Guardo i morti (dalle foto dei quotidiani) e mi chiedo: chi era quello? Un generale, un soldato, un marito, un padre? Un russo, un ucraino? Fa differenza? I morti sono morti, tutti uguali nel loro silenzio. Non hanno dignità i morti: corpi sventrati, caduti a terra in pose scomposte; si somigliano tutti come fossero fratelli che dormono insieme.

Chi erano prima serve forse a distinguerli? Le loro divise imbrattate di sangue dicono ormai qualcosa? Il sangue è sempre dello stesso colore, vale per i russi, per gli ucraini. Vale per i neri d’America. Cosa pensavano l’istante prima di morire? A chi restava, agli amori troncati, agli affetti dei loro cari abbandonati a vivere, nonostante loro. Nessun umano ha mai voluto la guerra e nessun animale fa la guerra. È un mestiere antico, prerogativa di soli uomini. Un gioco che inizia da ragazzi: chi è più forte? Chi più scaltro come Ulisse? Chi più veloce come Achille? Stirpe dannata di un Prometeo che diede loro il Progresso: quello fatto di guerre, lastricato di cadaveri, di soldatini di piombo.

Secol superbo e sciocco, disse il poeta; lo era non soltanto il suo. Quale secolo non lo è stato?

A chi servono le loro morti? Ai Grandi e ai Potenti che si siedono al tavolo imbandito per trattare. A produrre eroi per la Nazione, ad erigere tombe con lapidi per i caduti, a fare Patria: orrenda astrazione.

Non ci sono ragioni a giustificare quei morti, non ci saranno mai. Le ragioni le sanno i Grandi e Potenti della Terra: gli affari, la mania di potenza, muovere le pedine sullo scacchiere internazionale, il bisogno di sopraffare, la solita storia che si ripete ogni volta con gli stessi macabri esiti. Tutti figli di un Prometeo fallito. E non c’è guerra senza vittime e atrocità.

Si scriveranno libri su quei morti, si faranno film su quella guerra. Si dirà che un certo eroe russo catturato, prima di cadere scagliò le stampelle contro il nemico; si dirà che un certo eroe ucraino catturato, passando accanto alla sua casa, disse al nemico: tiremm innanz. Così racconteranno i libri di storia alle scuole: una storia di patrioti, una storia di eroi: la Grande Storia, quella dei libri.

E quella piccola? Quella degli umani morti sconosciuti? Quella sarà dimenticata. Si erigeranno lapidi e monumenti in loro onore magari senza nominarli: ai valorosi e intrepidi caduti per la Patria, amen.

La specie umana è tragicamente aggressiva e comica.

Ma venendo al drammatico oggi, cosa impedisce ai due contendenti (Putin e Zelensky), sia pure nei loro ruoli di invasori e invasi, di mettersi seduti attorno al tavolo per stabilire una pace onorevole?  L’impressione è che questo orrido spettacolo sia loro sfuggito di mano. Ora se ne occupano i tanti invitati alla tv specialisti di orrori, di strategie, di previsioni che si riveleranno fallite, i molti giornali che possono raccontare (vere e non vere) le cronache quotidiane delle giornate di guerra e diffondere l’isteria bellica.

I veri protagonisti sono sempre loro: i Grandi della Terra, Biden, la Nato, quegli Stati che si ergono a mediatori, e che pure continuano a perpetrare genocidi e assassini di altri popoli e minoranze nel proprio territorio. L’impressione è che la continuazione della guerra non dispiaccia poi tanto a costoro, per indebolire la Russia e mantenere l’Europa, divisa, nella propria sfera d’influenza.

Giochi, questi, che non contemplano la pace almeno fino a quando Russia e Ucraina non siano stremate: la prima per le spese sostenute per la guerra e le sanzioni economiche varate contro di essa, la seconda perché praticamente rasa al suolo. Solo allora i Grandi della Terra mostreranno una tardiva “saggezza”, ovvero procederanno alla spartizione dei bottini rimasti e al ristabilimento di un Nuovo Ordine Mondiale, anche quello basato sulla forza.

Del resto Putin ha sbagliato i conti, certamente non aveva previsto una resistenza così forte e Zelensky, pedina di un gioco molto più grande di lui, ha incitato i suoi furbi “alleati”, prestandosi ai loro giochi fino quasi a evocare un terzo conflitto mondiale.

Ma così si corre un grosso rischio. Se non si lascia a Putin una onorevole via di fuga (cosa che non sembra vogliano fare gli Usa e la Nato), il rischio di gesti estremi diventa più vicino, come quando si mette in un angolo una bestia feroce, che diventa tanto più aggressiva perché sente la fine farsi inevitabile.

Chi favorisce questo tragico gioco è proprio la decisione unanime di inviare all’Ucraina altre armi. Lo diceva Rovelli, nella trasmissione televisiva di Formigli, facendo questo esempio: se vedi un uomo grande e grosso armato di coltello che litiga con un altro assai più piccolo e disarmato, tu cosa fai? La cosa da non fare è proprio quella di lanciare un’arma all’uomo indifeso, così la catastrofe è assicurata.

Solo papa Francesco, questo autorevole quanto inascoltato rappresentante della Pace, ha avuto parole di sdegno senza alcun equivoco: ha definito la guerra una pazzia e ha dichiarato di vergognarsi di fronte alla decisione di spendere parte del Pil per l’acquisto e l’invio di armi. Dallo schema bellicista non si esce se non cambiando il paradigma binario amico/nemico, bene/male, sul quale poggia il fondamentalismo democratico dell’Occidente.