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Home » Articoli » Il malaffare nella gestione della pandemia: il caso Puglia

Il malaffare nella gestione della pandemia: il caso Puglia

L’inchiesta di Bari riguarda alcuni funzionari della Protezione civile, e coinvolge imprenditori e anche un giornalista

11 Febbraio 2022 Guido Ruotolo  1829

In silenzio, senza protagonismo né giudiziario né investigativo, un piccolo grande terremoto sta squassando la Protezione civile pugliese. Il suo capo, ex economo della Regione Puglia, Mario Lerario, un funzionario regionale, Antonio Mercurio, e sette imprenditori sono accusati di vari reati, tra cui la corruzione, in questa che si presenta come una nuova Tangentopoli. L’inchiesta, coordinata dal procuratore capo Roberto Rossi, è sbocciata il 23 dicembre scorso con gli arresti di Lerario e di una parte degli imprenditori coinvolti. Tutto si è svolto senza clamori. Tanto silenzio, forse anche per controbilanciare gli abusi di altre procure. Colpisce che, anche nel mondo della informazione, la notizia della retata non sia andata oltre i confini della Puglia.

Il cuore dell’inchiesta riguarda gli appalti milionari per l’ospedale Covid, in costruzione nella Fiera del levante di Bari. I “cameramen” della Guardia di finanza e le telecamere “mignon”, le cosiddette cimici, hanno documentato il passaggio di due bustarelle di diecimila e ventimila euro tra due imprenditori, messi agli arresti domiciliari il 24 dicembre, e i funzionari della Protezione civile. E il malloppo è stato ritrovato nascosto in casa e nell’auto.

È stato perquisito anche il fratello di Lerario, don Tommaso, cappellano dell’ospedale Miulli ad Acquaviva delle fonti. Un’eccellenza sanitaria gestita dalla Chiesa, frequentata da politici e imprenditori. Hanno perquisito don Tommaso alla ricerca di denari e segreti del fratello.

Ogni giorno (l’altroieri ad Asti) leggiamo di arresti e di indagini sulla gestione dell’emergenza pandemica. Che siano le mascherine, la costruzione di reparti, le diverse forniture di materiali costosi e delicati o, per altro verso, la politica sanitaria messa in campo dal governo e dai vertici della sanità nazionali e internazionali. Materia di valutazione giudiziaria sono diventati addirittura lo stesso virus e il vaccino, e le loro relazioni con altre malattie. 

Colpisce il tasso di corruzione che si è diffuso speculando sulla immane tragedia. Come con Tangentopoli e la “vacca grassa” Enimont, così, in questo nuovo secolo, è il Covid che rischia di diventare l’occasione di corruzione per imprenditori senza morale, per funzionari pubblici che non sanno cosa siano la dignità e l’etica.

Appena l’11 novembre scorso, finirono in carcere altri funzionari della Regione Puglia del Dipartimento Agricoltura, sempre per mazzette. Gli inquirenti ipotizzavano la corruzione per fondi dell’Unione europea in agricoltura. Secondo quanto accertato dagli investigatori, per ogni assegnazione dei contributi previsti dai fondi europei del Piano di sviluppo rurale, c’era una “tassa” del 3%. In carcere era finito il funzionario regionale della provincia di Foggia, Lorenzo Mazzini, e altri funzionari e dirigenti della Regione hanno ricevuto avvisi di garanzie, e tre quattro imprenditori sono finiti agli arresti domiciliari.

In tutte queste inchieste intorno alla pubblica amministrazione pugliese, potranno essere coinvolti anche politici, per carità, ma finora non se ne ha notizia. Perché la novità sembra essere, appunto, l’alto tasso criminogeno di pubblici funzionari. Prendiamo l’ex capo della Protezione civile Mario Lerario, indagato per corruzione, falso ideologico, libertà d’incanti e di scelta del contraente. Nei ripetuti decreti di perquisizione di queste settimane, gli investigatori chiedono “carte” su appalti vinti da quattordici aziende, che potrebbero essere state favorite da Lerario. E si parla di appalti per milioni di euro.

Lerario fu arrestato, appunto, il 23 dicembre scorso, preso con le mani nel sacco mentre consegnava due bustarelle agli imprenditori Luca Leccese e Donato Mottola. Gli investigatori delle Fiamme gialle, in più riprese, si sono presentati anche negli uffici della Regione, della Protezione civile, alla ricerca di file e di documentazione sui progetti tecnici, le perizie di indagine di mercato, i proventi, le offerte pervenute nelle gare d’appalto, le commissioni di gare.

Sono tanti anni ormai che le indagini si svolgono anche grazie al “contributo” tecnico di “cimici”, cioè di intercettazioni audio e video. E il giornalista dell’ufficio stampa della giunta della Regione Puglia, Nicola Lorusso, ha avvertito Mario Lerario che nel suo ufficio erano state piazzate delle “cimici”.  “Ti devono arrestare” – dicevano i due – ridendo e facendo battute. Parlavano e commentavano gli arresti pugliesi, come quello di Vitangelo Dattoli, ex direttore generale degli Ospedali riuniti di Foggia, per appalti truccati. Lorusso commenta che nell’ordinanza di custodia cautelare non c’è nulla: l’inchiesta è fatta solo per mettere in difficoltà il governatore Michele Emiliano.

Dopo la bonifica di rito, il presidente della Protezione civile pensava di essere tornato al sicuro, e invece no, perché alcune “cimici” hanno continuato a registrare. Il giornalista è adesso indagato per concorso in rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio.

Da quello che è filtrato dalle indagini, le due bustarelle documentate sono state di diecimila e ventimila euro. In un caso, quello che riguarda la bustarella da ventimila, per un appalto di due milioni e mezzo di euro, vinto dalla Dmeco Engineering di Donato Mottola. La bustarella da diecimila euro è stata invece consegnata da Luca Leccese per un appalto di due milioni e ottocentomila euro, vinto dalla Edil Sella.

L’inchiesta della procura di Bari va avanti. Sono quaranta gli appalti finiti sotto osservazione, quattordici le imprese coinvolte. E nel frattempo i vertici della Regione Puglia hanno trasferito quindici dipendenti, mentre cinque imprese non possono partecipare alle gare. Siamo alla vigilia di un nuovo terremoto giudiziario?

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TagsBari covid Donato Mottola Guido Ruotolo inchiesta Luca Leccese Mario Lerario Nicola Lorusso pandemia Protezione civile Puglia tangenti

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