• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Scholz, i Leopard e il “successo catastrofico”

Scholz, i Leopard e il “successo catastrofico”

24 Gennaio 2023 Agostino Petrillo  1621

Apparentemente rubricato come questione strettamente militare, il braccio di ferro in corso, intorno alla fornitura alla Ucraina dei carri armati Leopard 2, cela in realtà implicazioni che di militare hanno molto poco. Il dibattito sui tank tedeschi, che in questi giorni fa notizia a livello internazionale, viene spesso proposto in termini semplicistici: l’Ucraina ha urgente bisogno di carri armati moderni ed efficienti per difendersi dalla guerra di aggressione di Putin, e si attende solo il placet tedesco per cominciare a mandarli. In questi termini, però, non si comprende la riluttanza del cancelliere Olaf Scholz a consegnarli. A Ramstein, si è probabilmente vissuto senza coglierlo fino in fondo un momento storico. Sottoposto a un’enorme pressione durante la riunione della Nato, attaccato frontalmente dal premier polacco Mateusz Morawiecki, Scholz ha continuato a dire di no, con argomentazioni per la verità a un primo sguardo abbastanza esili: appellandosi al fatto che nemmeno gli americani danno i loro carri Abrams, e che anche altri Paesi europei posseggono i Leopard, che potrebbero inviare agli ucraini. Ma cosa lo preoccupa? Perché tanta ostinazione così fragilmente giustificata? Perché il cancelliere esita a consegnare i carri di ultima generazione?

L’atteggiamento del governo tedesco sta suscitando molte critiche in patria e all’estero. Sempre a Ramstein, durante la conferenza dei ministri della Difesa, anche il neoministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, si è chiuso in un’ambiguità pilatesca, affermando che ci sono buone ragioni per la consegna e buone ragioni contro, e che questi elementi devono essere attentamente soppesati, senza peraltro chiarire in cosa consistano. E non sono solo i membri della Nato a premere sul cancelliere, all’interno della stessa “coalizione semaforo” c’è maretta: la ministra degli Esteri, la verde Annalena Baerbock, ha espresso pubblicamente il suo dissenso e la sua disponibilità a fornire gli agognati Leopard. Su posizioni simili anche i liberali, per non parlare della opposizione cristiano-democratica. Scholz, con il suo rifiuto, mostra però di essere l’unica figura veramente consapevole della posta in gioco, e spicca nella coalizione di governo con una statura politica fino a poco tempo fa insospettata.

Le questioni in ballo paiono tutt’altro che tecniche: sono per lo più rimaste sottaciute, e investono piani diversi. Da un lato, c’è un problema più generale di sviluppi del conflitto. Il fatto è che, mentre la guerra sta per compiere il suo primo anno, le sue sorti e il suo potenziale sviluppo appaiono sempre meno chiari. È una guerra ormai lunga e sanguinosa. Computi – per ora molto approssimativi – parlano di complessivi 250.000, tra morti e feriti, nei due Paesi coinvolti nel conflitto.

Un aspetto dello scontro in corso, che raramente appare nei media, è dunque di stare assumendo i tratti di una vera e propria carneficina, e il governo tedesco ne è certo consapevole. In un conflitto di lunga durata la fame di armamenti diventa una componente stabile della macchina bellica, che si alimenta della distruzione di esseri umani. L’invio dei Leopard ha, in un simile contesto, anche una valenza simbolica, di una soglia che è meglio non varcare: è infatti facile prevedere che, alla richiesta di carri armati ne terranno dietro altre, più ambiziose, di armi ancora più letali, e un domani magari di contingenti di truppe. Mentre non si parla più di trattative, il rischio della escalation, e di un coinvolgimento di altri Paesi, è sotto gli occhi di tutti.

Nel frattempo, è difficile capire che fine abbia fatto la mole ingentissima delle armi finora inviate, e le truppe scarseggiano, tanto che il ministro ucraino della Difesa valuta la possibilità di reclutare tra i fuoriusciti. Anche i russi arruolano ormai nelle più remote periferie. Siamo ormai quasi alla “mobilitazione totale”. Reclutare, addestrare, mandare al fronte. La guerra in Ucraina è sempre più un “successo catastrofico” per ambedue i contendenti, volendo usare l’espressione di Paul Watzlawick. Il tritacarne del conflitto divora risorse economiche, umane, tecnologiche, mentre si combatte nelle trincee, nel fango e nel caos, come nel primo scontro bellico mondiale. In Ucraina si celebra, purtroppo ancora una volta, una lugubre “festa mondiale della morte”, come la chiamò Thomas Mann.

Qualche commentatore insinua inoltre che giochino un ruolo non indifferente anche gli interessi legati alla geografia politica del commercio di armi. La “Neue Zürcher Zeitung” ipotizza che gli Stati Uniti stiano solo aspettando un rifiuto europeo per offrire in sostituzione i propri carri armati. Lo scontro sui tank offrirebbe quindi agli Stati Uniti un’opportunità unica per affermarsi sul mercato europeo della difesa con i veicoli blindati di propria produzione. Cogliendo così al tempo stesso l’opportunità di espandere la loro influenza, dato che è evidente che equipaggiare le forze armate di un altro Stato crea un rapporto di fiducia e, allo stesso tempo, una dipendenza economica.

Ma un altro aspetto, tutt’altro che secondario della questione, è la necessità di fare i conti con l’opinione pubblica tedesca, divisa come non mai sulla guerra in Ucraina. I manifestanti con i cartelli free the Leopards (“liberare i Leopard”), scesi in piazza giorni fa a Berlino, rappresentano solo una parte dei cittadini tedeschi, in genere inclini a un pacifismo non di maniera, e sempre più impauriti dal conflitto che si svolge alle porte del loro Paese. Sono arcinoti anche i legami economici tra Berlino e Mosca, su cui siamo tornati spesso, e non sono circoscritti alla questione del gas. Mosca, inoltre, minaccia “conseguenze catastrofiche” in caso di consegna dei carri.

Di qui tutte le riserve e la solitaria ostinata resistenza di Scholz. Se la Germania non ha certo finora lesinato aiuti all’Ucraina, non vuole però ricoprire il ruolo di guida della coalizione antirussa, cui finirebbe per costringerla la fornitura dei Leopard. La guerra, prima o poi, finirà – e bisognerà fare i conti di nuovo con l’ingombrante vicino.

Comunque evolva il conflitto, vengano consegnati o meno i preziosi tank, e quali che siano le conseguenze della Zeitwende, della svolta storica sul terreno del riarmo tedesco, certo è che la Germania ne uscirà profondamente trasformata. Torna alla mente quanto scriveva Georg Simmel, agli inizi del primo conflitto mondiale: “La Germania, dove siamo diventati ciò che siamo, è sprofondata come un sogno finito, e noi, comunque si possano concludere gli eventi attuali, vivremo il nostro futuro sul terreno e sul suolo di un’altra Germania”.

Post-scriptum (25/1/23) – E così, alla fine, Olaf Scholz si è piegato: i Leopard 2 tedeschi andranno in Ucraina. Gli va dato atto di una notevole tenacia. Porta a casa un risultato non da poco: anche gli americani dovranno dare i loro carri Abrams. Non è un dettaglio, dato che in questo modo la Germania non appare più come capofila dell’alleanza antirussa. È il senso anche del discorso al Bundestag, in cui ha tacitato l’opposizione cristiano-democratica, sottolineando che se avesse ceduto subito, durante il vertice di Ramstein, ci sarebbero stati grossi pericoli per la sicurezza tedesca. Ha chiarito, inoltre, che il suo cancellierato sta facendo tutto il possibile per evitare l’escalation del conflitto. Il numero risicato dei Leopard che verranno inviati, quattordici, non è tale da apparire decisivo rispetto alle sorti della guerra; ma certo schiude la via ad altri invii anche da parte di altri Paesi, delineando un quadro preoccupante. La decisione non è piaciuta ai russi, che non hanno mancato di rilevare che la Germania sembra stia dimenticando alcune sue pesanti responsabilità storiche. D’altro canto, era difficile per Scholz mantenere oltre la posizione di stallo, sottoposto com’era a un fuoco politico incrociato, interno ed esterno. Ora, viste le considerazioni di ieri, il pericolo di un sempre maggiore coinvolgimento di altri Paesi nel conflitto pare dietro l’angolo; e il coinvolgimento americano appare l’ultima risorsa cui il cancelliere può appigliarsi per esorcizzare lo scenario peggiore.

1.677
Archiviato inEditoriale
TagsAgostino Petrillo armi carri armati Germania guerra Ucraina Leopard Olaf Scholz Ramstein Russia Ucraina

Articolo precedente

Terrorismo (2). Il dossier del Sisde

Articolo successivo

Lula sostituisce il comandante generale dell’esercito

Agostino Petrillo

Seguimi

Articoli correlati

La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea

Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia

In Germania il giorno più nero

La crisi delle città creative

Dello stesso autore

In Germania il giorno più nero

La crisi delle città creative

Una teologia per l’età delle macchine. Su Peter Thiel

Affinità elettive tra Sahra e Alice?

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Legge elettorale, la destra litiga ma va avanti
Stefania Limiti    8 Settembre 2026
La polis che manca
Stefania Tirini    7 Settembre 2026
Tajani, Crosetto e la rana bollita
Paolo Barbieri    31 Luglio 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo
Guido Ruotolo    11 Settembre 2026
Argentina, miseria senza fine
Claudio Madricardo    11 Settembre 2026
Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia
Luciano Ardesi    9 Settembre 2026
I talebani corteggiano Washington
Marco Santopadre    9 Settembre 2026
A Milano un ritorno al passato?
Vittorio Bonanni    8 Settembre 2026
Ultime opinioni
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Ultime analisi
Sul declino industriale dell’Occidente (1)
Vincenzo Comito    10 Settembre 2026
Tasse, il sistema inceppato
Paolo Andruccioli    31 Luglio 2026
Ultime recensioni
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA