complicata. E poi, come abbiamo detto, le “small” non saranno poi così piccole: in Canada hanno fatto un buco di quaranta metri solo per fare le fondamenta.
Grandi – Il governo spera che basti ripetere all’infinito nucleare sostenibile per risolvere i problemi, invece c’è bisogno di interventi forti, immediati, con una scelta netta per le rinnovabili (nessuna esclusa). Altro che Italia hub del gas, dovrebbe essere l’hub dell’elettrico da fonti rinnovabili. Purtroppo rischiamo che prevalga un’ideologia retrograda e revanchista, alla fin fine subalterna a Trump. Prima il sistema delle imprese si renderà conto delle responsabilità del governo, prima usciremo da una crisi che ci condanna a uno sviluppo da prefisso telefonico. La politica energetica è un punto essenziale per un’alternativa costituzionale alla destra. Puntare sull’eolico offshore, per esempio, significherebbe creare ottocentomila posti di lavoro.
Silvestrini – Si deve puntare sulle rinnovabili, sia per una questione di sostenibilità sia per la valutazione dell’efficienza dei sistemi e dei costi. Queste tecnologie stanno correndo a una velocità impressionante: il prezzo delle batterie è crollato e la loro diffusione è esplosa. Il calo dei costi sta accelerando l’adozione degli accumuli su larga scala. Parallelamente stanno crescendo anche gli accumuli di lunga durata, in grado di immagazzinare energia per giorni o settimane. Sebbene rappresentino ancora circa il 6% delle installazioni globali, sono in forte espansione e comprendono sistemi ad aria compressa (45%), accumulo termico (33%) e batterie a flusso al vanadio (21%), tecnologie destinate a rafforzare ulteriormente l’integrazione delle fonti rinnovabili nei sistemi elettrici. Tutti gli altri Paesi hanno scelto ormai la strada delle rinnovabili, come abbiamo visto in Germania, per esempio, o in Australia, dove un recente rapporto parlamentare bipartisan ha bocciato l’ipotesi di un programma nucleare. Secondo il documento, i costi dell’energia atomica risulterebbero non competitivi rispetto alle alternative disponibili, e i tempi di realizzazione degli impianti sarebbero incompatibili con gli obiettivi di decarbonizzazione e con l’urgenza della transizione energetica.








