• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Ex Ilva, la procura di Taranto di nuovo in campo

Ex Ilva, la procura di Taranto di nuovo in campo

Chiesto l’arresto per gli ex vertici di Acciaierie d’Italia: anteposti il profitto e il risparmio sui costi alla salute dei lavoratori e dei cittadini

28 Ottobre 2026 Guido Ruotolo  363

Si sapeva, dovevano saperlo e hanno fatto finta di nulla. Lo sapevano i commissari straordinari, il governo, gli amministratori, i funzionari dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), gli ispettori. C’erano state le proroghe dell’inchiesta della procura di Taranto. E tutti hanno fatto finta di nulla, come se prima o poi non sarebbe arrivata la conclusione, l’ennesima inchiesta sull’associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, alla truffa, alla corruzione.

Sempre l’ex Ilva di Taranto sul banco degli imputati. Come ieri, nel 2012, anche oggi, cioè negli ultimi quattro anni in cui il governo ha pensato di affidare la siderurgia pubblica che fu, al colosso siderurgico franco-indiano ArcelorMittal, dirigenti, amministratori, uomini delle istituzioni di controllo dell’ambiente si sono venduti per un piatto di lenticchie. Il governo Meloni fa Ponzio Pilato, ricordando che l’inchiesta della procura di Taranto riguarda la stagione della gestione dell’ex Ilva da parte di ArcelorMittal, voluta dal governo Gentiloni e perfezionata dai governi Conte I e Conte II. È davvero terribile, angosciante. Nelle carte della procura, che riassumono la sostanza delle accuse nei confronti di ventotto indagati, si intuisce che gli indizi sono schiaccianti, che ci sono intercettazioni, informative, prove documentali. Il gip di Taranto li sentirà martedì prossimo. E dovrà decidere se accogliere tre richieste di arresti domiciliari – nei confronti dell’amministratore delegato Lucia Morselli, del direttore dello stabilimento di Taranto, Alessandro Labile, e del dirigente dell’Ispra, Francesco Astorri – e una decina di misure interdittive.

In quelle poche pagine, ci sono le “Sacre Tavole” del capitalismo, o meglio dei padroni delle ferriere. Una frase andrebbe scolpita come epitaffio di questa tragedia sociale, industriale, umana. “Sono stati anni finalizzati a massimizzare i profitti e a ridurre al minimo indispensabile i costi”. Con un prezzo sociale e umano terribile. Perché dobbiamo leggere nelle carte giudiziarie che i risultati di questa filosofia “sono stati emissioni fuori controllo di benzene, con picchi superiori al limite di esposizione. Che il rischio di leucemie e di mieloma acuto nei bambini è aumentato del 250%. E del 118% negli uomini, e del 125% nelle donne, il rischio di tumore al polmone. E il mesotelioma del 366% nell’uomo”. Perché hanno reso l’aria del quartiere Tamburi avvelenata con “conseguente disastro ambientale e con ripetuti e continui eventi incidentali e disastri nei luoghi di lavoro”. Perché la “compromissione” ha coinvolto l’area dell’acciaieria e dei quartieri Tamburi e Lido Azzurro? Complessivamente una estensione di circa 38 chilometri quadrati, dove vivono sedicimila e passa abitanti.

Perché hanno tagliato le risorse per la manutenzione ordinaria e straordinaria per prevenire disastri o infortuni sul lavoro? Per risparmiare, hanno bloccato gli ordini di acquisto di macchinari, di pezzi di ricambio, di materie prime. E hanno eseguito riparazioni e sostituzioni con pezzi di ricambio inidonei: “Invece di traversine adeguate riparavano i binari con tiranti della rete ferroviaria, o rattoppavano con pezzi di tappeto trovati qua e là i nastri trasportatori”. Cosa ha significato tutto questo? Quattro deragliamenti accertati di “carri siluro”, con tonnellate di ghisa liquida a una temperatura di 1200 gradi centigradi. E ancora: due esplosioni di siviere con riversamento di tonnellate di acciaio fino a 1400-1700 gradi centigradi. Perché l’amministratrice delegata Morselli – indagata anche a Milano per bancarotta fraudolenta – e il direttore dello stabilimento Labile hanno promesso una raccomandazione al viceministro dell’Ambiente, Gava, per una promozione, se il capo degli ispettori Ispra avesse truccato gli esiti dei controlli sulle emissioni?

E con quale faccia il governo si presenterà a Bruxelles chiedendo finanziamenti, se a Taranto hanno truffato l’Unione europea per ben 342 milioni e 435mila e rotti euro, al fine di “recuperare a ogni costo, tramite pressioni sulle istituzioni e manipolazione dei dati, le quote di anidride carbonica perse nel 2020”? Perché?

Anche il governatore della Puglia, Antonio Decaro, ha ammesso la “compromissione” della salute degli abitanti: “Le evidenze epidemiologiche non lasciano spazio a dubbi. A Taranto l’incidenza dei tumori al polmone e i ricoveri per patologie cardiovascolari e respiratorie superano la media regionale del 10-20%”. I vertici del gruppo franco-indiano, con in testa il numero uno Aditya Mittal, e soprattutto l’amministratore delegato, Lucia Morselli, il direttore dello stabilimento di Taranto, Alessandro Labile, il capo degli ispettori dell’Ispra, Francesco Astorri, hanno venduto la loro anima sull’altare del “profitto e del risparmio dei costi”?

Sono ore di stress, di attesa per la decisione delle Sezioni unite della Cassazione che dovrebbe confermare o rispedire al mittente il decreto della Corte d’appello di Milano che imponeva la sospensione dell’area caldo di Taranto, riformulando la decisione sulla base di diversi parametri. E ieri pomeriggio, a palazzo Chigi, governo e parti sociali hanno discusso siglando alla fine una paginetta di impegni. Il sindacato vede il bicchiere mezzo pieno. Al termine del vertice, Michele Di Palma, segretario generale della Fiom Cgil, ha spiegato che anche il governo si è sintonizzato sulla stessa lunghezza d’onda dei sindacati: “Il tema che ormai è sul tavolo è come dare continuità produttiva a tutti gli stabilimenti del gruppo. E quindi si è discusso di decarbonizzazione, forni elettrici e impianti di preridotto. E per la prima volta il governo si è sbilanciato sulla partecipazione alla transizione ecologica di Taranto”.

Un vertice interlocutorio, una chiacchierata e nulla più, come ha tenuto a far sapere il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano: “Solo quando risulteranno sciolti i fattori di incertezza potremo discutere un cronoprogramma per assicurare prospettive industriali a Taranto, con forni elettrici e decarbonizzazione”. Ma si sono interrogati, i partecipanti al vertice, intorno alle conseguenze, alla perdita di autorevolezza e credibilità, dovute all’ennesima inchiesta della procura di Taranto? Cosa diranno e faranno i cittadini di Taranto, che, dieci giorni fa, come nel 2012, sono scesi in piazza in migliaia per dire che vogliono la chiusura della acciaieria? Adesso, con un triplo salto mortale, la Cassazione dovrebbe togliere le castagne dal fuoco intanto al governo, convincendo i cittadini di Taranto che “la decisione presa è quella giusta”. Cioè che l’area a caldo può ripartire, perché con tutto l’amianto e le polveri sottili, non è poi così avvelenato l’ambiente? Ne va della credibilità e della stessa dignità dei supremi giudici. Non può crollare il “Palazzaccio”.

È terribile, siamo in un cul de sac. Davvero riprenderà a produrre, cioè a inquinare, l’area a caldo dell’acciaieria? L’ultima relazione semestrale dei commissari straordinari di Acciaierie d’Italia documenta, inoltre, “il collasso contabile”: l’indebitamento, in sei mesi, è aumentato di 602 milioni, arrivando a otto miliardi e 480 milioni di euro. A fronte di un miliardo e poco più di ricavi, i costi sono lievitati a un miliardo e 443 milioni. I debiti verso i fornitori sono passati, in sei mesi, da un miliardo e 416 milioni a un miliardo e 749 milioni di euro. In attesa della Cassazione e del tavolo negoziale a palazzo Chigi, l’ex Ilva ha avviato il licenziamento collettivo di quaranta dirigenti (l’80% dei manager).

386
Archiviato inArticoli
TagsAcciaierie d'Italia Alessandro Labile ArcelorMittal ex ilva Francesco Astorri Guido Ruotolo inchiesta Procura Taranto indagati Lucia Morselli Taranto

Articolo precedente

Una rivolta e il suo capro espiatorio

Articolo successivo

Guido Ruotolo

Articoli correlati

Ex Ilva, quelle piazze da ascoltare

Ex Ilva, una battaglia per il futuro

Ex Ilva, confermato il blocco dell’area a caldo

Ex Ilva, il gioco dell’oca

Dello stesso autore

Ex Ilva, quelle piazze da ascoltare

Ex Ilva, una battaglia per il futuro

Ex Ilva, confermato il blocco dell’area a caldo

Ex Ilva, il gioco dell’oca

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Per combattere davvero l’antisemitismo va rigettato un disegno di legge controproducente
Giorgio Graffi    26 Ottobre 2026
La guerra ibrida non esiste. Anzi, è sempre esistita
Paolo Andruccioli    22 Ottobre 2026
Salvini, il congresso ultima trincea
Paolo Barbieri    21 Ottobre 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, la procura di Taranto di nuovo in campo
Guido Ruotolo    28 Ottobre 2026
Brasile, Lula fa il miracolo
Claudio Madricardo    27 Ottobre 2026
Belgrado né con Bruxelles né con Mosca
Vittorio Bonanni    27 Ottobre 2026
Spagna, non c’è vita a sinistra del Psoe
Vittorio Bonanni    23 Ottobre 2026
In Cisgiordania la violenza dei coloni
Eliana Riva    23 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Che bello consumare e non pagare!
Massimo Ilardi    26 Ottobre 2026
Come preservare la figura dell’umano nel nostro tempo?
Mario Pezzella    26 Ottobre 2026
Opposizione, ci vuole una visione del mondo
Andrea Ranieri    22 Ottobre 2026
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Ultime analisi
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Ultime recensioni
“La coscienza collettiva non sopporta lo specchio”
Luca Baiada    16 Ottobre 2026
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giorgio Graffi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA