• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Palestina e dintorni. Il caso Varoufakis

Palestina e dintorni. Il caso Varoufakis

23 Aprile 2024 Agostino Petrillo  1451

Passato in tono minore, se non del tutto inosservato, sui media nostrani, sempre più isolazionisti e autoreferenziali, l’affaire Varoufakis ha invece suscitato una vasta eco in Germania. Il politico greco avrebbe dovuto parlare al Congresso sulla Palestina di Berlino, previsto per venerdì 12 aprile scorso. La polizia ha però interrotto l’evento due ore dopo il suo inizio, chiudendolo con la forza. Agli oltre duecento partecipanti è stato chiesto di abbandonare la sala in tutta fretta. Il giorno dopo, sabato 13 aprile, durante una manifestazione di protesta contro l’azione della polizia che aveva cancellato il convegno, un alto ufficiale ha reso noto che era stato emessa una misura di restrizione delle libertà politiche, un Betätigungsverbot contro Yanis Varoufakis, e contro altri due degli oratori principali che sarebbero dovuti intervenire al Congresso sulla Palestina.

Il Betätigungsverbot è il divieto di entrare in Germania, ma anche di partecipare a conferenze via video-link o con messaggi registrati, e più in generale di svolgere attività politica. Lo stesso ufficiale di polizia ha infatti specificato che se uno qualsiasi dei tre soggetti colpiti dal provvedimento avesse tenuto un discorso, fisicamente o per via elettronica, le forze dell’ordine avrebbero dovuto sciogliere la manifestazione con la forza. Varoufakis ha in seguito comunicato sulla piattaforma X che gli era stato vietato di parlare con i partecipanti via Zoom. E ha poi postato, sulla stessa piattaforma, un videomessaggio che riassumeva quanto avrebbe dovuto dire a Berlino.

Il fatto è indubbiamente grave. Anzitutto perché Varoufakis non è figura di secondo piano: è attualmente segretario generale del partito paneuropeo Democracy in Europe Movement 2025 (DiEM25), che ha presentato pubblicamente nel momento della sua fondazione proprio alla Volksbühne di Berlino, nel 2016, ed è candidato per questo partito al parlamento europeo; in passato, com’è noto, è stato ministro delle Finanze in Grecia, durante il governo di Syriza, e lo ricordiamo combattivo interlocutore delle massime autorità della Unione europea nel corso della crisi economica greca. Karin de Rigo, la candidata principale della sezione tedesca del partito DiEM, ha dichiarato al quotidiano “Taz” che “siamo determinati a non farci scoraggiare dalle tattiche intimidatorie”. E ha aggiunto: “Difenderemo i diritti dei palestinesi in Germania e, da giugno, anche a Bruxelles. Le azioni delle autorità tedesche ricordano in modo inquietante il periodo più buio della storia tedesca”.

Va anche rilevato che il divieto di svolgere attività politiche è uno strumento usato solo in casi molto particolari. Nel 2014, l’allora ministro degli Interni, Thomas de Maizière, lo aveva impiegato contro la milizia terroristica Stato islamico; nel 2023, il ministro degli Interni, Nancy Faeser, ha emesso un divieto analogo contro Hamas. Gli organizzatori del Congresso sulla Palestina hanno per questo criticato aspramente l’azione della polizia, denunciando che i diritti democratici sono stati minati, come hanno dichiarato in una conferenza stampa. L’avvocato Nadija Samour ha fatto rilevare, a nome degli organizzatori, che la polizia ha preso decisioni del tutto sproporzionate rispetto all’entità e alle caratteristiche dell’evento. Anche a un altro relatore di spicco, Ghassan Abu-Sittah, rettore dell’Università di Glasgow e chirurgo ricostruttivo, che avrebbe dovuto parlare della sua esperienza negli ospedali di Gaza, non solo è stato impedito di parlare, ma è stato vietato l’ingresso in Germania.

Quanto avvenuto a Berlino suscita qualche riflessione sull’aria che tira in Europa. La pressione sui media vecchi e nuovi si va facendo sempre più intensa e aumentano le misure di controllo diretto e indiretto su di essi. Si assiste, inoltre, a una dilatazione del concetto di antisemitismo per colpire chi critica Israele. E in nessun altro Paese la pressione è così forte come in Germania. Ricordiamo che a fine ottobre scorso la cerimonia di premiazione della scrittrice e saggista di origine palestinese, Adania Shibli, è stata cancellata dalla Fiera del libro di Francoforte adducendo come motivo la “guerra iniziata da Hamas”. Il centro culturale Oyoun di Berlino ha subito un taglio dei fondi ed è stato chiuso dopo avere ospitato un evento dell’organizzazione Jewish Voice for a Just Peace in the Middle East.

La censura delle voci pro-palestinesi è diventata quasi la norma. Di questo clima ha fatto le spese anche la filosofa ebrea americana Nancy Fraser, cui è stato revocato all’inizio di aprile l’invito ricevuto dall’Università di Colonia a causa della sua adesione alla lettera aperta “Philosophy for Palestine”, sottoscritta da oltre quattrocento intellettuali e docenti universitari. La filosofa in risposta, intervistata dalla “Zeit”, ha parlato del diffondersi di una sorta di maccartismo e ha osservato che la questione tocca un nervo scoperto della società tedesca: “Penso anche che sia molto importante che i tedeschi comprendano qualcosa della complessità e dell’ampiezza dell’ebraismo, della sua storia, della sua prospettiva. Stanno in un certo senso sottoscrivendo questa idea di un impegno incondizionato di fedeltà a Israele, che è certo responsabilità tedesca (…). Ma ciò che Israele sta facendo attualmente è un tradimento di quelli che definirei gli aspetti più importanti e consistenti dell’ebraismo come storia, prospettiva e filosofia di pensiero. Sto parlando dell’ebraismo di Maimonide e di Spinoza, di Sigmund Freud, di Heinrich Heine ed Ernst Bloch”. Per Fraser l’aspetto più preoccupante di quanto sta avvenendo in Germania, e decisamente il concetto estendibile a tutta l’Europa occidentale, non è l’estrema destra, ma il prevalere di “quella sorta di centrismo benpensante, dove risiede il vero peso dell’opinione pubblica”.

Se Fraser denuncia il diffondersi di un inquietante unanimismo, certo viene da chiedersi se non sia superare un confine pericoloso anche vietare a una figura come Varoufakis la partecipazione a un evento politico, e quale senso abbia cancellare l’invito a una filosofa perché ha firmato un appello pro-Palestina. E questo avviene in un Paese, come la Germania, certo storicamente obbligato a vigilare sulla questione dell’antisemitismo, ma in cui il partito di estrema destra Alternative für Deutschland ottiene sempre maggiore consenso elettorale, ed è sostanzialmente accettato dal sistema.

Non si tratta però di una questione solo tedesca. L’intera Europa sembra attraversata dalla tentazione di censurare la parola e la critica politica con il pretesto di proteggere l’opinione pubblica da influenze esterne e fake news, tendenza cui è necessario opporsi con tutte le forze, ricordando magari ancora una volta che sono sempre coloro che lottano per il cambiamento sociale a pagare lo scotto più pesante dell’imposizione della censura.

1.471
Archiviato inEditoriale
TagsAgostino Petrillo censura Germania Palestina Yanis Varoufakis

Articolo precedente

La crisi di Cuba ha radici profonde

Articolo successivo

Sull’attuale violenza politica in Messico

Agostino Petrillo

Seguimi

Articoli correlati

Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente

La Spagna verso le elezioni anticipate

Per chi suona la campana a Madrid

La grande paura: gli espropri a Berlino

Dello stesso autore

Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente

La Spagna verso le elezioni anticipate

Per chi suona la campana a Madrid

La grande paura: gli espropri a Berlino

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
La legge elettorale e la “terza Repubblica” di Almirante
Stefania Limiti    12 Ottobre 2026
Ancora Francia e Italia a confronto
Rino Genovese    7 Ottobre 2026
Legge elettorale, la destra compatta nel voto segreto
Stefania Limiti    5 Ottobre 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, una battaglia per il futuro
Guido Ruotolo    12 Ottobre 2026
Magistratura militare, uno strano concorso
Marianna Gatta    9 Ottobre 2026
In Nepal diluvia sul bagnato
Marco Santopadre    8 Ottobre 2026
Conflitto d’interessi nell’oro nero
Marianna Gatta    7 Ottobre 2026
Ex Ilva, confermato il blocco dell’area a caldo
Guido Ruotolo    6 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giuseppe Conte governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA