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Germania, la montagna magnetica

Sul pasticcio intorno ai missili Taurus si gioca la credibilità del cancelliere Scholz e una parte della competizione tra le forze politiche. Ma la questione è: fino a quando i Paesi Nato riusciranno a evitare un coinvolgimento diretto nella guerra?

11 Marzo 2024 Agostino Petrillo  902

Narra una terribile leggenda orientale che, nel mar della Cina, vi fosse una montagna magnetica, un isolotto circondato da scogli. I malcapitati naviganti entrati nel raggio d’azione del suo magnetismo venivano irresistibilmente attratti verso la scogliera, senza possibilità di scampo, e il loro destino era anticipato dalla visione delle ossa umane che ricoprivano l’isola. Torna alla mente questa immagine quando si segue il dibattito, sempre più angoscioso, che riguarda la concessione all’Ucraina dell’uso dei micidiali missili da crociera Taurus. È noto che questi missili a lunga gittata, capaci di colpire un obiettivo a cinquecento chilometri di distanza, sono stati insistentemente richiesti dagli ucraini ai tedeschi, fin dal maggio dell’anno scorso; ma il cancelliere Olaf Scholz si è sempre fermamente dichiarato contrario a inviarli.  

All’interno della coalizione “semaforo”, però, non tutti concordano con questa scelta. In senso diverso si sono espressi sia la sempre più atlantista ministra degli Esteri, la verde Annalena Baerbock, sia esponenti del Partito liberale, tra cui l’influente Marie-Agnes Strack-Zimmermann, presidente della commissione Difesa del Bundestag, che hanno riproposto la possibilità di concedere i missili, con un’insistenza così reiterata da far battere il pugno sul tavolo al generalmente pacato Scholz, che ha dovuto ricordare: “Il cancelliere sono io!”. Negli ultimi giorni, il polverone sollevato su tutta la questione lascia perplessi. Non solo il cancelliere ha dovuto pronunciarsi più volte per ribadire la sua posizione, ma c’è stato un vero e proprio scandalo, forse pilotato, in seguito alla pubblicazione, da parte dei russi, di una registrazione audio di una conversazione, di oltre mezz’ora, tra alti ufficiali dell’aeronautica tedesca.

Inopinatamente, i militari tedeschi, che conversavano sulla tutt’altro che impenetrabile piattaforma Webex, sono scesi in dettagli che avrebbero dovuto rimanere segreti. Inquietante il contenuto della conversazione: si discettava, infatti, di quantità specifiche di missili Taurus che avrebbero potuto essere consegnati agli ucraini. Si parlava dell’invio di cento missili, di cui cinquanta in una prima tranche. Si è anche discusso se i missili sarebbero stati tecnicamente in grado di distruggere il ponte di Kerch, costruito dalla Russia tra la penisola di Crimea annessa e la terraferma. Nella lunga chiacchierata online, si è anche detto chiaramente che, dal punto di vista tattico, le forze armate ucraine potrebbero utilizzare i Taurus per attaccare le posizioni russe anche in zone molto arretrate rispetto alla linea del fronte. Ciò consentirebbe a Kiev di distruggere le vie di rifornimento e i centri di comando del nemico.

In particolare, l’Ucraina sarebbe in grado di raggiungere obiettivi importanti nella Crimea occupata, il che sarebbe fondamentale per riconquistarne il territorio. È vero che, con i missili da crociera Storm Shadow del Regno Unito e Scalp della Francia, l’esercito ucraino dispone già di sistemi di arma simili; ma questi hanno comunque una gittata inferiore rispetto ai Taurus. Dulcis in fundo gli ufficiali si sono lasciati sfuggire che ci sarebbero esperti inglesi e americani in Ucraina che addestrano i soldati all’impiego della missilistica sofisticata già ricevuta.

È seguita una ridda di smentite, e Scholz è intervenuto esprimendo preoccupazione per la circolazione di notizie allarmanti – e per la mancanza di sicurezza dei sistemi di comunicazione utilizzati dall’esercito. Ma lo scandalo è politicamente esplosivo. È trascorso, d’altronde, poco più di un anno da quando un dibattito analogo, di cui demmo conto all’epoca (vedi qui), aveva scosso la politica tedesca: la questione era allora se la Germania dovesse fornire carri armati a una zona di guerra. Anche in quel caso, con la medesima dinamica, la coalizione di governo si era spaccata, e la Spd di Scholz a lungo non riuscì ad affrontare la questione, inimicandosi i partner occidentali e soprattutto gli Stati Uniti. Alla fine, però, dopo molte pressioni, la decisione fu presa, e toccò proprio a Scholz il compito di portare avanti la questione a livello internazionale.

Oggi, però, il problema dei Taurus si iscrive in un panorama internazionale sempre più fosco, in cui l’Ucraina sembra che stia perdendo la guerra. Scholz ha frenato sui Taurus, poiché ciò solleva anche il problema della eventuale presenza di truppe di terra in Ucraina. Infatti, pare che ci vorrebbe personale tedesco specializzato per utilizzare i missili. Lunedì 4 marzo, il cancelliere ha sottolineato che la Germania deve essere in grado di mantenere il controllo del dispiegamento dei Taurus: motivo per cui la consegna all’Ucraina appare difficile.

Al di là della questione specifica, è evidente che – fin dallo scoppio della guerra – la preoccupazione di Scholz è stata quella di evitare una escalation tra la Nato e la Russia, soprattutto perché il Cremlino ha ripetutamente bollato il sostegno occidentale a Kiev come partecipazione al conflitto, e le relazioni russo-tedesche si sono deteriorate al punto che la stampa russa, parlando del possibile invio dei missili, ha paragonato la Germania odierna al regime nazista. D’altro canto, se si considera la gittata dei Taurus, è chiaro che se ne potrebbe fare un uso “improprio”, mirando direttamente alle grandi città russe: Mosca è a portata di tiro. Per questo, Scholz ha ribadito che “non è accettabile consegnare un sistema d’arma che arriva molto lontano e poi non pensare a come il controllo sul sistema d’arma possa avvenire; se si vuole avere un controllo, e questo è possibile solo se sono coinvolti soldati tedeschi, allora tutta la faccenda è completamente fuori discussione”.

Ma non c’è solo la guerra in ballo. Sulla questione dei missili si gioca anche un pezzo di campagna elettorale, il dibattito viene strumentalizzato a fini di politica interna. Strack-Zimmermann, per esempio, è stata accusata dalla Spd di sfruttare ogni occasione per criticare Scholz, soprattutto in vista della sua candidatura alla guida del Partito liberale per le elezioni europee. Anche i conservatori della Cdu-Csu chiedono a gran voce un chiarimento, dopo lo scandalo delle intercettazioni, e si sono pronunciati per la concessione dei missili.

Chi veramente approfitta, però, del pasticcio è il Cremlino: per il quale la vicenda delle intercettazioni mostra il “coinvolgimento diretto” dell’Occidente nel conflitto in Ucraina. “La registrazione stessa della conversazione suggerisce che la Bundeswehr sta discutendo piani sostanziali e concreti per attaccare il territorio russo”, ha dichiarato lunedì il portavoce Peskov, che ha rincarato la dose chiedendosi se la Bundeswehr agisca su ordine del governo o di propria iniziativa, e se Scholz abbia veramente la situazione sotto controllo. Insomma, sul fronte ucraino, le cose sembrano accelerare se non addirittura precipitare, e i “rumori” di un progressivo coinvolgimento della Nato nel conflitto si fanno più ricorrenti. L’orribile forza che attira verso la montagna magnetica di una grande guerra sembra esercitarsi, sempre più intensa, su un battello Europa privo di piloti accorti.

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TagsAgostino Petrillo coalizione semaforo Europa Germania guerra Ucraina intercettazioni ufficiali tedeschi missili Taurus Nato Olaf Scholz Russia Strack-Zimmermann

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